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Induismo

Arrestato un sacerdote cattolico in India

L’accusa del tutto infondata è di aver favorito delle conversioni al Cristianesimo estorte con l’inganno in violazione della legge

 

 

Uno dei modi in cui in India si perseguitano i cristiani consiste nell’accusarli pretestuosamente di indurre alla conversione con l’inganno. Succede sempre più spesso e l’accusa anche se infondata basta, specie negli stati che hanno adottato leggi anti conversione, a legittimare aggressioni, intrusioni in case private, interruzione di cerimonie religiose e l’arresto dei presunti colpevoli. Lo scorso 5 febbraio 15 persone, tra cui un sacerdote cattolico, padre Dominic Pinto, sono state fermate dalla polizia nell’Uttar Pradesh dopo che un uomo, Brijesh Kumar Vaishya, le ha denunciate sostenendo che irretiscono gli indù poveri e dalit, fuori casta, per indurli alla conversione. Ad attrarre i poveri e soprattutto i fuori casta in realtà è il fatto che il Cristianesimo parla e dimostra nei fatti che davanti a Dio non esistono persone inferiori e che il prossimo che Dio comanda di amare è l’umanità intera. In concreto, in India, missionari e religiosi cristiani rifiutano le discriminazioni di casta, ammettono ai loro servizi assistenziali, alle loro scuole, ai loro ospedali anche i tribali, i poveri, i dalit. Questa volta secondo la denuncia il tentativo di conversione sarebbe stato fatto durante un raduno di un gruppo protestante e di un movimento chiamato Khrist Bhakta i cui seguaci, pur non essendo convertiti al Cristianesimo, dicono di seguire gli insegnamenti di Gesù. Il raduno si è svolto nel centro pastorale diocesano Navintha di cui padre Pinto è direttore, centro che spesso viene messo a disposizione dei due gruppi. Era un incontro di preghiera e predicazione, ma un gruppo di nazionalisti indù ha chiamato la polizia dicendo appunto che erano in corso delle conversioni. Gli agenti sono intervenuti, hanno interrotto l’incontro, hanno fermato diverse persone lasciando che nel frattempo una folla istigata dai nazionalisti indù irrompesse, danneggiasse e razziasse il centro pastorale. “Si tratta di un grave abuso della legge anti-conversione dello Stato – ha spiegato all’agenzia di stampa AsiaNews monsignor Gerald Mathias, vescovo della diocesi di Lucknow – la polizia ha registrato le accuse senza alcuna prova. Subiscono le pressioni della folla o cedono ai dettami delle autorità superiori: è un tipico caso di molestie e atrocità contro i cristiani. Stiamo pregando intensamente e lavorando per ottenere la libertà provvisoria al più presto. Spero e prego che la giustizia e il buon senso prevalgano”.