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intervista a dallari

«Assolto, non ho ucciso il mio paziente, ma su di me 5 anni di fango»

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Si conclude il primo processo alle cure domiciliari. Il giudice di Ferrara assolve con formula piena Alberto Dallari, il medico accusato di omissione di soccorso di un paziente Covid, poi deceduto in ospedale. Intervista alla Bussola, che lo ha sempre difeso: «Anni durissimi: coperto di fango, ho perso il lavoro». Ma la verità processuale dice che era giusto curare. 

Attualità 08_05_2026

«Assolto perché il fatto non sussiste». La lapidaria sentenza del giudice di Ferrara Rosalba Cornacchia pronunciata il 5 maggio scorso sta a significare con il tono della formula piena che il dottor Alberto Dallari non è responsabile della morte del suo paziente Mauro Gallerani.

Si conclude così un’odissea giudiziaria sconcertante iniziata nell'estate del 2021, che per Dallari, medico in pensione di Reggio Emilia, ma già primario dell’unità stroke della sua città, ha significato una gogna mediatica e un vero e proprio calvario giudiziale durante la pandemia.

Come i lettori della Bussola sanno, perché siamo stati i primi a raccontare la sua vicenda e a difenderlo a spada tratta, Dallari era stato accusato dalla Procura di Ferrara di omicidio colposo e omissione di soccorso ai danni di un paziente Covid, Mauro Gallerani, che a lui si era affidato perché il suo medico a Ferrara, di cui non si fidava, non lo aveva preso in carico adeguatamente.

5 anni di gogna, Dallari dovette subire anche 3 procedimenti dell’Ordine dei medici, una perquisizione della polizia con sequestro del suo telefono, la perdita di una collaborazione professionale in una clinica della città e soprattutto l’onta di essere uno di quei medici “stregoni” che curavano con farmaci non adeguati. 

Il caso Gallerani-Dallari era il caso perfetto per portare alla sbarra le terapie domiciliari: un medico a distanza, un pziente difficile che poi peggiorò e che morì, ma solo dopo 15 giorni di ricovero. Una serie di terapie (FANS, Ivermectina, cortisonici, antibiotici, anti trombotici) che il Ministero contrastava nella cura precoce del Covid, ma che oggi la letteratura riconosce. Doveva essere il caso perfetto per dimostrare che il Covid non si poteva curare precocemente a domicilio e chi si azzardava a farlo doveva essere processato. 

Ma come ha potuto ricostruire il suo legale, l’avvocato Linda Corrias, anche nell’ultima arringa difensiva pronunciata in tribunale a Ferrara il 17 aprile scorso, non c’era nulla di vero. Caduta prima del processo l’accusa di omicidio colposo, era rimasta in piedi quella di omissione di soccorso.

La Corrias ha dimostrato infatti che Dallari era intervenuto per prendersi in cura un paziente considerato difficile, di averlo monitorato, di aver utilizzato gli strumenti della telemedicina che in quel periodo drammatico si erano rivelati provvidenziali, di averlo curato con farmaci adeguati che la letteratura scientifica ha poi dimostrato essere efficaci contro il Covid. E poi, dato che purtroppo le sue condizioni non miglioravano (era un paziente, come detto, difficile) si fece carico di convincerlo a chiamare l’Usca di Ferrara, che arrivò con notevole ritardo, e poi di aver disposto personalmente il ricovero nell’ospedale di Cona, dove 15 giorni dopo, morì, intubato, quando a Dallari telefonava spesso per implorarlo di portarlo a casa.

Ed era stato proprio l’ospedale a denunciarlo per i due capi di imputazione infamanti per un medico. Su Dallari si è scatenata una caccia all’uomo indegna. Venne offeso dai colleghi, sui social, venne umiliato. Ma alla fine la giustizia è arrivata anche per lui e la sentenza pronunciata il 5 maggio scorso non solo lo riabilita completamente, ma mette la parola fine alla vergognosa character assasination dei medici di Ippocrate.org, la rete di medici che, non fidandosi della raccomandazione Tachipirina e vigile attesa del ministero della salute, intervennero direttamente nella cura precoce dei pazienti Covid, per evitare loro l’ospedalizzazione, con cure tempestive, affidandosi a tentativi empirici all’epoca, ma che oggi si sono rivelati corretti.

La vicenda giudiziaria e umana, raccontata in ogni suo passaggio dalla Bussola, che lo ebbe anche come ospite in una toccante testimonianza durante la Giornata della Bussola, fu clamorosa. E oggi, finalmente, dopo cinque anni, Dallari nel concedersi al nostro giornale, non teme di parlare di «miracolo».

Dottor Dallari, perché un miracolo?
Sapevo che sarei stato assolto, ma non in questo modo.

Perché?
Perché non c’è stato dibattito. Siamo arrivati in udienza il giorno della requisitoria del pm (il dottor Ciro Alberto Savino, della Procura di Ferrara), il quale si è avvicinato al giudice e poi alla dottoressa Corrias. Ha rinunciato alla sua controreplica e a quel punto il giudice è entrato in camera di Consiglio e dopo poco è uscito con la sentenza: «Assolto perché il fatto non sussiste».

È felice?
Sì. Eravamo partiti con un’accusa pesantissima di omicidio colposo, e poi l’omissione di soccorso con denuncia fatta dai colleghi dell’ospedale. Non c’era niente. Io ho curato quel pover’uomo e questo era il mio dovere.

