Verifiche posticipate nella scuola laica che cede al Ramadan
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Rinviare le interrogazioni per agevolare gli studenti che digiunano. Accade in un istituto superiore di Genova e il digiuno non è quello quaresimale ma quello islamico. È l'"inclusione" a senso unico, in nome della laicità che bandisce i crocifissi dalle aule ma sventola bandiera bianca di fronte al Corano.
Ci risiamo: in un liceo di Genova interrogazioni e verifiche posticipate per gli studenti che fanno il Ramadan. Ormai ogni anno, in questo periodo, si è costretti a tornare su episodi di questo tipo. Ma non ci si può esimere dal farlo e alzare la voce: quando si parla di crocifisso nelle aule, di tradizioni cristiane, di insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole e persino di capolavori della letteratura come la Divina Commedia, c’è sempre chi invoca la laicità dello Stato e fa la morale. Davanti a vicende di questo tipo, invece, la stessa rigidità sembra scomparire e trasformarsi in bieco zerbinismo. Chissà perché…
I fatti: come segnalato da Adnkronos, la dirigente scolastica di un istituto superiore genovese – oltre 1.400 studenti tra liceo, istituto tecnico, professionale e corsi per adulti e detenuti- ha distribuito al personale docente una comunicazione formale intitolata “Ramadan, accorgimenti”, con l’obiettivo di “garantire il benessere psicofisico delle studentesse e degli studenti e favorire un clima scolastico inclusivo” durante il mese di digiuno islamico. La circolare invita i docenti a posticipare verifiche e interrogazioni almeno dopo la prima settimana di Ramadan, a programmarle preferibilmente nelle prime ore del mattino e a evitare prove nei giorni della veglia di preghiera del ventisettesimo giorno e della festa di fine digiuno; i docenti di scienze motorie, da parte loro, sono stato invitati a prendere in considerazione eventuali esoneri dalle lezioni pratiche. Grazie al cielo una parte del corpo docente ha considerato tutto questo come un’interferenza diretta sulla propria autonomia professionale, così è partita una segnalazione formale all’Ufficio Scolastico Regionale.
Come prevedibile, Il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Liguria, dopo un colloquio con la dirigente ha semplicemente redatto e diffuso una nota volta a stemperare gli animi. Nel messaggio si afferma che «l’iniziativa, come assicurato dalla dirigente, intende promuovere un clima inclusivo, non si dettano misure prescrittive e generalizzate per il personale scolastico, ma "consigli"e ‘indicazioni’ per tener conto delle specifiche esigenze dei ragazzi che osservano il digiuno». Da parte sua, appoggiata a chiare lettere dal Direttore Generale, la Dirigente scolastica non ha fatto marcia indietro, ribadendo che «è una forma di rispetto per gli studenti musulmani che praticano il Ramadan. Mi sembra sensato agevolarli, piuttosto che farli stare a casa. Non ci trovo niente di strano. Ripeto, non è un’imposizione, ma un consiglio. Non ho altro da dire».
La notizia ha fatto rapidamente il giro dell’Italia e sollevato non poche polemiche, soprattutto perché non esiste alcuna direttiva ufficiale da parte del ministero dell’istruzione in merito ai giorni di lezione durante il Ramadan e ogni scuola agisce in autonomia, appoggiandosi alle parole d’ordine del multiculturalismo, dell’inclusione, del "Volemose bene".
Tre consiglieri regionali della Lega, tuttavia, hanno criticato duramente il provvedimento. Per i tre, la circolare rappresenta una «inaccettabile e pericolosa islamizzazione nelle nostre scuole. Non vogliamo arretrare sui nostri valori, non vogliamo calpestare la nostra identità, non vogliamo rinnegare le nostre tradizioni, non vogliamo che la scuola diventi un laboratorio di propaganda e di sottomissione all’Islam. Ci risiamo, ma non siamo in Marocco o Pakistan».
Ecco, il problema sta proprio qui, l’ossequio, che si manifesta anche come sudditanza psicologica verso l’Islam, non nasce da una stima per i suoi contenuti dottrinali e le sue espressioni sociali (e come sarebbe possibile, del resto?) ma nella volontà esplicita, mascherata da buoni sentimenti, di mettere una pietra sopra la nostra tradizione, diventata insopportabile per una società sempre più orientata al paganesimo.
I Paesi occidentali ex cristiani non hanno alcuna intenzione di fare digiuno come i musulmani; ormai non fanno nemmeno quello (molto più blando) richiesto per il mercoledì delle Ceneri e per il Venerdì Santo. Né, ci pare, le donne occidentali abbiano alcuna intenzione di mettersi il velo integrale o di viaggiare nel bagagliaio delle auto come i cani, oppure di essere bastonate se non ubbidiscono; oppure di dare le lori figlie dodicenni in spose (multiple) a barbuti quarantenni. No, certamente no. Però odiano il cristianesimo, e per distruggerlo fanno spazio all’Islam. Ma in questo folle furore ideologico, fonte di cecità intellettiva, non riescono a vedere e capire che nel volgere di qualche anno, se non corriamo ai ripari, tutto questo diventerà lo stile di vita cui dovremo tutti sottostare. Volenti o nolenti. Perché i musulmani non fanno sconti e la sottomissione è la loro missione. Gli islamici non sono affatto favorevoli all’inclusione, al multiculturalismo, alla tolleranza, al "Volemose bene". Proprio no, come anche la storia insegna.
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