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Batosta in bolletta, tra le cause l’ideologia verde

Il ministro Cingolani annuncia l’aumento del 40% della bolletta elettrica, che per un quinto è dovuto all’incremento del prezzo della CO2, frutto dell’ecologismo spinto dell’Ue. I cui costi gravano su famiglie e imprese, distruggendo il tessuto economico. Il Governo Draghi intende seguire ancora questa linea folle?

Siamo alle solite, di (falsa) emergenza in (falsa) emergenza, ci privano non solo delle libertà ma pure ce ne fanno pagare il prezzo. Salato. Mentre prosegue la danza folle dell’ideologia verde, ora gli aumenti, da capogiro, colpiscono cittadini e imprese in Italia e Spagna. La povertà aumenterà e la ripresa economica potrebbe rallentare drasticamente.

Sono note le nostre critiche al Green Deal, al “Fit for 55” dell’Ue, e il direttore Riccardo Cascioli ha più volte fatto ‘eco’ alle centinaia di scienziati che contestano gli artificiali allarmismi sulla fine imminente del pianeta, non ultimo l’uragano Ida. Nonostante critiche e divisioni si registrino anche tra i paesi europei, ieri il vicepresidente della Commissione Franz Timmermans ha sciorinato al Parlamento tutti gli aspetti positivi legati all’urgenza di promuovere velocemente i cambiamenti necessari per “salvare il Pianeta” e ripetendo il ritornello classico: “I nostri figli non ci perdoneranno ritardi”. Figli di chi? ‘Figli’ di Greta Thunberg che scenderanno in piazza anche quest’anno (con spartiti e cartelloni preparati ad arte e urlando slogan demagogici) il prossimo 24 settembre, a due giorni dalla riunione della Pre-Cop 26 che si svolgerà a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre.

L’Europa è al centro del terrorismo delle aspettative climatiche, non a caso le manifestazioni della Thunberg saranno 606 nel continente europeo, contro le 206 negli Usa e in Canada, le 55 in Centro e Sud America, le 101 nei paesi asiatici e ancor meno in Oceania e Africa. Le parole di Timmermans di ieri travisano il problema che cittadini e imprese europee hanno di fronte oggi: gli aumenti sconsiderati dell’energia elettrica, dei carburanti e del gas per il riscaldamento e la produzione: “Non dobbiamo essere paralizzati dall’aumento dei prezzi dell’energia e rallentare la transizione, ma anzi dobbiamo accelerare per far sì che l’energia da fonti rinnovabili sia disponibile a tutti (…). Solo un quinto dell’attuale aumento dei prezzi può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2, il resto dipende dalle carenze del mercato e se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa non saremmo in questa situazione (…), penso che riusciremo ad evitare la crisi climatica (…), ma dobbiamo agire subito”.

A metà luglio scorso, avevamo riferito non solo dei magnati che lucrano su queste emergenze climatiche, ma soprattutto dell’allarmante appello dell’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, sui costi che sarebbero gravati sulle tasche di cittadini e imprese per questa follia europea di voler essere considerati a tutti i costi i migliori paladini del pianeta. Gli aumenti del 10-15% della bolletta elettrica del trimestre scorso, per rimanere solo in Italia, sono stati in realtà del 20% e ci dobbiamo attendere un aumento del 40% da qui a fine anno, come ha detto lunedì il ministro Roberto Cingolani, con un sussulto di responsabilità (“Queste cose vanno dette, abbiamo il dovere di affrontarle”) a un convegno della Cgil a Genova. Non parliamo di rischi futuribili per famiglie e imprese, parliamo di aumenti reali che gravano sulle tasche di tutti noi, causati in parte dallo scellerato invaghimento di burocrati e politici europei e nostrani per l’ecologismo e il relativo aumento del 20% del prezzo della CO2 nel continente.

C’è dunque una questione di merito: a fronte di una diffusa propaganda interessata e ampiamente ingiustificata sulla fine imminente del pianeta Terra, a fronte della totale superficialità con cui i grandi paesi affrontano il problema dell’inquinamento (Cina, Usa, Russia, India, Brasile, Pakistan) e della ribellione dei paesi in via di sviluppo a dismettere gli idrocarburi, si dimostra ancora una volta completamente insensata la volontà politica europea. La scelta dell’energia solare (intermittente per natura) metterà nelle mani della Cina, pressoché monopolista delle “terre rare” e dunque dei pannelli solari, la produzione energetica di gran parte dell’Europa. Il gas naturale è già nell’elenco dei prodotti ‘banditi’ nell’Europa del futuro, così non potremo beneficiare delle ultime scoperte dell’Eni di ricchissimi giacimenti di gas (in Egitto e in Ghana), né del gas che proviene dal Caucaso per Italia e paesi europei, attraverso il Tap (Trans Adriatic Pipeline). Allo stesso tempo, è difficile immaginare quale uso si farà del gas proveniente dalla Russia e diretto ai paesi centro-europei con il NordStream 2.

Dal mese di luglio i maggiori giornali spagnoli danno ampio risalto alla salita dei prezzi dell’energia elettrica, non mancano le proteste di cittadini e imprenditori, le polemiche politiche e le risposte raffazzonate del Governo Sanchez. E per ora Sanchez è pronto solo a vendicarsi contro le società elettriche nazionali. Un capro espiatorio da dare in pasto ai cittadini.

Per noi italiani, in un paese in cui si registrano incrementi (ormai quotidiani) dei prezzi di energia elettrica, gas e carburanti, si aggiunge una questione di metodo: è mai possibile che davanti a questi aumenti spropositati, il nostro Governo che tra qualche settimana guiderà la Pre-Cop26, e rappresenta una voce autorevole in sede europea, non abbia il coraggio di esprimere con chiarezza un proprio pensiero? Seguire Timmermans, Greta Thunberg e la Commissione porta alla povertà di tutto il ceto medio e a un prevedibile rallentamento di economia e consumi. È questa la strada che si vuole imporre agli italiani in nome dell’ecologismo? Dopo la batosta del Covid-19 ora ci tocca quella del Green Deal?

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