• IL SACERDOZIO VOLUTO DA GESÙ

«Vi dichiaro celibi e casti», il nuovo libro della Bussola al via del Sinodo

L’Instrumentum Laboris del Sinodo sull’Amazzonia (6-27 ottobre) propone l’ordinazione sacerdotale di anziani, anche con famiglia, senza fare alcun cenno alla continenza perfetta: se la richiesta venisse approvata, sarebbe la prima volta nella storia della Chiesa latina, una rottura con ciò che si è sempre insegnato. Fino al VII secolo la Chiesa ammetteva anche un clero sposato, ma solo se continente. Da allora in poi la Chiesa latina iniziò a chiedere sempre di più, oltre alla continenza, il clero non sposato, come frutto di un approfondimento del rapporto tra Cristo e la Sua Sposa. Su questo percorso storico di comprensione del mistero di Cristo si basa il nuovo libro della Bussola: «Vi dichiaro celibi e casti - La continenza ecclesiastica, unica forma voluta da Gesù». Ne pubblichiamo qui l’introduzione. 
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Normalmente, quando si parla del celibato sacerdotale, si ha presente da una parte il modello latino, ossia una condizione di vita che esclude il matrimonio; dall’altra il modello orientale, che prevede invece a fianco di un clero celibe, prevalentemente di provenienza monastica, un clero sposato; mariti e padri di famiglia, che, continuando a vivere l’unione propriamente coniugale, esercitano il ministero diaconale o presbiterale. Queste due “tradizioni” appaiono antitetiche, ma capaci di convivere, a condizione di una ben marcata differenziazione geografica. In entrambi i casi, si tratterebbe comunque di differenti prassi disciplinari, passibili di modifica.

Lo stesso Concilio Vaticano II, nel suo documento dedicato alla vita ed al ministero sacerdotale, sembra attestarsi nella stessa posizione. Anzitutto, l’inizio del paragrafo 16 del decreto Presbyterorum ordinis dà subito l’intonazione dell’argomento, focalizzandosi sul celibato inteso come «la perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore nel corso dei secoli», lasciando intendere il clero non sposato; questa perfetta continenza «è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale», anche se - si precisa - «non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l’aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati».

Il sacro Sinodo illustra poi le ragioni per cui il celibato ha un «rapporto di convenienza con il sacerdozio», ragioni che avremo modo di sviluppare in un capitolo specifico, ed afferma che «per questi motivi - fondati sul mistero di Cristo e della sua missione - il celibato, che prima veniva raccomandato ai sacerdoti, in seguito è stato imposto per legge nella Chiesa latina a tutti coloro che si avviano a ricevere gli ordini sacri».

La legge del celibato viene approvata e confermata dal Concilio, ma occorre tuttavia notare che la modalità con cui si è impostata la questione offre appigli a quanti cercano di minare la disciplina del celibato obbligatorio. Che cosa si vuol dire? Il testo in questione non distingue due termini, tra i quali vi è una differenza fondamentale da cogliere: il celibato e la continenza. Se avete prestato attenzione, il decreto conciliare sembra riferirsi solo al primo, ossia alla «perfetta e perpetua continenza» del clero non sposato, mentre tace del secondo, ossia della continenza del clero, anche di quello sposato. Eppure la Chiesa antica, fino al settimo secolo, conosce sì un clero sposato, ma non conosce un clero che non sia continente; o meglio, lo conosce, ma per biasimarlo e correggerne gli abusi. Con la fine del settimo secolo, precisamente con il Concilio in Trullo o Quinisesto (692), la disciplina orientale prende un’altra strada, mentre quella latina persevera nell’esigere dai suddiaconi, dai diaconi, dai presbiteri e dai vescovi la continenza perfetta, preferendo sempre di più il clero propriamente celibe (non sposato). Mentre non era necessario essere celibi per accedere agli ordini maggiori, era però obbligatorio vivere in perfetta e perpetua continenza.

Bisogna tenere ben presente questa distinzione tra celibato (non essere sposati) e continenza (essere sposati ma sacrificare l’uso del matrimonio).

Dal tenore di questa breve introduzione, si può comprendere che l’asse portante del presente lavoro è soprattutto storica: vogliamo capire come sono effettivamente andate le cose nella Chiesa antica riguardo al celibato del clero e, nello stesso tempo, verificare se una certa disciplina fosse considerata non solo importante, ma anche vincolante.

Perché questa scelta? Molte considerazioni sociologiche, psicologiche e pastorali sono state fatte pro o contro il celibato; anche in ambito teologico, in non pochi casi si è avuta la fretta di liquidare le indicazioni della Chiesa antica come espressione di una cultura estranea al cristianesimo o comunque datata. Ora, bisogna ricordare che la Chiesa non è una S.p.A., che debba essere competitiva sul mercato; e non è nemmeno un’assise parlamentare permanente, dove decisioni che riguardano la sua identità più profonda e la salvezza delle anime vengono prese a maggioranza. La Chiesa è la Sposa di Cristo, che vive del vincolo con Lui e della presenza dello Spirito Santo che sempre la anima e la vivifica. Ecco perché la Chiesa prospera quando questo vincolo è saldo, e soffre fino ad agonizzare quando questo vincolo si spezza.

Vincolo con Cristo, azione dello Spirito Santo: in linea teorica potremmo essere tutti d’accordo; ma il punto è che condizione e ad un tempo verifica di questo legame è il fatto che la Chiesa rimanga sempre la stessa nella sua identità. La ragione è semplice: lo Spirito che guida ed anima la Chiesa non conosce contraddizioni e non ha amnesie; è del tutto incomprensibile perciò parlare di rivoluzioni nella Chiesa o riferirsi a nuovi “spiriti” che guiderebbero la Chiesa contemporanea. È per questo motivo che l’Apostolo Paolo ha insistito fino allo sfinimento sul principio di tradizione: «Mantenete le tradizioni come ve le ho trasmesse» (1Cor. 11, 2); «Ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso» (1Cor. 11, 23); «Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor. 15, 3). San Paolo manifesta al discepolo Timoteo la stessa preoccupazione di custodire e trasmettere fedelmente: «Le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri» (2Tm 2, 2).

Queste tradizioni, è bene ricordarlo, comprendono insegnamenti e discipline, e sono scritte o non scritte. Per questo la verifica di quello che la Chiesa ha effettivamente insegnato nel passato e di come l’ha insegnato è essenziale: è la condizione per permanere nel pensiero di Cristo e nell’amore di Lui.

Il celibato sacerdotale è da sempre sotto attacco e più o meno sempre con gli stessi argomenti. Ma oggi c’è qualcosa che rischia realmente di colpire al cuore questo dono di Dio alla Chiesa ed è la richiesta presente nel § 129 dell’Instrumentum Laboris del Sinodo sull’Amazzonia (6-27 ottobre 2019): «Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana». Avrete certamente notato che non viene fatto alcun riferimento alla continenza obbligatoria di questo eventuale clero sposato: sarebbe la prima volta in tutta la storia della Chiesa latina.

Occorre capire che la posta in gioco non è meramente disciplinare: la continenza del clero ha a che fare con un aspetto particolarmente intimo della relazione tra Cristo e la Chiesa. Il clero continente, che rinuncia ad una generazione umana per il Regno, è decisamente epifania di Cristo, Sposo della Chiesa. La ricerca storica e la riflessione teologica stanno sempre più maturando la convinzione che il legame tra la continenza ed il sacerdozio è qualcosa di più di una “convenienza” non necessaria. Speriamo di riuscire a mostrarlo in questo breve testo.