• IL BELLO DELLA LITURGIA

Annunciazione di Botticelli: un ineffabile mistero

Il giovane pittore si trovò ad affrontare l’ineffabile mistero teologico dell’Incarnazione del Verbo, il cuore della storia della Salvezza. Ne lasciò una splendida immagine, dove umano e divino si incontrano nella semplicità del quotidiano, inserendo l’episodio in un’impostazione rigorosamente prospettica che accentua il realismo di quanto sta accadendo.

Sandro Botticelli,  Annunciazione , Firenze – Galleria degli Uffizi

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». (Lc 1, 28)

Lo Spedale di San Martino alla Scala di Firenze era stato voluto, all’inizio del Trecento, per accogliere infermi, pellegrini bisognosi e bambini abbandonati, i cosiddetti “gittatelli”, che in questo luogo sperimentavano una carità gratuita, posta sotto la confortante egida della bellezza. A riceverli, infatti, sulla parete di una delle logge del complesso, un promettente Sandro Botticelli, a cui, nel 1481, fu richiesto di realizzare una scena di Annunciazione. Notevole anche solo per le sue dimensioni - prima dello strappo la pittura murale misurava quasi cinque metri di larghezza per tre di altezza - l’affresco si può ammirare, ora, presso la Galleria degli Uffizi. Lo spazio per il quale era stato concepito, cambiò, nel tempo, destinazione d’uso.

Il giovane pittore si trovò ad affrontare l’ineffabile mistero teologico dell’Incarnazione del Verbo, il cuore della storia della Salvezza. Ne lasciò una splendida immagine, dove umano e divino si incontrano nella semplicità del quotidiano, inserendo l’episodio in un’impostazione rigorosamente prospettica che accentua il realismo di quanto sta accadendo.

Siamo invitati a entrare nella casa di Maria attraverso l’inquadratura scandita dalla successione dei tre pilastri in primo piano, finemente caratterizzati da girali decorativi. Il disegno scorciato del pavimento a scacchi calamita il nostro sguardo verso il fondo, dove un dolce paesaggio collinare si scorge oltre le mura che circondano un rigoglioso giardino, l’hortus conclusus, simbolo della verginità della sposa e, quindi, della Chiesa di cui Maria è figura.

Sul retro della loggia d’ingresso siamo introdotti nell’intimità della camera dell’Annunciata, un luogo semplice eppure così ricco di significati. Il letto a baldacchino, di cui Botticelli, magistralmente, lascia percepire la resa materica del tessuto, la sua leggerezza e morbidezza, è simbolo d’immacolata concezione; la tenda a padiglione che circonda Maria suggerisce il parallelismo tra il suo grembo e la tenda che racchiudeva l’Arca dell’Alleanza.

La promessa contenuta nelle Sacre Scritture si rinnova. E si avvera, grazie al gesto di umile accettazione della Vergine - fino a pochi istanti prima intenta nella lettura - che, girandosi verso l’angelo, s’inchina umilmente.

L’imprevedibile accade, sotto forma di creatura angelica che, con la veste rigonfia di vento, plana fino al terreno, stringendo tra le braccia incrociate un giglio da donare a Maria, come segno di riconoscimento della sua purezza. L’irrompere del divino nella storia dell’uomo è il turbine che accompagna il volo dell’angelo: vigoroso e potente quanto inimmaginabile. Il dono più grande, per sé e per l’umanità intera, che Maria accetta nella semplicità del suo vivere quotidiano.