• IMPARARE AD ADORARE

“Cercate il Signore, mentre si fa trovare”

Sono trascorsi cinque mesi dalla ripresa delle Messe con popolo, e ora si temono nuove restrizioni. Siamo in un secolo che fa pensare a un lungo Sabato Santo. Oggi si rivendicano diritti, dimenticando che prima ci sono i diritti di Dio. E un dono da chiedere…

Sono trascorsi ormai cinque mesi dalla ripresa delle celebrazioni della Santa Messa con il popolo e il ricordo di quanto è accaduto è ancora vivo. Ed ora si teme che possano ripresentarsi limitazioni analoghe. In particolare l’impossibilità di fare Pasqua ha prolungato lo smarrimento del Sabato Santo. Alla privazione sofferta si è aggiunta poi l’impotenza di fronte agli abusi “imposti” per ricevere la Santissima Eucaristia.

Tralasciando le considerazioni circa il merito delle decisioni prese dalle autorità ecclesiastiche, considerazioni che con competenza la Nuova Bussola ha fornito fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, cosa può domandarsi un fedele dinanzi a tutto questo?

Il Signore Gesù, ne siamo certi, non ci abbandona, ma può metterci alla prova. Quale significato possiamo dare all’impossibilità di accostarci a Lui attraverso i Sacramenti?

In quei giorni di preoccupazione e sofferenza avvertivamo fortemente la necessità di andare in chiesa. Ma se provassimo a guardare da un’altra prospettiva?

Siamo portati a rivendicare i nostri diritti, ma ci sono anzitutto i diritti di Dio. Non siamo solo noi che andiamo in chiesa, ma è la Grazia che ci permette di farlo, non siamo noi ad animare la Santa Messa, è il Signore Gesù che la anima, non siamo noi a farci cristiani, ma è un dono che abbiamo ricevuto!

Infatti, per accostarci umilmente all’Eucarestia, che non ci spetta di diritto, diciamo: Signore, io non sono degno che Tu entri sotto il mio tetto (Mt 8, 8), ma di’ una sola parola e sarà guarita l’anima mia.

Le parole di Benedetto XVI possono aiutarci a vedere da un’altra prospettiva il nostro essere di Cristo:

“Divenire cristiani non è una cosa che segue da una mia decisione: «Io adesso mi faccio cristiano». Certo, anche la mia decisione è necessaria, ma soprattutto è un’azione di Dio con me: non sono io che mi faccio cristiano, io sono assunto da Dio, preso in mano da Dio e così, dicendo «sì» a questa azione di Dio, divento cristiano. Divenire cristiani, in un certo senso, è passivo… l’essere cristiano mi è donato, è un passivo per me, che diventa un attivo nella nostra, nella mia vita. E questo fatto del passivo, di non farsi da se stessi cristiani, ma di essere fatti cristiani da Dio, implica già un po’ il mistero della Croce: solo morendo al mio egoismo, uscendo da me stesso, posso essere cristiano”. (1)

Un sacerdote in preghiera, davanti a Gesù Eucaristico, ha annotato in un diario ciò che sgorgava da una spinta interiore e, sentendosi sempre più attirato alla luce del Suo Volto e al fuoco del Suo Cuore, scopre la gioia e il ristoro del dimorare dinanzi al Sacramento della Sua divina amicizia.  

Ecco che le parole annotate il 30 marzo 2008 - Domenica della Divina Misericordia - appaiono attuali, in particolare in relazione a ciò che abbiamo vissuto.

“Non vi lascerò orfani: ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi”. (Vangelo di Giovanni 14,18-20).

“Sì, stavo parlando dell’Eucaristia, il dono della Mia costante presenza alla Mia Sposa, la Chiesa, e questo fino alla fine dei tempi. Nessuna anima che Mi appartiene è lasciata sola in questo mondo, finché la Chiesa continua a compiere ciò che Io ho comandato nella notte della Mia Passione. La Santa Eucaristia non è solamente il Mio Sacrificio offerto al Padre, anche se in modo incruento; non è solamente il sostentamento delle anime, che le nutre con il mio stesso Corpo e Sangue, è anche il Sacramento della Mia amicizia divina, il pegno del Mio ardente desiderio di rimanere vicino a tutti quelli che Mi cercano, che hanno bisogno di Me, a tutti coloro che vorrebbero trascorrere del tempo in Mia compagnia.

Questo è il motivo per cui sono tanto addolorato per il fatto che le chiese siano chiuse a chiave e che Io sia lasciato per giorni interi da solo nel tabernacolo. Vorrei attirare anime al Mio Cuore aperto, vorrei che facessero esperienza di cosa vuol dire dimorare nello splendore del Mio Volto Eucaristico, darei Me stesso in intima amicizia alle anime attirate da me nel Sacramento del Mio amore, ma voi sacerdoti, pastori d’anime, avete dimenticato che mantenere aperte le vostre chiese è parte integrante del vostro sacro ministero. Io vorrei tenere al pascolo le anime alla Mia presenza Eucaristica, ma voi, attraverso il continuare a tenere chiuse le Mie chiese alle anime, frustrate e contraddite i desideri del Mio Cuore Eucaristico. C’è dolore in cielo per questo.” (2)


Guardiamo a Maria Santissima e a San Giuseppe, primi adoratori del Verbo Incarnato, per imparare ad adorare Gesù presente nel Santissimo Sacramento.

Ci viene in aiuto in proposito il domenicano Isidoro Isolano (1522) che così scrive: “…dal santissimo esempio della Vergine non dubitiamo che San Giuseppe si sia prosternato per terra anche lui in adorazione”. (3)

In questo momento in cui ci domandiamo: “Il nostro secolo è forse come il Sabato Santo? ... un tempo in cui la Chiesa sembrerà sparire sempre più agli occhi del mondo?” (4), chiediamo il dono dello spirito di adorazione e di espiazione nascosti al mondo, ma presenti al Cuore di Cristo.

Giorgia Guasco

 

(1) Lectio divina del Santo Padre Benedetto XVI, Basilica di San Giovanni in Laterano. Lunedì 11 giugno 2012.

(2) In Sinu Jesu - Quando il Cuore parla al cuore - Il diario di un sacerdote in preghiera. Ed. Ancilla.

(3) San Giuseppe - Dignità Privilegi Devozioni di p. Tarcisio Stramare, Ed. Shalom.

 

(4) La via "nascosta" dei bambini nati "in Cielo", Editrice Ancilla.