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"Civilizzazione italica", un patrimonio enorme che l'Italia ignora

Un recente convegno a Mentone ha aperto una finestra sulla realtà della grande diffusione del patrimonio culturale italiano nel mondo: italiani all'estero, discendenti di italiani, persone affascinate dai prodotti e dalla cultura italiana. Una comunità di oltre 200 milioni di persone. E ora le associazioni si mettono in rete.

Mauro Marabini (a destra) con il moderatore Armando Torno

Esiste un’«Italia eterna» che è diffusa e affascina il mondo, è praticamente sconosciuta agli italiani che vivono in patria, ed è molto più vasta con l’Italia geografica e politica che conosciamo. È un mondo variegato composto da lavoratori all’estero, dai tantissimi stranieri che hanno radici italiane, ma anche dai tanti che sono affascinati dall’arte, dalla cultura, dalla musica italiana e che studiano la nostra lingua. Lingua italiana che, ci dicono le statistiche, è la quarta più studiata al mondo – da più di due milioni di persone – dopo inglese, spagnolo e cinese e prima del francese.

È un mondo che attinge a tutta la storia italiana dall’antica Roma ai giorni nostri, passando dal Medioevo e dal Rinascimento, e di questo mondo si è avuto un piccolo assaggio in un convegno svoltosi nei giorni scorsi a Mentone, sulla Costa Azzurra. Voluto e organizzato da Mauro Marabini, imprenditore ed editore che da molti anni risiede nel Principato di Monaco, ha visto incontrarsi storie e testimonianze di italiani negli Stati Uniti (tra cui l’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone), nel Regno Unito, in Francia; e proporre excursus storici, come quello di padre Jean-Robert Armogathe, direttore della rivista teologica Communio, che ha descritto l’enorme influenza italiana alla Corte di Francia nel XVII secolo; ma anche approfondimenti attuali, con la presenza di Delfina Licata, curatrice del Rapporto sugli italiani nel mondo per la Fondazione Migrantes, della Conferenza Episcopale Italiana, e con Giovanni Bocco, ex inviato del TG1 e rappresentante dell’associazione “Svegliamoci italici”.

Si diceva di un mondo legato alla cultura e ai prodotti italiani: per questo si parla di “civilizzazione italica”, una realtà che interessa circa 200 milioni di persone nel mondo, che si sommano ai 60 milioni di residenti in Italia e ai quasi 6 milioni di iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). Basti pensare che negli Stati Uniti ci sono circa 20-25 milioni di cittadini con radici italiane, in Brasile sono circa 30 milioni, in Argentina la metà della popolazione e anche in Francia il 30% dei cittadini possono vantare origini italiane.

C’è dunque «un’Italia diffusa, che è una vera potenza culturale», come ha sottolineato Mauro Marabini, un punto di riferimento in tantissimi campi: non solo sono numerosi gli architetti e le imprese italiane che costruiscono infrastrutture in tutto il mondo; non solo l’Italia è apprezzata per tanti suoi marchi sia nel campo industriale che nel campo alimentare (quella italiana è la cucina più apprezzata al mondo e 1 bottiglia di vino su 5 nel mondo viene dall’Italia) e della moda; ma c’è anche un fascino culturale che continua ad attirare perché le arti e le scienze hanno avuto storicamente in Italia il loro centro propulsore, e l’Italia è anche custode della cultura classica – latina e greca – grazie anche alla presenza e all’opera della Chiesa cattolica. I grandi geni dell’arte e della letteratura – da Leonardo a Michelangelo, da Dante a Boccaccio – non sarebbero stati tali senza la civiltà cristiana. Come si diceva prima, anche la lingua italiana è molto studiata e si assiste al fenomeno di discendenti di italiani che, pur avendo perso la lingua nel passaggio delle generazioni, cercano di riconquistarla.

È questo indubbiamente il vero “miracolo italiano”, un patrimonio enorme di saperi cresciuto nei secoli che si è diffuso nel mondo. Un patrimonio purtroppo disconosciuto in patria, e che invece andrebbe valorizzato e incentivato, ma come accade in altri campi lo Stato italiano non è all’altezza della tradizione che rappresenta. Così la valorizzazione della cultura italiana all’estero è frutto di singoli o di associazioni che hanno a cuore questa “civilizzazione italica”, ma che per la gran parte non hanno supporto dalle istituzioni e che spesso non sono in collegamento con altre realtà analoghe.

Richiamare lo Stato italiano alla sua responsabilità di valorizzare e preservare questo “miracolo” è sicuramente d’obbligo, ma la cosa interessante è che intanto sono le stesse associazioni a muoversi. Era questo anche lo scopo dell’incontro di Mentone, creare una rete fra le realtà italiche sparse nel mondo, un “Commonwealth virtuale” – come è stato definito – che sarebbe di grande rilevanza per l’Italia. E intanto sarà Alter Italia, associazione e sito web di Mauro Marabini, a essere la piattaforma di collegamento. Con la speranza che il progetto cresca e interpelli anche le nostre istituzioni.

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