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Clima, così cresce il nuovo totalitarismo

La Cop24 di Katowice (Polonia) si è conclusa con un accordo in extremis che fissa le regole per verificare le varie tappe dell'Accordo di Parigi. Ma più che la riduzione delle emissioni sembra proprio che sia l'eventuale nuovo assetto politico ed economico la vera posta in gioco. 

Il presidente della Cop24 Michal Kurtyca salta felice alla fine della Conferenza

In un anno le attività umane immettono nell’atmosfera circa 23 Gt di anidride carbonica (CO2), il che equivale a meno dell’1% della quantità prodotta dalla natura stessa (oceani in primis). Il Protocollo di Kyoto del 1997 – da cui tutto è partito -, entrato in vigore nel 2005, poneva come obiettivo la riduzione di emissioni di CO2 da parte dei paesi industrializzati del 5% rispetto al 1990, obiettivo da raggiungere entro il 2012. Obiettivo mancato, ma fosse anche stato raggiunto si sarebbe avuta una riduzione della quantità globale di CO2 dello 0,038% (prendo i dati dal recente volume AA.VV. “Clima, basta catastrofismi”, Ed. XXI Secolo). Secondo i fan del riscaldamento globale antropico, doveva bastare questo per salvare il pianeta e il genere umano.

Ovviamente si è subito passati a porsi traguardi più impegnativi. Così gli accordi di Parigi del 2015 impegnano a tenere l’aumento delle temperature globali al di sotto dei 2°C, meglio se 1.5°C. Ma ogni paese può scegliere liberamente la quota di emissioni di CO2 da ridurre: la UE si è impegnata a un meno 40% entro il 2030. Alla Cop24 di Katowice (Polonia) appena conclusa si è raggiunto in extremis l’accordo per le regole di applicazione degli accordi di Parigi, che entreranno in vigore dal 2020.

Malgrado la soddisfazione degli organizzatori e la retorica cambioclimatista che imperversa, la realtà ci dice che le emissioni di CO2 continueranno a crescere. Intanto però per (non) ottenere questi bei risultati si mettono sul piatto investimenti per miliardi e miliardi di dollari, che servono per dirottare l’economia verso obiettivi altrimenti improponibili e cambiare forzatamente le abitudini dei popoli: la graduale imposizione delle auto elettriche (vedi da ultimo la volontà grillina di tassare le auto non elettriche) e la drastica riduzione della carne bovina, sono le misure più evidenti e immediate.

A dire il vero si ha l’impressione che siano proprio queste misure economiche, alimentari e soprattutto politiche il vero obiettivo di tutto questo circo sul clima. È sui temi ambientali che si stanno facendo le prime prove di una governance globale, se non di un vero e proprio governo mondiale. Gli allarmi sempre più pressanti servono proprio a piegare la resistenza dei governi più titubanti. Non per niente a Katowice uno degli scontri più accesi è stato intorno all’ennesimo rapporto dell’IPCC (l’organismo intergovernativo sui cambiamenti climatici, parte del sistema Onu) che nel prevedere scenari catastrofici, avvicinava l’ora della fine del mondo al 2030. La decisa opposizione di Usa, Russia, Arabia Saudita e Kuwait ha fatto sì che quel rapporto Ipcc sia citato nel documento finale della Cop 24, ma resta senza una reale forza impositiva. Non per niente diventerà facile portare davanti alla Corte internazionale quei governi accusati di accelerare la distruzione del pianeta.

Duole anche dire che il progetto originario di global governance vede le diverse religioni come preziose alleate e che la Chiesa cattolica è tranquillamente caduta in questa trappola.

Da Katowice comunque almeno un segnale positivo è venuto: in Polonia si è rifatto vivo Solidarnosc e ha decisamente preso una posizione controcorrente: ha stretto un accordo di cooperazione con l’Heartland Institute – un think tank americano che considera ideologica la posizione degli eco-catastrofisti – per fare opposizione alle misure legislative ecologiste e «ripristinare il metodo scientifico e rigettare il dogma ideologico». È il segno che almeno da qualche parte c’è chi non si rassegna alla menzogna e al nuovo totalitarismo.