• ABORTISTI SCONFITTI

Vittoria in Ecuador, stoppato il Codice della Morte

Nonostante i ricatti dell’Onu e le pressioni di lobby internazionali, il presidente dell’Ecuador Lenín Moreno ha posto il veto e rigettato il Código de Salud, che prevedeva di liberalizzare l’aborto, l’eutanasia, l’eterologa, ecc. La decisione arriva dopo un appello dei vescovi e l’imponente mobilitazione del popolo pro vita, che ha ribattezzato il testo “Código de Muerte”

Vittoria in Ecuador, grazie a Dio. Il presidente Lenín Moreno, nella tarda mattinata di venerdì (da noi era ormai sera), ha posto il veto e rigettato l’intero Codice Sanitario Biologico o Código de Salud (tre tomi comprensivi di 405 articoli) che includeva la liberalizzazione dell’aborto, l’educazione alla “salute riproduttiva” e al gender nelle scuole, l’eutanasia, la fecondazione eterologa, la droga libera, la maternità surrogata… Un condensato di tutte le peggiori e mortifere legislazioni approvate negli ultimi anni in vari Paesi del mondo.

Nonostante le indicibili pressioni e i ricatti dell’Onu, che vincolava le suddette “riforme” all’elargizione dei propri fondi per combattere il Covid-19 nel Paese, nonostante la potente azione di lobby internazionali abortiste e promotrici di “diritti umani”, Moreno ha ascoltato il popolo ecuadoregno che con manifestazioni diffuse e petizioni sottoscritte da centinaia di migliaia di cittadini gli chiedeva di rigettare il ribattezzato “Código de Muerte”.

La prima discussione sul Codice era iniziata nel 2012. Già nel 2017, quando era candidato alla Presidenza della Repubblica, Moreno ne aveva chiesto la sospensione per una migliore valutazione. Da allora, invece, il testo ha percorso a tappe forzate tutto l’iter legislativo, sotto le pressioni di interessi esterni. Dopo il rigetto o, come ha scritto il presidente nella sua lettera ufficiale, l’“OBIEZIONE TOTALE” al testo, tutto si congela sino al prossimo anno.

Infatti, né il testo né la decisione di Moreno potranno essere valutate dal Parlamento fino al 25 settembre 2021. Dopo quella data, il nuovo Parlamento potrà chiedere la revisione della decisione del presidente con un voto motivato di 2/3 dei parlamentari.

C’è un video di denuncia (prodotto da Faro Films) sull’intera vicenda, che svela retroscena e indica con chiarezza nomi di parlamentari e di Ong che possono aver mercanteggiato prebende per l’approvazione del testo, lo scorso 25 agosto, da parte dell’Assemblea. La segretaria generale della Presidenza della Repubblica, Johana Pesántez, accompagnata dal ministro della Salute Juan Carlos Zevallos e dal vicepresidente del Governo Xavier Solórzano, ha dovuto ammettere che nei 30 giorni trascorsi dall’approvazione della Assemblea - a seguito di una revisione rigorosa del testo e una serie di confronti con esperti, professionisti della salute, ordini dei medici - si sono rilevati più di 400 errori equamente distribuiti nei tre volumi. Perciò, l’intero testo non è emendabile ed è rigettato completamente.

Nell’ultimo mese una mobilitazione imponente del popolo ecuadoregno ha mostrato la dignità della nazione che per oltre l’85% è fatta da cattolici. Dapprima la Conferenza Episcopale aveva emesso un netto e accorato appello ricordando a tutti cosa fossero i diritti umani, cosa prevedesse la Costituzione ecuadoregna, quale fosse il compito del presidente Moreno dinanzi a un testo legislativo inaccettabile.

Poi il Fronte Nazionale per la Famiglia, oltre alla sua protesta principale, aveva promosso una serie di mobilitazioni: tassisti che guidavano a singhiozzo e scioperi dei trasporti pubblici a macchia di leopardo, carovane di auto con bandiere pro vita e famiglia e altoparlanti che chiedevano il veto di Moreno contro il Código de Muerte, infine la consegna il 24 settembre di più di centomila firme al Palazzo della Presidenza della Repubblica.

È emersa una grande soddisfazione da parte delle tantissime associazioni pro vita e famiglia del Paese per la decisione del presidente Moreno. Ora la sfida si sposta alle elezioni politiche dei prossimi mesi; il 7 febbraio si terranno le elezioni parlamentari e il primo turno per l’elezione del presidente della Repubblica (l’eventuale secondo turno sarà l’11 aprile). Possiamo solo immaginare cosa accadrà nei prossimi sette mesi, quante belle multinazionali del male assoluto e quanti filantropi si faranno avanti per sostenere partiti e personalità favorevoli alla ripresa del rigettato Codice. Solo l’Ippf (sotto le mentite spoglie della Cepam) ha ricevuto e speso più di 2.5 milioni di dollari negli ultimi anni per promuovere le proprie ragioni nel Paese.

Tuttavia, fanno ben sperare le mobilitazioni popolari di queste settimane, la fattiva unità di intenti di diverse chiese e associazioni, la significativa consonanza di opinioni tra il favorito candidato alle prossime presidenziali (sconfitto alle scorse elezioni da Moreno) e lo stesso Moreno: entrambi convinti di un rigetto totale delle mortifere nuove misure per la “salute”. Una consonanza inattesa che potrebbe prefigurare l’embrione di una nuova grande coalizione patriottica, inclusiva di leader cristiani, che non avrebbe avversari alle elezioni di febbraio 2021.

L’umile popolo dell’Ecuador e la sua Chiesa ci insegnano che la dignità umana e la fede non sono in vendita, ci sono principi non negoziabili. Le lobby internazionali e i padroni del mondo non sono destinati a vincere, il neocolonialismo si può fermare. Cristianesimo e amore per la patria sono le chiavi identitarie necessarie per una buona battaglia. Solo se la si combatte, come insegnava santa Giovanna d’Arco, Dio potrà donare la vittoria.