a cura di Anna Bono
  • Repubblica Centrafricana

Una “fiera della speranza” per dire no alla guerra

Continuano i combattimenti nella Repubblica Centrafricana tra le milizie islamiche che controllano estesi territori e i gruppi armati anti-Balaka, in origine creati per difendere la popolazione cristiana. Metà degli abitanti dipende per vivere da aiuti umanitari, i profughi, sfollati e rifugiati nei paesi vicini, sono un quinto della popolazione, molti di  essi sono privi di assistenza. Dall’inizio dell’anno almeno 30.000 persone sono state costrette a fuggire dagli scontri nel nord ovest in una provincia che finora era stata poco coinvolta nella guerra. Eppure, se appena il conflitto concede una tregua, chi può recupera quel che resta dei raccolti e del bestiame razziati dai combattenti e si rimette al lavoro. Nell’ultimo fine settimana di gennaio a Bozoum, nell’ovest del paese, si è svolta la 14esima edizione della Fiera agricola che ogni volta attrae migliaia di coltivatori. L’hanno chiamata “la fiera della speranza”. L’evento nasce da un’idea del missionario carmelitano Aurelio Gazzera: “è importante – spiega padre Aurelio – dimostrare che con il lavoro dei campi si può vivere dignitosamente, essere autonomi, mandare a scuola i figli, sostenere le spese sanitarie”. Alla fiera hanno partecipato 180 cooperative. Tantissime le donne, arrivate anche dai territori colpiti dalla guerra: “qui trovo la speranza e non penso alla guerra” ha detto una donna intervistata durante la fiera, madre di 11 figli, vittima nei mesi precedenti della violenza di un gruppo armato. “La fiera non è solo una occasione per vendere i raccolti – spiega ancora padre Aurelio – è anche un momento di festa, ci sono bar, ristoranti, la gente si incontra, si diverte”. Anche così le forze della vita resistono alle forze di morte.