Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Ranieri a cura di Ermes Dovico
ABORTO

Campagna pro Ru486, la spinta mortifera di Medici del Mondo

Ascolta la versione audio dell'articolo

Un rapporto dell’organizzazione Medici del Mondo se la prende con gli obiettori di coscienza e lamenta le resistenze in Italia alla diffusione dell’aborto farmacologico tramite Ru486. Un esempio di cultura della morte.

Attualità 06_10_2023

Medici del Mondo è una rete internazionale che, come recita il suo sito, «fornisce assistenza sanitaria alle persone più vulnerabili, denuncia le ingiustizie di cui sono vittime e promuove il cambiamento sociale». È impegnata in circa 400 progetti in 80 Paesi del mondo. Nata in Francia nel 1980, con l’intento di intervenire su situazioni di emergenza, l’associazione Médecins du Monde ha poi orientato la propria attività su campagne di formazione del personale sanitario e anche di organizzazione di campagne vaccinali in collaborazione con le industrie produttrici. Il 22 dicembre 2020, al termine del primo anno di epidemia Covid, nasce la sezione italiana, Medici del Mondo.

Negli scorsi giorni Medici del Mondo ha pubblicato un proprio rapporto, dal titolo: “Aborto farmacologico in Italia: tra ritardi, opposizioni e linee guida internazionali”, in cui lamenta che «l'accesso alla pillola abortiva in Italia è una corsa ad ostacoli». Tra le varie criticità sanitarie del nostro Paese, l’organizzazione di assistenza emergenziale non si è soffermata sull’aumento dei malori improvvisi, delle patologie oncologiche o delle difficoltà nell’accesso agli esami diagnostici, che sono le vere emergenze sanitarie in questo momento, ma sulle «difficoltà ad accedere all’aborto sicuro», nonostante tale pratica sia garantita ampiamente, purtroppo, dalla Legge 194/1978.

Medici del Mondo ha così lanciato una campagna dal titolo “The Impossible Pill”, che intende denunciare «quanto l'Italia sia colpevolmente distante dalle direttive dell'Oms». Secondo l’organizzazione che si definisce umanitaria, nel nostro Paese, sebbene l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) sia una prestazione compresa nei Lea – ovvero nell’elenco di prestazioni ritenute essenziali che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini – meno dei due terzi delle strutture ospedaliere (63,8%; dati del 2020 del Ministero della Salute) la effettua, e la pillola abortiva (RU486) continua a essere considerata un farmaco rischioso, nonostante l’Oms la promuova come «farmaco essenziale per la salute riproduttiva». Il rapporto di MdM sottolinea che ci sono anche “avanguardie”, come la Regione Lazio che ha introdotto la pillola abortiva nel regime ambulatoriale, o come l’Emilia-Romagna che ha iniziato a distribuire la RU486 nei consultori.

Inoltre, il rapporto dell’organizzazione se la prende, e non c’è da stupirsi, con gli obiettori di coscienza, che rappresentano il 36,2% del personale non medico, il 44,6% degli anestesisti e il 64,6% dei ginecologi, con un picco dell’84,5% – che preoccupa molto MdM – nella provincia autonoma di Bolzano (dati del 2020).

Le conclusioni del rapporto sono che in Italia l’aborto farmacologico sia ancora troppo poco praticato. L’aborto “fai da te” permetterebbe, rispetto a quello chirurgico, di bypassare l’obiezione di coscienza e anche misure, come quella dell’auscultazione ecografica da parte della gestante del battito cardiaco del figlio, che la mettono di fronte alla realtà della propria gravidanza. MdM osserva con soddisfazione che in Italia l’aborto farmacologico è passato dallo 0,7% nel 2010 al 31,9% nel 2020. Ma per l’organizzazione ancora non basta: si deve fare di più, perché questi numeri sono tuttora lontani da quelli di altri Paesi europei come la Francia e l’Inghilterra, dove gli aborti chimici sono oltre il 70% del totale (o dei Paesi scandinavi, dove si arriva al 90%), con la possibilità di somministrazione fino alla nona settimana di gravidanza e in day hospital, possibilità peraltro introdotta in Italia dalle controverse linee guida passate sotto il ministro Roberto Speranza nell’estate del 2020.

Questo innalzamento percentuale sarebbe l’ideale obiettivo da raggiungere per questa organizzazione sanitaria che vede nell’aborto farmacologico «un percorso di civiltà per tutelare il diritto alla salute e il diritto di scelta delle donne». Poi si offendono se si definisce tale visione una cultura della morte, contrapposta alla cultura della vita. E spiace che con tante buone cause sanitarie cui dedicare tempo, risorse e impegno, un’organizzazione internazionale debba rivolgere le proprie attenzioni all’implementazione delle morti di creature umane. Senza dimenticare una secondaria implementazione: quella dei profitti delle aziende che producono tali farmaci abortivi.



VIA LIBERA ALLA RU IN DAY HOSPITAL

Aborto fai da te, per la donna e i bambini non c'è Speranza

Gravissima decisione del ministro Speranza dopo il parere del Consiglio superiore della Sanità: l’aborto tramite RU486 dovrà essere fatto in regime di day hospital. Mezz’ora in ambulatorio e poi a casa dove la donna sarà lasciata sola con la morte del suo bambino tra effetti collaterali pericolosissimi e accertati ormai da tutta la letteratura scientifica. Le nuove linee guida confermano l'orientamento di molte Regioni che hanno tollerato la firma anticipata per la fine del ricovero. Ecco lo spirito malvagio della 194. 

DATI INCORAGGIANTI

RU486, il progesterone può annullarne gli effetti. Uno studio conferma

26_08_2023 Ermes Dovico

Uno studio su ratti, pubblicato su Scientific Reports, mostra un’efficacia del progesterone pari all’81% nell’invertire gli effetti abortivi del mifepristone, salvando quindi la gravidanza. Una pratica che si va diffondendo grazie a una rete di medici pro vita.

ABORTO

Ru486, donne che raccontano l’inferno. E come ne sono uscite

Dopo il ribaltamento della Roe v. Wade, l’industria abortista spinge sempre più sull’invio di pillole come la Ru486. I dati della FDA testimoniano il pericolo per le donne (almeno 20 morte dal 2000 al 2019). Chi c’è passata conferma: Krissy Spivey e Dora Esparza si raccontano al Christian Post, svelando i traumi fisici e psichici legati all’aborto con pillola. E come si sono tirate fuori dall’abisso.

LO STUDIO

RU486, la FDA ha sottostimato gli effetti avversi

Un articolo sulla rivista scientifica Health Services Research and Managerial Epidemiology mostra che l’agenzia americana per i farmaci ha fornito dei dati non attendibili sugli effetti collaterali del mifepristone, di molto inferiori a quelli registrati nientemeno che da Planned Parenthood. Eppure, la pillola abortiva viene sempre più liberalizzata, tanto negli Usa quanto in Italia.

LA SENTENZA

Stati Uniti, pillole abortive: in Appello è vittoria pro vita

18_08_2023 Ermes Dovico

La Corte d’Appello per il Quinto Circuito boccia le pillole abortive via posta e l’ampia liberalizzazione del 2016. Sottolineato il gran numero di effetti avversi per le donne. Un verdetto che può divenire uno spartiacque per la difesa dei nascituri.