• EDITORIALE

Associazioni, taxi per il Parlamento

Per la seconda volta consecutiva entreranno in Parlamento i leader di alcune associazioni e movimenti pro life e pro-family legate alla Cei. Si tratta di una pericolosa ambiguità che toglie energie ed efficacia alla società civile, come il caso limite del Movimento per la Vita dimostra.

Lucio Romano

Affrontando il capitolo dei cattolici candidati, non si può fare a meno di notare che anche in questa elezione trovano posto in lista alcuni responsabili di organismi e associazioni più o meno direttamente legate alla Conferenza episcopale italiana (Cei). Era successo alle passate elezioni con Paola Binetti, che aveva guidato Scienza e Vita dalla sua nascita, avvenuta in occasione del referendum sulla Legge 40 (fecondazione assistita) nel 2005; Eugenia Roccella e Savino Pezzotta, che avevano coordinato il Family Day; Luisa Santolini, presidente del Forum delle Associazioni Familiari.

Allora in realtà si sparpagliarono in tutti gli schieramenti: la Binetti con il centrosinistra, la Santolini nell’Udc, Eugenia Roccella nel Pdl. Stavolta invece sono tutti in lista per Monti, a testimonianza dell’iniziale innamoramento del vertice Cei per il presidente del Consiglio, prima del recentissimo dietro front: così saranno quasi sicuramente eletti Gianluigi Gigli, del direttivo del Movimento per la Vita, conosciuto per le sue battaglie in difesa di Eluana Englaro, e che veniva considerato un papabile per la successione a Carlo Casini alla guida del Movimento per la Vita; Mario Sberna, presidente dell’Associazione delle Famiglie numerose, parte del Forum delle Associazioni familiari; e Lucio Romano, presidente di Scienza e Vita.

Di questi, probabilmente soltanto l’ultimo non sarà rimpianto, viste le numerose critiche che si era attirato per la sua gestione al cloroformio di Scienza e Vita, praticamente scomparsa dall’orizzonte mentre impazzavano polemiche, ad esempio, intorno alla pillola abortiva RU486.

Ma al di là di meriti e demeriti personali, per la seconda volta consecutiva i leader di alcuni organismi e associazioni vicine alla Cei passeranno direttamente dall’associazionismo al Parlamento. Al punto da far sorgere il sospetto che sia la stessa Cei a considerare queste associazioni come un taxi per la carriera politica.

A parte il fatto che è tutto da dimostrare che queste personalità siano più utili ed efficaci in Parlamento che non alla guida dei rispettivi movimenti e associazioni, è davvero giusto che chi guida una di queste associazioni la abbandoni sistematicamente sul nascere per cercare fortuna in politica? Non sarebbe meglio che chi vede nascere una realtà nuova potenzialmente forte – come Scienza e Vita, ad esempio – si dedichi anzitutto a questa, con calma e passione, per coltivarla e rafforzarla?

E’ un po’ difficile essere credibili quando si parla di primato della società civile se poi si dimostra coi fatti che il punto d’arrivo sta in realtà fra Montecitorio e Palazzo Madama.

A pagare il prezzo più caro di questo rapporto ambiguo tra associazionismo e politica sono proprio le associazioni e i movimenti: anzitutto perché a ogni fine legislatura rischiano di trovarsi decapitati, ma poi perché inevitabilmente chi ne assume la guida è portato a pensare al “dopo” e a calibrare di conseguenza la sua azione.

Il vizio della confusione di ruoli purtroppo non è nuovo e ha avuto il suo apice nell’esperienza di Carlo Casini, che da oltre vent’anni assomma in sé sia il ruolo di leader del Movimento per la Vita sia quello di politico punto di riferimento per le iniziative legislative in materia di diritto alla vita, in Italia e in Europa. Pur riconoscendo a Casini tutti i meriti dovuti a una persona preparata e dedita alla causa, è innegabile che il Movimento per la Vita in questi anni si sia dovuto piegare a fare da supporto all’azione politica del suo presidente. Fino a diventare culturalmente irrilevante.

Da questo punto di vista bisogna dare atto ai “nuovi politici”, come Gigli e Romano, che con le loro dimissioni dagli incarichi nelle associazioni hanno detto di voler evitare questa deriva.
Resta però il fatto che in futuro sarebbe molto meglio che questa ambiguità si sciogliesse e fosse chiaro che chi assume la presidenza di un movimento pro-life o pro-family – come Scienza e Vita e Movimento per la Vita - lo facesse con lo scopo esclusivo di far crescere il movimento a lui – o a lei – affidato.