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«Vescovi, cedere al mondo vi espone al ridicolo»

Il 21 giugno il Papa ha ricevuto 150 nunzi apostolici. Nel suo discorso, con parole forti, è tornato sul tema già affrontato: le caratteristiche del buon vescovo, che o è insieme santo, prudente e capace di resistere alle pressioni del mondo o si rende «ridicolo».

Papa Francesco

Il 21 giugno il Papa ha ricevuto 150 nunzi apostolici, nel quadro degli incontri per l'Anno della Fede. Nel suo discorso Papa Francesco ha insistito, con parole forti - come ha detto - «non di circostanza né formali», su quello che è il più «delicato compito» dei nunzi: «realizzare l'indagine per le nomine episcopali». Il Pontefice è così potuto tornare su un tema che aveva già trattato nell'incontro con i vescovi italiani dello scorso 23 maggio: le caratteristiche del buon vescovo, che o è insieme santo, prudente e capace di resistere alle pressioni del mondo o si rende «ridicolo».

«Siate attenti - ha detto Francesco - che i candidati siano pastori vicini alla gente, padri e fratelli, siano miti, pazienti e misericordiosi; amino la povertà interiore come libertà per il Signore e anche esteriore come semplicità e austerità di vita, e non abbiano una psicologia da principi». Ma essere austeri e pii, se è necessario  per essere buoni vescovi, non è però sufficiente. «Voi conoscete la celebre espressione - ha detto il Pontefice - che indica un criterio fondamentale nella scelta di chi deve governare: "si sanctus est oret pro nobis, si doctus est doceat nos, si prudens est regat nos" - se è santo preghi per noi, se è dotto ci insegni, se è prudente ci governi». Saper governare non è un dono dato a tutti, neppure a tutti i santi e a tutti i dotti.

Un buon indizio che si diventerà buoni vescovi è non volerlo diventare. I nunzi, nel vagliare i candidati, dovrebbero essere «attenti che non siano ambiziosi, che non ricerchino l'episcopato - volentes nolumus - e che siano sposi di una Chiesa, senza essere in costante ricerca di un'altra», cioè appena arrivati in una diocesi non comincino a brigare per essere trasferiti in un'altra più importante. I vescovi dovranno essere soprattutto «capaci di sorvegliare il gregge che sarà loro affidato, di avere cioè cura per tutto ciò che lo mantiene unito; di vigilare su di esso, di avere attenzione per i pericoli che lo minacciano; ma soprattutto siano capaci di vegliare il gregge, di fare la veglia, di curare la speranza, di sostenere con amore e pazienza i disegni che Dio attua nel suo popolo».

Vale per tutti i vescovi: la «nostra stabilità non sta nelle cose, nei propri progetti o nelle ambizioni, ma nell'essere dei pastori che tengono fisso lo sguardo su Cristo». Il  modello del buon vescovo è san Giuseppe, «che veglia su Maria e Gesù, alla sua cura per la famiglia che Dio gli ha affidato, e allo sguardo attento con cui la guida nell’evitare i pericoli. Per questo i pastori sappiano essere davanti al gregge per indicare la strada, in mezzo al gregge per mantenerlo unito, dietro al gregge per evitare che qualcuno rimanga indietro e perché lo stesso gregge ha, per così dire, il fiuto nel trovare la strada». Francesco ha rivolto un pensiero anche a quel tipo particolare di vescovi che sono i nunzi, votati a una «vita da nomadi», «sempre con la valigia in mano».

Anche per i nunzi c'è il rischio, ha detto il Pontefice, di «cedere alla mondanità spirituale», uno dei grandi temi del Magistero di Francesco. Mondanità spirituale significa fare tante cose, anche buone, per la propria gloria o anche per il bene degli uomini, ma non per Dio: significa «cedere allo spirito del mondo, che conduce ad agire per la propria realizzazione e non per la gloria di Dio». E la mondanità spirituale porta «a quella sorta di "borghesia" dello spirito e della vita che spinge ad adagiarsi, a ricercare una vita comoda e tranquilla». Sull'esempio di quel grande e santo diplomatico che fu il beato Giovanni XXIII (1881-1963) Papa Francesco ha esortato i nunzi in particolare, e i vescovi in genere, a «potare la vigna della vita da ciò che è inutile e andare dritto all'essenziale, che è Cristo e il suo Vangelo, altrimenti si rischia di volgere al ridicolo una missione santa». Il Papa aveva già evocato il rischio del «ridicolo» parlando ai nunzi del futuro, agl allievi della Pontificia Accademia Ecclesiastica, il 6 giugno 2013 . «È unai parola forte questa», ha detto il Pontefice ai nunzi, «ma è vera: cedere allo spirito mondano espone soprattutto noi pastori al  ridicolo; potremo forse ricevere qualche applauso, ma quegli stessi che sembreranno approvarci, poi ci criticheranno alle spalle».

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