Vi spiego perché nel web c'è bisogno della Bussola
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Anche attraverso la rete si può evangelizzare, a condizione di non deludere la sete di verità delle giovani generazioni. La testimonianza di Elia Buizza, che si è messo in gioco in prima persona con brevi video dai contenuti schiettamente cattolici. E ai suoi follower consiglia di leggere La Bussola.
I social, se utilizzati bene, possono diventare strumenti di evangelizzazione. A dimostrarlo sono giovani “influencer” cattolici che si propongono la “missione” di portare il Vangelo sui social media. Abbiamo sicuramente a mente gli ultimi casi tristemente famosi dei cosiddetti “preti-influencer” di ravagnaniana memoria, in cui vediamo la fede venduta o, meglio, svenduta, sul piatto dei follower.
Il tema dell’evangelizzazione sui social è molto delicato. È lecito, infatti, domandarsi se il tesoro della fede possa essere portato attraverso le nuove forme di comunicazione sociale, come Tik Tok, Instagram, Facebook, e chi più ne ha ne metta. Si potrebbe anche obiettare che alle nuove generazioni non interessi cercare reel o post su temi di spiritualità e di fede, tanto meno su questioni che a volte neppure gli stessi cristiani “praticanti” si preoccupano di approfondire.
Talvolta però lo scrolling sui social può rivelarsi “provvidenziale” facendo incappare in un video che attira l’attenzione e che approfondisce in modo cristiano questioni viste dai più come tabù. Requisito indispensabile è quello di essere fedeli alla verità, altrimenti si rischia di fare il gioco opposto, ovvero di minimizzare e ridicolizzare Cristo e la Chiesa.
In America, ma anche in Italia, sono sempre più diffusi video di giovani che si impegnano ad andare controcorrente e a proporre una visione non omologata e ideologica dei fatti. Charlie Kirk con il suo esempio ha sicuramente incarnato le qualità sopra descritte, arrivando così al cuore di tanti giovani e sostenendo, grazie a valide basi di studio e di fede, anche i dibattiti più accesi.
La Bussola ha incontrato Elia Buizza, giovane ragazzo bresciano, marito e padre di tre figli, che dopo una forte conversione, ha iniziato ad approfondire la Fede non solo attraverso il rapporto con Dio ma anche mediante una solida formazione, in quanto – afferma – non si può amare ciò che non si conosce.
Utilizzando Instagram e Facebook per proporre contenuti su temi di fede e attualità, abbiamo voluto condividere con lui alcune domande e un video per fare conoscere l’altra faccia dei “christian social” e fornire “una Bussola” in più ai numerosi giovani assetati di verità.
Elia, quando è iniziata la tua "missione" sui social e perché?
Ho iniziato a pubblicare sui social a luglio 2025, dopo aver tristemente preso atto del fatto che sui social i creators cattolici più seguiti propongono contenuti non sempre in linea con il Magistero e la Tradizione, bensì sempre più spesso piegati a ideologie più svariate che oggi interessano anche ampie porzioni della Chiesa cattolica. In particolare, su temi etici e morali ho notato posizioni frequentemente in contrasto con quello che insegna la Chiesa, nonché l'assenza di creators cattolici con una sensibilità liturgica tradizionale. Ho provato quindi a mettermi in gioco parlando liberamente dei temi più svariati, spaziando dal Catechismo a una fede più “esperienziale”, insieme a brevi commenti su fatti di cronaca e attualità, avendo sempre una prospettiva decisamente cattolica e fedele alla Chiesa.
Sono tanti i giovani che ti seguono. Perché oggi è importante utilizzare i social per portare il messaggio evangelico e fornire una visione dei fatti secondo la dottrina della Chiesa?
Purtroppo occorre constatare che i giovani conducono una vita sempre più frenetica, diseducati a prendersi del tempo per leggere o formarsi. I miei brevi video non possono sostituire la formazione che un cattolico dovrebbe avere per fare un'apologetica seria, però possono essere un breve rimando per incuriosire i ragazzi su un tema da approfondire. Sono convinto che molti giovani hanno paura di esporsi, si vergognano, sentendosi impauriti di fronte a una società anticattolica che li vuole escludere. Io cerco di confermarli nella Fede, per infondere coraggio nei cuori più tiepidi e contribuire, se Dio vuole, a infiammare questi cuori di una Fede autentica e ardente. Non siamo pochi e non siamo soli!
Cattolicesimo militante: nei tuoi video riprendi un aspetto oggi spesso dimenticato. Perché è bene riproporlo ai giovani? Già Pio XII nel messaggio Urbi et Orbi della Pasqua 1953 denunciava la stanchezza dei buoni, invitando a riprendere l’usata virtù…
Sul concetto di cattolicesimo militante vorrei ricordare che la Chiesa pellegrina sulla terra è detta “militante” in quanto si trova ancora nella prova e nella tribolazione, a differenza della Chiesa purgante e di quella trionfante. Oggi è una parola desueta, ma in quella “militanza” leggo tutta la missione di un credente: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» (2Tm 4,7). Tutti siamo cattolici “militanti” consapevoli di combattere contro i tre nemici dell’anima: il mondo, il demonio e la carne. Sui social non ne parla più nessuno. Se già Pio XII nel 1953 denunciava la stanchezza dei buoni, possiamo solo immaginare quali siano le condizioni in cui versano i “buoni” nel 2026.

