• IL CASO

Concita, l'Orbanofobia e il giornalismo cialtrone

Le agenzie riportano la notizia della lussuosissima villa estiva fattasi costruire dal leader turco Erdogan, ma la celebratissima giornalista di Repubblica, Concita De Gregorio, presa da furore anti-sovranista legge Orbán e scrive un articolo durissimo contro il presidente ungherese e i suoi amici sovranisti europei. E quando corregge, fa anche di peggio.... Psicopatologia del giornalismo di regime.

Concita De Gregorio

Un errore può capitare a tutti, ci mancherebbe. Soprattutto in questo mestiere: la fretta, la difficoltà di risalire alla fonte originaria della notizia, il correttore automatico maligno, omonimie che ingannano, e così via, il rischio di una scivolata è sempre dietro l’angolo. Ma ci sono errori ed errori: a volte strappano un sorriso, a volte dimostrano come la superficialità sia purtroppo una malattia professionale dei giornalisti, a volte rivelano l’ignoranza del singolo giornalista. Ma ci sono anche errori molto più preoccupanti perché sono l’indice di un furore ideologico che ha reso il giornalismo – parafrasando von Clausewitz – la continuazione della guerra con altri mezzi. Oggi è evidente che il giornalismo italiano è dominato da questi “baroni” della notizia per cui la realtà è un optional: finché serve per dare in testa al nemico da eliminare, o per sostenere il regime, bene; altrimenti i fatti si inventano, si distorcono, si insinuano e tanto peggio per la realtà. Fino a rendersi ridicoli.

Come è accaduto ieri alla celebratissima editorialista di Repubblica Concita De Gregorio che, nel suo curriculum vitae, vanta anche la direzione dell’Unità, trasmissioni Rai (ovviamente sul Tre) e tanti libri. Nel suo blog su Repubblica “Invece Concita” (che è anche rubrica cartacea del quotidiano romano) ha deciso di commentare una notizia che apparentemente le dava la possibilità di colpire duramente, tanto per cambiare, i vari politici sovranisti europei. «Guardo le immagini aeree della nuova residenza estiva del leader ungherese Viktor Orbàn….».

Una spesa di 62 milioni di euro, 300 stanze, un palazzo lussuosissimo: quale ghiotta occasione per sparare sul sovranista e fare la morale a questi «miliardari che fanno politica» e sbattono la loro ricchezza in faccia a quei poveracci del loro popolo che dicono di difendere. E come foto per l’articolo non poteva mancare Salvini che stringe la mano a Orbán, che oltretutto odia l’Italia (secondo Concita). E infatti perché non ricordare, tanto per dare l’idea della cattiveria e perversione del leader ungherese, che Orbán pose anche il veto alla Ue sul Recovery Fund, quei soldi di cui l’Italia ha tanto bisogno?
In realtà quel veto non riguardava il finanziamento all’Italia ma era una difesa contro i tentativi della Ue di condizionare i fondi europei con l’ingerenza nella politica nazionale ungherese. Ma lasciamo stare, e la pensi Concita come vuole su Orbán.

Ma il problema è che la notizia cui fa riferimento Concita non riguardava affatto Orbán, ma il leader turco Recep Tayyip Erdogan, che si è fatto costruire questa villa nella località di Marmaris, sulla costa egea meridionale della Turchia.

Un granchio clamoroso quello di Concita: era scritto Erdogan, ha letto Orbán, nomi che faranno pure rima ma non si somigliano neanche un po'. Solo con il furore ideologico e una patologia ossessivo-compulsiva si può spiegare l’errore. Concita vede il diavolo Orbán dappertutto e sente il bisogno irrefrenabile di attaccarlo a mezzo stampa. Un caso evidente di Orbanofobia, forse uno specialista potrebbe esserle d’aiuto.

Ma non c’è solo un problema psicopatologico. Dopo diverse ore e – immaginiamo – numerose segnalazioni di lettori meno sprovveduti dei giornalisti (a proposito: grazie al lettore Giorgio Stambazzi che ci ha segnalato il caso), Concita invece di cancellare l’articolo e chiedere scusa per un episodio professionalmente gravissimo, ha cercato di mettere una toppa che è anche peggiore del buco.
Intanto ha provato a far finta che nella versione originale per puro caso (chissà come) ci fosse scritto Orbán invece di Erdogan, ma l’articolo fosse chiaramente riferito a Erdogan: «In una prima versione di questo articolo - scrive Concita in calce - il nome di Orbàn ha preso il posto di quello di Erdogan erroneamente. Me ne scuso con i lettori e gli interessati».

Una menzogna pietosa e vergognosa. In realtà si trattava di un articolo congegnato per dare in testa a Orbán e ai suoi amici europei, che in fretta e furia ha cercato di riadattare a Erdogan, tanto la critica ai vizi dei miliardari in politica può andare bene per chiunque. Curiosamente Concita mantiene scandalizzata anche la parte in cui nota che «mentre la signora Erdogan invita la popolazione a ridurre le porzioni nei piatti per non sprecare cibo e risparmiare il marito spende 62 milioni di euro…». Frase identica a quella della prima versione in cui però era la moglie di Orbán a predicare il pauperismo alimentare. Possibile che entrambe, per coincidenza, dicano le stesse cose?

No, infatti. Invece proprio pochi giorni fa è stata effettivamente la signora Emine Erdogan a fare un discorso pubblico suggerendo alcuni modi per evitare lo spreco di cibo, suscitando peraltro molte critiche. Ma si trattava di un evento inserito nella campagna “Preserve your food, protect your table” (Conserva il tuo cibo, proteggi la tua tavola) lanciata dalla FAO, l’agenzia Onu per il cibo e l’agricoltura. Ma Concita di questo non si era accorta: aveva letto Orbán e via come una furia, avrebbe accusato la moglie anche se il presidente ungherese fosse stato single. Così, per puro caso, nella nuova versione la frase regge, anche se decontestualizzata.

Ma il meglio arriva alla fine. Perché volendo mantenere che lo scambio Orbán-Erdogan era una sorta di refuso (ma allora la foto dell’articolo?), Concita ha mantenuto intatto il pezzo originario. Solo che proprio questo svela la cialtronata. Infatti, dopo aver censurato Erdogan e lo sfoggio di «regge di non reali», troviamo le frasi finali che non c’entrano assolutamente nulla con Erdogan e la sua villa: «Nel manifesto dei sovranisti europei firmato da Meloni e Salvini figurano anche la francese Le Pen, lo spagnolo Abascal, il polacco Kaczynski e Orbàn», con quel che ne segue riguardo Orbán e il Recovery Fund. 

Non credo servano molti altri commenti. Eduardo de Filippo sarebbe stato molto sintetico al riguardo. Però ricordiamoci sempre che questi signori sono gli stessi che pretendono di dare lezioni di giornalismo e di etica a tutto il popolo.

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