• LA RIFLESSIONE

2020, un anno da non dimenticare (per il nostro bene)

La memoria è una caratteristica fondamentale nella vita, per correggere gli errori fatti e affrontare la realtà in modo più ricco di significato. Quindi, bisogna ricordare il 2020 per affrontare il futuro con una rinnovata consapevolezza del valore della vita quale dono prezioso del nostro Creatore. E nutrendo un sano e scientifico realismo che non porti a idolatrare il vaccino.

All’inizio di questo nuovo anno appare prevalente in molti l’augurio di un buon 2021 insieme all’invito a dimenticare l’anno da poco trascorso. Eppure, la memoria è una caratteristica fondamentale nella vita, non fosse altro per correggere gli errori fatti e affrontare la realtà in modo diverso e più ricco di significato. Quindi, non bisogna dimenticare ma ricordare il 2020 per affrontare il futuro con una rinnovata consapevolezza del valore della vita quale dono prezioso del nostro Creatore.

Ne I Cori da “La Rocca”, T. S. Eliot recita: “O Padre, accogliamo le tue parole, e prenderemo coraggio per il futuro, ricordando il passato”. Un passato (nostro e dei nostri padri) che raccoglie la forza della storia e della tradizione capace di dare coraggio e radicare la speranza per l’oggi. Da sempre presente in tutti i popoli del pianeta (anche quelli più sperduti) questo richiamo è stato vissuto come “percezione delle origini” e ha permesso lo sviluppo di numerose forme culturali e artistiche e di riti, compresi quelli religiosi.

Sempre, nei momenti di paura, gli uomini si sono afferrati a queste origini per recuperare sicurezza circa la propria identità e da questa consapevolezza di sé stessi si sono create e sviluppate relazioni forti e autentiche che hanno anche contribuito in modo efficace a resistere nelle calamità più gravi. Il cardinale Angelo Scola ha colto nel segno quando, all’inizio di questa pandemia, ha scritto: “Per vivere adeguatamente una circostanza come questa abbiamo bisogno di rispondere alla domanda: Chi sono io?”, suggerendo la necessità di riannodarci, nel rispetto delle nuove forme culturali, al fattore portante della grande tradizione europea: il rapporto con noi stessi, con gli altri e con Dio”.

Ricordare il 2020 resta un’occasione per riannodare questo rapporto che ci costituisce anche se in buona parte dimenticato dalla stessa Europa. Il clima che si respira in questo momento sembra infatti orientato a dimenticare e cancellare il passato, clima anche spinto dal martellamento mediatico, non scevro da forme che rasentano l’idolatria circa l’imminente salvatore di nome vaccino. Questa strada, dal punto di vista di una strategia sanitaria, è ovviamente non solo auspicabile ma anche inevitabile e urgente. Tuttavia, non possiamo non percepire anche toni acritici e trionfalistici di una campagna vaccinale che tende a rappresentare il vaccino come un nuovo dio che salverà il mondo.

Da ricercatore constato di non aver mai visto tanta dichiarata “fede” nella scienza additata come strumento magico per cancellare un passato di schiavi e finalmente gridare “liberi tutti”. Un sano e scientifico realismo sembra suggerire che non sarà così per molte ragioni. Perché nessuno potrà mai cancellare e dimenticare la morte dei propri cari e di coloro che anche nel 2021 continueranno a morire, perché molti dei danni fatti non sono riparabili e perché le drammatiche situazioni di povertà estrema di chi ha perso tutto o quasi tutto non si possono risolvere con sole iniezioni di ottimismo. Poiché non sarà una strada facile da percorrere resta importante invocare la responsabilità di tutti e in primis di chi ha un ruolo nelle decisioni e nella comunicazione.

Tuttavia, occorre esser consapevoli che “respondere” è un atto che ha la sua origine in una decisione della nostra libertà e non basta un’emozione o un’emergenza per fondarla e sorreggerla. Una responsabilità vera può nascere e crescere solo dove la nostra libertà riconosca qualcosa a cui aderire con il cuore e con la ragione e dia senso sia al vivere che al morire. Proprio nell’anno appena trascorso, molti ci hanno testimoniato questa responsabilità espressa come trasparente informazione, come capacità di solidarietà, di affezione e amorevole compagnia verso chi ha avuto più bisogno di aiuto. Anche fosse solo per questo, non dobbiamo dimenticare il 2020.

* Presidente StemNet, CRC StaMeTec, Università degli Studi di Milano