• EDITORIALE

Consultazioni pericolose

Le consultazioni per il nuovo governo confermano la distanza tra problemi della gente e classe politica (compresi gli ultimi arrivati), ma la convocazione delle associazioni e colloqui in diretta web mettono in rilievo delle tendenze inquietanti.

Pierluigi Bersani


C’è qualcosa di irritante e qualcosa di inquietante in questo tentativo di trovare una strada per formare un nuovo governo.

Irritante, perché in queste occasioni diventa evidente la distanza siderale esistente tra i problemi urgenti che l’Italia ha di fronte e il senso di responsabilità della classe politica, nuovi arrivati inclusi (anzi, peggio degli altri). Non passa settimana che non esca un rapporto che corregge al ribasso le prospettive economiche di questo paese: il tasso di crescita sempre più in negativo, imprese che chiudono (mille al giorno) e disoccupazione che cresce (50mila disoccupati in più al mese), una burocrazia che, insieme alla tassazione sempre più elevata, soffoca qualsiasi tentativo di impresa per non parlare del costante impoverimento delle famiglie. E di fronte a tale scenario, in questi giorni di febbrili consultazioni appare evidente che le preoccupazioni vere dei politici sono altre, di quello che rende più difficile la vita degli italiani e di come uscirne non si parla, solo qualche dichiarazione ad effetto. Eh sì, che sarebbe anche necessario fare presto, molto presto, per porre fine una volta per tutte a questo disastroso governo dei tecnici, che oltretutto in questo periodo di prorogatio, di prolungamento dei tempi di governo in attesa che subentri il prossimo, sta veramente dando il peggio di sé.

Fatto sta che per il nuovo governo siamo ancora in alto mare. Ma intanto il modo in cui le consultazioni vengono condotte ci induce a sottolineare due novità introdotte da Pierluigi Bersani e che hanno risvolti inquietanti: la convocazione di personalità e associazioni della società civile – prima dei partiti – e la consultazione trasmessa in diretta via internet, come successo ieri mattina per il colloquio tra Bersani e i rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

Partiamo dalla convocazione di associazioni e personalità: l’iniziativa di Bersani è senza precedenti e anche pericolosa. Sull’assurda mistica che circonda la società civile abbiamo già detto nei giorni scorsi, ma qui il vero problema è a che titolo Bersani cerca un appoggio dell’associazionismo? Il consenso dei cittadini e delle associazioni va cercato e conquistato in campagna elettorale, poi una volta eletti il consenso si deve cercare in Parlamento, è lì che si forma il governo, questa è la democrazia rappresentativa. Se, per le difficoltà di trovare i numeri in Parlamento si va a cercare appoggi fuori viene il sospetto che si voglia esercitare una pressione sui partiti, magari quello corteggiato fin dall’inizio, che ai richiami della società civile è particolarmente sensibile. In ogni caso si tratta di manovre extraparlamentari che costituiscono un brutto segnale.

A questo si somma poi il criterio con cui gli interlocutori sono stati scelti: certamente il Club Alpino Italiano, il Touring Club e anche il WWF, rappresentano un numero rilevante di iscritti, ma non costituiscono certo un campione rappresentativo dell’associazionismo italiano. Perché allora non consultare il Forum delle Associazioni familiari o i Centri di aiuto alla vita, che in quanto a cittadini rappresentati non sono certo da meno? E perché Roberto Saviano e non Luciana Littizzetto e Fabio Fazio, tanto per completare? E don Ciotti sì mentre don Di Noto no?

E’ chiaro che si tratta di una scelta ideologica, ma una procedura istituzionale non può essere affidata alla totale arbitrarietà di chi in quel momento ha il pallino in mano. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato l’irritualità delle dimissioni del ministro degli Esteri Terzi, ma avrebbe fatto meglio a intervenire anche per le consultazioni di Bersani, perché se questo diventasse un modello ci sarebbe il rischio di esporsi in futuro ad avventure di ogni tipo (provate a pensare cosa vorrebbe dire un Grillo qualsiasi con la possibilità di chiamare a consulto chi vuole).

E a proposito di Grillo, veniamo all’ultima novità: la diretta web delle consultazioni. “Democrazia elettronica” l’hanno chiamata, ma è soltanto la versione post-moderna delle democrazie popolari che nello scorso secolo hanno dominato l’Europa Orientale, con popoli ridotti alla miseria e milioni di oppositori morti nei campi di lavoro.

Il primo equivoco è sulla “trasparenza” tanto invocata dai grillini. Ma la trasparenza è semplicemente chiarezza negli atti pubblici, criteri chiari e spese giustificate. Non è rendere pubblica qualsiasi conversazione o pensiero, non è mettere microfoni in tutti gli ambienti per sapere cosa quel ministro o deputato davvero pensa del proprio leader o della misura appena approvata. Questo è invece il modello “Grande Fratello” applicato alla politica e alla vita quotidiana, ma è anche ciò che è avvenuto e ancora avviene nei regimi totalitari. E non sorprenda il riferimento alle dittature: le dirette web non servono a informare ma a tenere sotto controllo; la diretta dell’incontro dei grillini con Bersani non era un omaggio al pubblico perché potesse avere accesso a informazioni finora tenute nascoste (alla fine un colloquio davanti alla telecamera è falso, è spettacolo, non verità), ma era un modo per consentire a Grillo di controllare i suoi rappresentanti, per evitare “tradimenti” e iniziative autonome. Dietro all’affascinante idea di una democrazia totale (“decidiamo tutti insieme”) c’è sempre il disegno di un totalitarismo, l’aspirazione di qualche personaggio a decidere per tutti. Per questo la premiata ditta Grillo e Casaleggio è pericolosa. E Bersani che li insegue prestandosi al loro gioco è un irresponsabile.