Ci sono voluti cinque anni…
Cinque anni durissimi, mi è stata scaraventata addosso una campagna di fango indicibile. Sono felice, ma al tempo stesso frastornato da quello che è successo.

Nei giorni dell’indagine lei venne ospite da noi, ricorda? E ci disse che a darle forza era l’adorazione eucaristica quotidiana…
E ha continuato e continua a darmi forza. Mi ha meravigliato la mia calma di martedì: non ho avuto nessuna reazione di rabbia. L’avvocato mi ha detto: «Bene, adesso ci dedichiamo ai giornali che l’hanno diffamata».

E l’Ordine?
Le motivazioni a sostegno dell’ultimo procedimento disciplinare sono un elenco sterminato di articoli di giornale. Questo è stato il sostegno del mio Ordine. Devo ringraziare la presidente dell’Ordine perché con quell’elenco mi ha semplificato il lavoro.

E il povero Gallerani?
Non dimentichiamo che è morto in ospedale, quando entrò lo fece con le sue gambe. Dopo una settimana di ricovero mi disse: «Voglio uscire, mi vogliono fare morire». Addirittura, chiesero una perizia psichiatrica. Fatto sta che il giorno dopo la sedazione, è deceduto.

Nel suo caso era stata messo sotto accusa l’Ivermectina…
Riduce il rischio delle complicanze e fa guarire i pazienti. Ci sono 68 lavori scientifici a favore. E li abbiamo prodotti davanti al giudice.

Che cosa ha dovuto subire?
Oltre al fango, mi chiesero anche se partecipavo a dei gruppi di preghiera. Una domanda che non ho ancora capito dove voleva portare. E ho subito una brusca interruzione nel mio rapporto di lavoro con una clinica. Quando si presentò la Polizia a casa per la perquisizione, interruppero subito ogni rapporto. Avevo un’agenda piena di visite fino a tre mesi. Ma decisero di cacciarmi in questo modo. Ho subito tanto odio e aggressività, ma ora guardo al futuro e ringrazio Dio.



INTERVISTA A DALLARI

«Ho curato, non ho ucciso: così colpiscono le terapie»

17_10_2021 Andrea Zambrano

«Ho insistito io per il ricovero dal giorno prima, ma l'Usca non è mai arrivata e in ospedale lo tranquillizzavo. Come potrei aver provocato la sua morte dopo un mese?». E' indagato dalla procura di Ferrara per la morte di Mauro Gallerani, i media gli danno la caccia in garage, gli hanno sequestrato telefonino e pc. Ma in questa intervista alla Bussola, il dottor Alberto Dallari esce allo scoperto per fare luce su tutto. Preoccupato? «No, ma la Polizia mi ha chiesto se sono no vax (cosa che non sono) e se frequento associazioni cattoliche: ma che cosa c'entra?». «Ho lavorato 40 anni nell'emergenza, so gestire decisioni repentine e restare lucido. Con Ippocrate ho curato 400 pazienti: solo un decesso e tre ricoveri. Vogliono criminalizzare le terapie domiciliari usando questa storia».

IL CASO DALLARI

Vogliono processare le cure domiciliari

19_12_2022 Andrea Zambrano

La Procura di Ferrara ha chiuso le indagini sul caso di Alberto Dallari, ora le strade sono due: o il giudizio o l'archiviazione. L'avvocato del medico di Ippocrateorg indagato per aver curato un paziente di Covid: "È caduta anche l'accusa di omicidio colposo, resta l'omissione di soccorso". Una beffa, dato che Dallari intervenne per curare proprio perché il paziente non era assistito dal curante. Se ci sarà un rinvio a giudizio si profilerebbe un processo politico: cure precoci contro vigile attesa. 
- SCHIAFFO DI BASSETTI AI DANNEGGIATI 

il caso dallari

Da quattro anni a processo per aver curato il Covid: «Accanimento su un medico»

01_07_2025 Andrea Zambrano

Nuova udienza nel caso di Alberto Dallari, il medico a processo per aver curato il Covid in un paziente difficile poi morto in ospedale a 40 giorni dal ricovero voluto proprio da lui. Il Legale alla Bussola: «Un accanimento che dura da quattro anni per processare le cure domiciliari»

la testimonianza

Perseguitato, ma in adorazione: cosa ci insegna Dallari

04_11_2022 Andrea Zambrano

La testimonianza alla Giornata della Bussola del dottor Alberto Dallari, indagato per omissione di soccorso di un suo paziente Covid, morto poi un mese dopo in ospedale, ci insegna la fiducia in Dio grazie all'adorazione eucaristica quotidiana e la consapevolezza che laddove c'è un perseguitato per causa della giustizia c'è un cattolico. "Quell'inchiesta ha dato un colpo alle cure di Ippocrateorg perché dava fastidio". 

ferrara

Curò il Covid, è a processo. Ma le parole di Anelli lo scagionano

19_11_2024 Andrea Zambrano

Il calvario del dottor Dallari, a processo il 17 dicembre per omesso soccorso per la morte di un paziente Covid di cui invece fu l'unico a prendersi cura. Ma la difesa della libertà di cura fatta in Commissione da Anelli (FNOMCeO) gli dà ragione. A Ferrara va in scena il primo processo alle cure domiciliari.