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Banco Farmaceutico: riscoprire la gratuità

Nonostante la generosità degli italiani le rischieste di aiuto aumentano a causa della povertà crescente. Ma c'è un modo per non soccombere al dramma: contribuire alla costruzione di un'opera, per vivere "la gratuità dell'amore che unisce e rende felici"

Raccolta Banco Farmaceutico 2017

Non basta immedesimarsi nel numero crescente di italiani che ormai fatica anche a comprare le medicine o a pagarsi una visita medica. Non basta neppure entrare con la mente nelle case di quei malati che, soli o in famiglia, vivono alle soglie della povertà, anche se spesso con una dignità che dovrebbe interrogare tutti. Serve, ma non basta. Almeno se l’immedesimazione non arriva fino in fondo, fino a risvegliare il bisogno ultimo di ciascuno uomo povero o ricco che sia, quello di essere voluto, amato e quindi anche curato e accudito. E’ solo a questo punto che la possibilità di donare anche una sola scatola di aspirine, può far percepire l’unità profonda con ogni essere umano, educando e cambiando chi lo fa e quindi, presto o tardi, anche il mondo. 

E’ da questa prospettiva che diventa utile guardare con urgenza al problema della crescente richiesta di medicinali (per cui molte persone non riescono a curarsi nonostante le donazioni degli italiani non siano diminuite) e cercare di fare uno sforzo in più nella Giornata della Raccolta del Farmaco che domani coinvolgerà oltre 3.600 farmacie: “Invito tutti coloro che possono permettersi una spesa di pochi euro ad andare in farmacia e donare col cuore; pensando a quanti – e spesso si tratta dei nostri vicini di casa - nel nostro Paese quella spesa non possono permettersela, anche se necessaria per poter stare bene: ci sono 4,6 milioni di poveri (500mila in più dell’anno precedente) in Italia, molti dei quali non possono spendere neanche un euro per il ticket, sono privi del medico di base perché fuori da ogni contesto sociale, o sono anziani, lavoratori disoccupati, mamme sole e migranti che hanno perso tutto”, ha dichiarato Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico.

Recandosi in una delle farmacie che avranno esposto la locandina della Grf sarà possibile acquistare un farmaco per donarlo ai poveri aiutati da circa 1.600 enti caritativi legati al Banco Farmaceutico. Sono loro ad aver fornito un’idea della povertà crescente, segnalando un aumento dell’utenza di circa il 37 per cento in un solo anno e incrementando la domanda di farmaci del 16 per cento. L’ultima indagine in merito “Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci” (pubblicata sul finire dello scorso anno da Banco Farmaceutico in collaborazione con l’Osservatorio Donazione Farmaci) mostra non solo che nel 2016 gli enti sostenuti dal Banco hanno aiutato il 12 per cento dei poveri (557 mila persone), ma che oltre 12 milioni di italiani e 5 milioni di famiglie sono state costrette a diminuire il numero di visite mediche e di esami diagnostici per problemi di natura economica. 

Bisogna poi aggiungere che la crescita di donazioni in questi anni, ora stabili a 1,2 milioni di confezioni medicinali nei primi otto mesi del 2016 (in pari rispetto al 2015), si è arrestata anche per via dello stallo nel numero di farmaci legati al mondo della donazione aziendale (fermo a 100 mila confezioni al mese donate). Positivo è invece il Recupero Farmaci Validi grazie al numero crescente di farmacie che aderiscono all’iniziativa. L’altro fattore favorevole consiste invece nell’adesione alla raccolta da parte della Repubblica di San Marino. Crescono dunque la generosità, il totale delle farmacie aderenti all'iniziativa insieme all'attenzione da parte delle istituzioni.

Ma il Banco Farmaceutico si regge soprattutto una storia che ha permesso in questi anni la crescita di un'opera che ha origine nella gratuità, come recita il volantino dell'edizione 2017 riportando una frase di don Luigi Giussani: "È la gratuità di Dio che dobbiamo imitare, è questa gratuità che ci fa alzare ogni mattina e riprendere con lucidità, con energia, con letizia, o, più semplicemente, con buona volontà, quello che durante il giorno siamo chiamati a fare". Poi Giussai si chiede cosa rende duratura l'azione: "In che cosa deve consistere questa gratuità, questa grazia, in cui la generosità diventa amore? L’amore, lo sappiamo bene, non ha confini. Ci deve essere, allora, in ciò che facciamo qualcosa che non ha i confini di ciò che facciamo (...) L’amore è a Dio, al Dio vivente, al Dio che è diventato uomo, che ha lavorato (anche nel senso delle vostre opere) con le sue mani: Cristo. È l’amore a Cristo. Se qui ci fosse una persona che non credesse, che non fosse cristiana, direi ugualmente questa frase: ama Cristo! (...) Vi auguro questo amore perché siate felici"