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MOSTRE

Arte sacra contemporanea, chimera o realtà?

"È possibile un'arte veramente attuale che sia anche sacra?" Se lo chiese Gillo Dorfles 15 anni fa. Una risposta convincente la dà Riflessi della fede nell'arte contemporanea. A Lecco, fino all'8 settembre.

Cultura 31_08_2013
Tino Stefanoni

Per secoli la storia della Chiesa è stata segnata dal rapporto fraterno – l'espressione è di Joseph Ratzinger – tra arte e liturgia, tra arte e fede. Poi è arrivata la Modernità, la secolarizzazione dell'Occidente di cui le Avanguardie sono figlie, e quel legame si è spezzato. L'arte del Novecento ha per lo più accantonato il divino, quando non l'ha addirittura irriso o perfino offeso. Di certo ha perso per strada il senso del sacro. Il filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer arrivava a una sentenza ancora più estrema: quello che si è spezzato, ebbe a dire, è il rapporto tra arte e vita.

Sul finire del Secondo millennio, dunque, il bivio era segnato: da un lato l'arte delle gallerie e del mercato, rigorosamente senza Dio, dall'altra quella "chiesastica", ritirata su moduli sorpassati, non più in grado di comunicare con forza la verità. Un bel problema. Un problema serio, di cui non è stato e non è facile discutere.

Nel 1998, dalle pagine del Corriere della Sera, fu Gillo Dorfles a sollevare la questione, con un articolo intitolato Religione e modernità. L'arte sacra contemporanea? Che orrore. Il grande vecchio dell'arte poneva allora due domande cruciali, che Timothy Verdon riprese ancora volentieri appena cinque anni fa, sull'Osservatore Romano: "È sufficiente la fede per far accettare la mediocrità di tanta arte sacra contemporanea? E, d'altra parte, è possibile un'arte veramente attuale che sia anche sacra?".

Questa seconda drammatica domanda è la stessa che coraggiosamente si sono posti i curatori di una delle mostre più anticonformiste dell'estate, aperta a Lecco, a Palazzo delle Paure, ancora per una settimana (chiude l'8 settembre).
Barbara Cattaneo, direttore del Polo Museale di Villa Manzoni, e Gian Luigi Daccò, già direttore dei Musei Civici di Lecco, hanno invitato ad esporre insieme 10 artisti tra pittori, scultori e fotografi, che con il sacro, con il mistero e quindi con la fede non hanno reticenza alcuna a confrontarsi.

Lo hanno fatto per affermare, con Giovanni Paolo II, che "ogni forma autentica di arte è, a suo modo, una via di accesso alla realtà più profonda dell'uomo e del mondo" e che "quando è autentica [l'arte] ha un'intima affinità con il mondo della fede" (Lettera agli artisti, 1999). Ma lo hanno fatto anche, e questo ci pare ancora più urgente, per dare una salutare scossa alla comunità cristiana, perché s'impegni a "discernere l'opera d'arte coerente con la liturgia", e alla Chiesa, perché "riscopra l'autorevolezza audace di chiedere agli artisti di mettere al servizio della liturgia la loro arte".

Il loro coraggio ha senza dubbio sortito un buon risultato e per questo, se la mostra merita di essere visitata, anche il suo catalogo, con i testi ricchi di spunti di Daccò e della Cattaneo, non va assolutamente perso.

Colpiscono al cuore i piedi trafitti di Cristo e i volti in preghiera del Laudate Sie di Giancarlo Vitali, pittore vero che non a caso piaceva tanto a Testori, e mette inquietudine il Dies Irae di Nino Lupica, con quella croce che spunta tra le fiamme. Più lieti sono invece l'Angelo rosso in livrea e l'Annunciazione di Giuliano Collina, mentre Claudio Destito con il suo Per trenta denari interpreta in chiave pop il mercato che fece Giuda condannandosi alla disperazione. Poi ci sono la poetica della luce di Valentino Vago e la croce minimal di Tino Stefanoni, Le dodici tavole di Qohelet di Alfredo Chiappori e La voce sul Sinai di Giansisto Gasparini. Infine, le fotografie di Luigi Erba, che trasformano vecchie fabbriche del lecchese in architetture sacre, e gli scatti di Cesare Colombo, che fermano istanti di autentica religiosità, siano essi rubati durante una Via crucis o nel buio improbabile di un sottopassaggio.

L'operazione, insomma, è riuscita e c'è da augurarsi che abbia seguito. L'Anno della Fede è stato voluto da Benedetto XVI "per intensificare la riflessione sulla fede in un momento di profondo cambiamento come quello che l'umanità sta vivendo". Questa mostra d'arte ha risposto al suo appello.

 



Riflessi della fede nell'arte contemporanea, Palazzo delle Paure, Lecco. Fino all'8 settembre 2013.
Il catalogo (84 pp., € 20) è dell'editore Cinquesensi