• LA PROTESTA NEGLI USA

Un Tea Party al Campidoglio blocca la conferma di Biden

Cosa abbiamo visto ieri a Washington? Il Campidoglio è stato occupato dai manifestanti pro-Trump, per pochi ma intensi istanti, che hanno interrotto il processo di certificazione del voto presidenziale. Pareva di guardare un film di fantapolitica

Battaglia al Campidoglio

Cosa abbiamo visto ieri a Washington? Il Campidoglio è stato occupato dai manifestanti pro-Trump, per pochi ma intensi istanti, che hanno interrotto il processo di certificazione del voto presidenziale. Pareva di guardare un film di fantapolitica, ma era una diretta. Credevamo di aver visto tutto, in questo anno appena trascorso, ma non ci saremmo mai immaginati di assistere a scene da rivoluzione nel cuore degli Stati Uniti.

Che cosa è successo, di preciso? Il Congresso si è riunito per certificare la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali. La certificazione, in tempi ed elezioni normali, è un atto puramente formale. Ma in queste elezioni del 2020 no. Infatti, quando, in ordine alfabetico, è arrivato il turno del riconoscimento degli 11 voti elettorali dell’Arizona, il primo dei sei Stati in cui i Repubblicani dubitano della regolarità della vittoria del candidato democratico, il senatore Ted Cruz si è alzato in piedi, con una piccola pattuglia di senatori e ha contestato la certificazione formalmente. Già questo è un fatto più unico che raro, anche se entro i confini del regolare gioco istituzionale. Come ha sottolineato il vicepresidente Mike Pence, che presiedeva la seduta, i contestatori esercitavano un loro diritto. E’ dunque iniziato il dibattito sul voto in Arizona, quando la sessione è stata interrotta all’improvviso. Manifestanti avevano fatto irruzione nel Campidoglio.

Cosa stava succedendo, infatti, fuori dalle ovattate aule parlamentari? E cosa era successo prima? