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Basilica di Sant'Apollinare Nuovo di Ravenna

La Basilica di Sant'Apollinare Nuovo di Ravenna ha attraversato tante epoche e tre religioni: ariana, ortodossa e cattolica. Inserita nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco, conserva mosaici di inestimabile bellezza.

Cultura 21_09_2013
Sant'Apollinare Nuovo

Apollinare era discepolo dell’apostolo Pietro che lo inviò ad evangelizzare il territorio emiliano dove subì il martirio in quel di Classe, in epoca romana porto di Ravenna, di cui il protovescovo Apollinare divenne patrono. A lui è intitolata la splendida basilica dell’antica città imperiale, in origine dedicata a San Martino di Tours, già luogo di culto ariano essendo stata voluta, nel 505, dal re goto Teodorico che la adibì a cappella palatina. Quando nel IX secolo da Classe vennero qui traslate le sante reliquie, alla chiesa fu data l’intitolazione attuale e, per distinguerla dall’omonima ma più datata basilica a pochi chilometri di distanza, fu detta, infine, Nuovo.

La facciata, a salienti, è in laterizio come pure il campanile cilindrico, sulla cui superficie si aprono bifore e trifore che conferiscono al suo solido aspetto una certa leggerezza. Il portico che precede l’ingresso risale al XVI secolo, epoca cui appartengono anche il portale e la bifora nella zona superiore. L’impianto basilicale interno è a tre navate di cui quella centrale, doppia in larghezza rispetto alle laterali, confluisce in un’abside semicircolare. Il colonnato greco che tripartisce lo spazio si è conservato integro: sui suoi capitelli corinzi, sormontati da alti pulvini, tipico elemento dell’architettura bizantina, si impostano gli archi a tutto sesto.

È qui che il passaggio di consegne tra ariani e cattolici ha lasciato maggior traccia di sé. Quando Giustiniano consegnò alla chiesa ortodossa l’edificio, si apportarono modifiche sostanziali alla decorazione delle pareti, ovvero al ciclo musivo più imponente finora conosciuto, attraverso cui è possibile leggere l’evoluzione, iconografica, stilistica ed ideologica, del mosaico bizantino.

Le ventisei scene cristologiche di età teodoriciana (493-526), nel registro superiore della parete della navata centrale, sono le più antiche a noi giunte. Raccontano, con dovizia di particolari, le storie dei Miracoli e della Passione di Gesù, suddivise dal motivo allegorico del padiglione con due colombe. Tra le finestre della zona mediana si inseriscono figure di Santi e Profeti, disposte su un piano prospettico nonostante il costante fondo oro. La fascia inferiore è la più recente, essendo quella interessata dai rifacimenti del vescovo Agnello, subentrato agli ariani nella guida della basilica. Per suo volere furono cancellati i ritratti di Teodorico e dei suoi sudditi dei quali, però, spuntano ancora qua e là delle mani.

Si conservarono, invece, le inquadrature architettoniche con la città di Classe a sinistra e il palazzo di Teodorico, quindi Ravenna, sulla destra. Da qui escono due processioni: quella delle sante Vergini che si dirigono verso la Madonna con il Bambino e il corteo dei Martiri che si incammina verso Cristo in trono. Rispetto a quelli teodoriciani, legati alla più realistica tradizione romana, i mosaici giustinianei, più tardi, rispecchiano un gusto più orientaleggiante e astratto che svuota di volume le figure, rendendone l’immagine più spirituale.

Questo straordinario ciclo musivo, visitabile a pagamento, giustifica pienamente la presenza di Sant’Apollinare Nuovo nella lista Unesco dei beni patrimonio dell’Umanità.