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ALLA CAMERA

Utero in affitto, le pseudo-ragioni contro il Ddl che lo combatte

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Da lunedì è in discussione nell’aula di Montecitorio il Ddl che intende estendere il divieto della Legge 40 alla maternità surrogata per i reati commessi all’estero da cittadini italiani. Radicali, sinistra e media mainstream protestano, adducendo motivi infondati e contraddittori.

Vita e bioetica 21_06_2023

Lunedì 19 giugno è iniziata nell’aula della Camera la discussione del disegno di legge che mira a modificare l’articolo 12 della Legge 40/2004 per rendere possibile la «perseguibilità del reato di surrogazione di maternità commesso all’estero da cittadino italiano». Il Ddl ha dunque il fine di scoraggiare il turismo procreativo di quelle coppie, uomo-donna o dello stesso sesso, che aggirano il divieto alla maternità surrogata contenuto nella Legge 40 andando in Paesi dove l’utero in affitto è legale e cercando poi di farsi riconoscere la doppia genitorialità in Italia, nell’ovvio tentativo di scardinare l’ordinamento vigente.

L’approdo del Ddl in aula ha avuto l’effetto di accendere ancora di più il dibattito nazionale sul tema, con la sinistra e i radicali che bollano come un obbrobrio la proposta di cui è relatrice la deputata Carolina Varchi, di Fratelli d’Italia, e che riunisce tre proposte sul tema (n. 887, n. 342, n. 1026). Anche i media mainstream sono sempre più schierati a difesa dell’utero in affitto, partecipando alla mistificazione della realtà e del linguaggio connessi a tale barbarie, eufemisticamente chiamata “gestazione per altri”.

Nella ridda di dichiarazioni è allora opportuno individuare quali sarebbero le ragioni per cui una certa sinistra, parte dei Cinque Stelle e i radicali avallano la maternità surrogata. Una pratica che a colpi di propaganda e di pressioni - provenienti prevalentemente dalle lobby Lgbt (con qualche eccezione, come ArciLesbica) e dall’industria dei bambini in provetta - è passata in pochi anni dall’essere impresentabile a livello di società civile al venire di fatto sponsorizzata attraverso storie raccontate ad arte su giornali e TV.

Le ragioni politiche di chi si oppone al Ddl - che intende appunto integrare la Legge 40 per i fatti «commessi all’estero» da cittadini italiani - si trovano, in sintesi, nella relazione di minoranza a firma di Riccardo Magi di +Europa.

Il primo problema politico, secondo Magi, starebbe nel violare la «libertà di autodeterminazione delle donne», cioè la libertà delle stesse di «disporre del proprio corpo»: vulnus che l’esponente radicale trova già nell’attuale Legge 40, che quindi, nella sua ottica, dovrebbe semmai essere modificata in senso opposto, cioè ancora più permissivo. La libertà di cui parla Magi è chiaramente slegata dalla verità, insita nella legge morale naturale. Non c’è infatti “autodeterminazione” che tenga di fronte a una pratica che riduce le donne a meri elementi di una catena di montaggio che mercifica le donne stesse e i bambini.

Tra lo sfacciato e il curioso il fatto che nel prosieguo del testo Magi auspichi una modifica del Codice penale per «irrobustire le norme sulla schiavitù» e reprimere lo «sfruttamento procreativo»: è infatti evidente che proprio l’utero in affitto costituisca e favorisca una nuova forma di schiavitù, spesso sfruttando situazioni di povertà. Un concetto che è chiaro anche per il punto di vista “laico” (come si dice oggi) della Corte costituzionale, secondo cui la maternità surrogata «offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane» (sentenze 272/2017 e 33/2021).

Riccardo Magi e coloro che la pensano come lui mirano dunque - ed è il secondo aspetto politico - a una «regolamentazione del fenomeno della gestazione per conto altrui in Italia». Non si accontentano, come accennato, dello status quo, ma rilanciano. Come leva si usa la pretesa di «offrire tutela giuridica ai bambini nati con tale tecnica, il cui diritto alla vita e interesse ad avere una famiglia - si legge nella relazione di minoranza - non sarebbero altrimenti tutelati». Anche questa asserzione è in realtà un pretesto, dal momento che i bambini cresciuti da una coppia omosessuale, come gli altri minori, godono già di diritti fondamentali quali quello alla salute, all’istruzione, eccetera: piuttosto, sono privati del diritto a crescere con una mamma e un papà, per l’arbitrio all’origine di qualche adulto.

Riguardo, poi, più in particolare al “diritto alla vita” di cui parla Magi, bisognerebbe considerare la vita scartata e soppressa di innumerevoli embrioni, che vengono sacrificati negli ingranaggi dell’utero in affitto e delle altre pratiche di fecondazione artificiale.

Il terzo presunto problema consisterebbe, secondo la relazione di minoranza, nel fatto che «il desiderio di fondare una famiglia è giuridicamente protetto dall’articolo 29 della Costituzione». A parte il fatto che qualche riga dopo ci si riferisce allo stesso desiderio come a un «diritto» e che non assicurarlo alle coppie omosessuali sarebbe discriminatorio, l’autogol è già clamoroso di suo, poiché l’art. 29 della Costituzione afferma che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»: società naturale e matrimonio che evidentemente stanno agli antipodi della moderna utopia delle “famiglie arcobaleno”, com’è chiaro non solo per il buonsenso ma anche se si dà un’occhiata ai lavori preparatori dell’Assemblea Costituente in tema di famiglia.

Altrettanto ingannevole è il tentativo di legittimare la cosiddetta «Gpa solidale»: questo sia perché nella quasi totalità dei casi non c’è maternità surrogata senza soldi (a parte qualche rarissima eccezione, tipo la mamma-nonna surrogata dell’Arkansas nel 2017), sia perché la maternità surrogata - anche se gratuita - è gravemente lesiva della dignità dell’essere umano.

Diversamente da quanto stanno ripetendo in questi giorni i radicali e vari esponenti del centrosinistra, ad essere incostituzionale (o peggio) non è quindi il Ddl presentato dal centrodestra, bensì il tentativo di legalizzare l’utero in affitto, con tutto ciò che questo comporta.

Rispetto, infine, ai rilievi mossi sulla punibilità del reato commesso all’estero, una risposta l’ha fornita la deputata Augusta Montaruli (FdI), relatrice del Ddl in Commissione Affari Costituzionali. «Tra la miriade di fattispecie già considerate reati universali dalla legge italiana e mai ritenute costituzionalmente illegittime vi sono delitti meno gravi [dell’utero in affitto, ndr] sia per l’interesse sostanziale, che per la concreta pena che può essere applicata, sicché non sussiste alcuna incongruenza tra la proposta di legge di Fratelli d’Italia e quanto già prevede il nostro ordinamento». Alla maggioranza, dunque, il dovere di resistere alle pressioni contrarie al Ddl e giungere quanto prima alla sua approvazione.