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Polonia

Continuano gli attacchi della sinistra al presidente Nawrocki

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Dall’inizio della presidenza Nawrocki il governo, i servizi segreti, le procure, le amministrazioni locali, i media cercano di distruggerne l'autorità attraverso commenti malevoli, menzogne e attacchi anche ai familiari.

Esteri 27_03_2026

Karol Nawrocki non doveva vincere le elezioni presidenziali in Polonia che si sono svolte il 18 maggio 2025. Le forze che detenevano il potere in Polonia dal 13 dicembre 2023 con a capo Donald Tusk volevano “appropriarsi” dell’unico posto che ancora non controllavano: la presidenza dello Stato. Per questo motivo il governo, i servizi segreti, le procure, le amministrazioni locali, i media al servizio governativo si sono mobilitati per far vincere il candidato di Tusk, il suo vice nel partito Piattaforma Civica, Rafał Trzaskowski, sindaco della capitale. L’elezione di Trzaskowski a presidente avrebbe assicurato a Tusk un controllo assoluto dello Stato, il completamento di un vero “colpo di Stato” che era cominciato con la formazione del governo liberal di sinistra due anni prima.

In questa situazione Nawrocki ha dovuto combattere prima di tutto contro l'intero gigantesco sistema mediatico controllato dal governo e da altri gruppi mediatici che appoggiavano Trzaskowski e per gran parte in mano al capitale straniero, principalmente tedesco. Tali media hanno scatenato una campagna di denigrazione contro il candidato conservatore: il ruolo maggiore in questo gioco sporco lo ha svolto il più grande portale online in lingua polacca, Onet, ma in mano ai tedeschi di Axel Springer SE e agli svizzeri di Ringier. E proprio Onet, alla fine della campagna elettorale, “scopre” da “fonti anonime” che Nawrocki sarebbe un mafioso e un pappone. L'uomo, già direttore del Museo della Seconda Guerra Mondiale e da diversi anni presidente dell'Istituto della Memoria Nazionale, sottoposto a severi controlli da parte di tutti i servizi di Stato, elogiato da politici di vari schieramenti politici, veniva presentato come un delinquente da giornalisti degni di essere chiamati seguaci di Goebbels.

Soltanto la mobilitazione della gente ha permesso la vittoria di Nawrocki. Ma la sconfitta di Trzaskowski non è stata mai “digerita” dalle forze al governo che prima hanno contestato i risultati delle votazioni chiedendo il riconteggio delle schede elettorali e poi hanno cercato di impedire l’insediamento del nuovo presidente. Szymon Holownia, il presidente della camera bassa del Parlamento polacco (Sejm), ha ammesso pubblicamente di essere stato incoraggiato a organizzare un colpo di Stato, ovvero a impedire a Nawrocki di assumere la carica di presidente della Repubblica (il presidente della Polonia entra in carica dopo aver prestato giuramento proprio davanti all’Assemblea Nazionale). Ma Holownia non si è piegato a questo complotto, diventando, lui stesso, oggetto di feroci attacchi dei media.

Tutto questo non è casuale ma ben coordinato. Grazie alle indagini di un utente di Internet si è avuta la conferma dell’esistenza di una troll farm per attaccare i politici dell’opposizione e il presidente della Polonia. Si vocifera da tempo che Roman Giertych, parlamentare del partito di Tusk e suo avvocato, gestisca una troll farm che diffonde odio e disinformazione.

Purtroppo, nemmeno gli attuali vertici dell’UE hanno accettato la vittoria di Nawrocki. Anche in Germania il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato apertamente che avrebbe voluto un altro presidente per la Polonia. Questo spiega perché Nawrocki è stato criticato anche dai media mainstream degli altri Paesi europei, con la Germania in testa.

Dall’inizio della presidenza Nawrocki si tenta di distruggerne l'autorità attraverso interpretazioni errate, commenti malevoli, menzogne e varie forme di manipolazione. Molti politici appartenenti all'attuale governo e gli operatori dei media che li sostengono usano termini offensivi e varie volgarità nelle loro dichiarazioni critiche verso Nawrocki. È una cosa vergognosa che persino Tusk e il nuovo presidente del Sejm, Wlodzimierz Czarzasty, si uniscano a questa campagna per screditare la persona che secondo la Costituzione polacca è «il rappresentante supremo della Repubblica di Polonia e garante della continuità del potere statale». Tutto serve per compromettere l’immagine del presidente non soltanto in Polonia ma anche all’estero.

In questi mesi gli attacchi si sono intensificati particolarmente quando Nawrocki ha posto il veto a qualche disegno di legge, tenendo conto, come sottolinea sempre, degli interessi della Polonia e dei polacchi. Ovviamente si tratta di uno dei poteri costituzionali più importanti del presidente ed ogni volta, quando lo usa, giustifica tale decisione non solo in una lettera al presidente del Sejm, ma anche in una dichiarazione rivolta ai cittadini.

Gli attacchi non si sono limitati al presidente ma si sono allargati ai suoi familiari. I sostenitori di Trzaskowski, frustrati per la sconfitta elettorale, hanno preso subito di mira la figlia di Nawrocki, una bambina di sette anni, che è stata oggetto di odiosi commenti su Internet. Per di più la bambina, in sovrappeso come tanti altri bambini oggi, è diventata oggetto di un vero body shaming. Nella rete appaiono addirittura minacce di morte al presidente e alla sua famiglia. Il tutto senza una reazione e una condanna da parte delle autorità governative.

L'odio dei media mainstream si è riversato recentemente anche su Marta Nawrocka. La consorte del presidente ha deciso di rilasciare un'intervista a TVN24, la televisione filogovernativa che da sempre attacca gli ambienti conservatori e patriottici e combatte i valori cattolici. La first lady ha deciso di concedere l’intervista a questa emittente televisiva avendo il fine di raggiungere tutte le donne e di stabilire un dialogo tra le diverse posizioni politiche. Ma purtroppo i media di sinistra non sono interessati al dialogo ma a raccogliere materiale per ulteriori attacchi.

La cosa che dovrebbe preoccupare tutti in Europa è il fatto che gli attacchi contro Nawrocki sono partiti anche dalla Germania, soprattutto quando il presidente ha posto il suo veto al progetto SAFE che favorisce l’industria militare tedesca. L'attacco a Marta Nawrocka è una vile campagna diffamatoria, che fa parte di un progetto che serve a estromettere il presidente della Polonia dalla scena politica. È una deliberata strategia politica di Tusk che ha scelto il peggior modo di stare al potere secondo il motto: Divide et impera. Le campagne d’odio e demonizzazione degli avversari politici servono proprio per dividere la società polacca e in questo modo controllarla efficacemente. Ma la cosa più incredibile è che Tusk e compagni dichiarano la volontà di combattere i discorsi d’odio online: la Polonia di Tusk sta diventando sempre di più un Paese kafkiano.



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