• IL CASO UNIVERSITÀ EUROPEA

Aborto e omosessualità, inizia la "caccia" ai docenti cattolici

Un articolo de La Stampa mette sotto accusa un corso della facoltà di Psicologia all'Università Europea di Roma perché adotta il manuale di Bioetica del cardinale Sgreccia, che sui temi dell'aborto e dell'omosessualità rispecchia fedelmente la dottrina della Chiesa. E in nome della laicità si pretende che la Chiesa non insegni più queste verità. È una posizione sempre più esplicitamente affermata, che dimostra come il dialogo con la cultura moderna sia un grande inganno. In realtà il laicismo ha dichiarato guerra ai cattolici, non c'è possibilità di dialogo, bisogna prenderne atto e fare delle scelte. Finché è possibile.
- IL CENTRO LIVATINO: A RISCHIO LA LIBERTÀ DI EDUCAZIONE

Università Europea di Roma

Nei giorni scorsi è apparso su La Stampa, diretta da Massimo Giannini, in prima pagina, un articolo firmato dalla nota avvocato divorzista Bernardini De Pace (clicca qui). Riassumo: l'autrice dell'articolo ha scoperto (è venuta a sapere leggendo un articolo di Libero a firma Giulia Sorrentino) che la nota e stimata docente di filosofia morale dell'Università Europea di Roma Claudia Navarini ha adottato, come testo di bioetica, un libro scritto dal cardinale Elio Sgreccia, teologo e moralista di prim'ordine. In questo libro c'è scritto che l'unica unione sessuale moralmente lecita è quella matrimoniale e che l'aborto è un male.

Ripeto e riassumo: un cardinale della Chiesa cattolica ha divulgato, in un libro di bioetica, la morale cattolica. In effetti, da un certo punto di vista, potremmo anche considerarla una notizia ma, ironie a parte, l'articolo offre ben più interessanti spunti.

Cito: «La Chiesa cattolica, che esprime il proprio magistero all'interno del nostro Stato laico [...] è giusto che insegni apertamente a contrastare le leggi?». Il testo citato insegna apertamente a contrastare le leggi? Nei brani citati nell'articolo non sembra. Si dice che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha corretto il DSM (che è il manuale diagnostico dell'American Psychiatric Association, ma non sottilizziamo) depatologizzando l'omosessualità; ma non risulta che il manuale diagnostico di una organizzazione statunitense abbia valore di legge in Italia. Si fa riferimento alla «storia delle donne [tutte?] degli anni '60 e '70»; la storia è legge? Il cardinale Sgreccia afferma che l'unica unione sessuale moralmente lecita è quella matrimoniale; questa affermazione quale legge inviterebbe ad infrangere? Come mai siamo passati dal libro di un cardinale ai rapporti tra la Chiesa e lo Stato?

Avanti: «Il nostro Stato critica e beffeggia la Chiesa?». Credo che il sottinteso implicito sia «E allora perché la Chiesa critica e beffeggia il nostro Stato?». Ormai il salto è compiuto: l'argomento, adesso, è il rapporto tra Chiesa e Stato italiano. La Chiesa critica e beffeggia lo Stato italiano? A mio modesto parere, lo critica troppo poco; e non lo beffeggia affatto, non mi risulta. Mi risulta, invece, che lo Stato italiano metta continuamente la Chiesa in una posizione scomoda con un atteggiamento ben poco collaborativo.

Lasciamo perdere l'attuazione della 194, l'eutanasia mascherata e la questione delle unioni omosessuali; vogliamo parlare dell'imposizione dell'ideologia di genere nelle scuole paritarie? Oppure del progetto di legge Zan contro l'omotransfobia? Non solo essa introduce la diffusione dell'omosessualitmo nelle scuole (paritarie comprese); ma pone sulla testa dei cattolici una minacciosa spada di Damocle. I preti dal pulpito, i vescovi nel loro Magistero, possono divulgare ciò che la Bibbia, il Catechismo e la morale cattolica affermano circa l'omosessualità? Si tratta di una trappola che può scattare in qualunque momento, ma anche se non scattasse ha comunque un effetto intimidatorio. Anche se indirettamente (fino a quando? A discrezione di chi?), la legge Zan è, di fatto, una legge che limita la libertà di espressione.

Proseguiamo e arriviamo al punto: «È corretto formare giovani psicologi rivestendoli di una educazione vetero-cattolica, paternalistica e, oserei dire, dittatoriale?». Riformulo: è corretto che esista una formazione cattolica? È corretto che esista una educazione libera e alternativa a quella laicista? È tollerabile che la Chiesa insegni, si esprima? La mia risposta è: ovviamente siì. È uno dei compiti fondamentali della Chiesa.
La risposta dell'avvocato Bernardini De Pace è: assolutamente no. Il che significa che la Chiesa è tollerata (fino a quando?), ma non ha diritto di parola. I cattolici possono (purtroppo?) pensarla come vogliono, ma non hanno diritto di espressione.

Questo è il punto fondamentale. Abbiamo una cultura moderna che utilizza termini come «libertà», «tolleranza», «pluralismo», «dibattito», «diritti» eccetera eccetera. Ma è soltanto ipocrisia. Tutte queste cose valgono per la Chiesa; e solo finché essa ha un certo potere. Dopodiché, via la maschera: censura, divieto di manifestazione e di insegnamento, carcere. L'ho scritto (clicca qui) e lo ripeto: cercare un dialogo con la cultura moderna significa farsi mettere un piede nella porta da parte di qualcuno che vuole i cattolici nelle catacombe.

Il Magistero della Chiesa, immutabile ed eterno, sarebbe «vetero-cattolicesimo»? Certo, perché la Chiesa deve (sottolineo: deve) aggiornarsi. Ovviamente, nella direzione gradita a lor signori. Il «paternalismo» non lo discuto: si tratta di una svista o di un inserto comico in una drammatica dichiarazione di guerra. Ammetto di essere rimasto un pò confuso sull'uso di questa parola in questo contesto e di aver fatto ricorso al vocabolario Garzanti: «atteggiamento politico di sovrani assoluti che concedevano leggi o provvedimenti favorevoli al popolo, ma considerandoli come atti di benevolenza personale, non come riconoscimento di diritti». Va bene così, non infieriamo.

Resta l'ultima parola dell'articolo: «dittatoriale». Ma come: si vuole impedire alla Chiesa di svolgere uno dei suoi compiti principali, la si vuole privare della libertà di espressione... e la si accusa di essere dittatoriale? Ah, già, lo abbiamo detto prima. L'invocazione alla dittatura è solo un artifizio retorico ipocrita; è solo un manganello con il quale bastonare i cattolici. È la solita, vecchia (almeno cinquecento anni) retorica del «tiranno» che, in fondo, è colui che si oppone ai piani dei rivoluzionari.

Spero che adesso sia chiaro: siamo in guerra, non esiste alcuna possibilità di dialogo. si tratta di fare una scelta, finché è possibile.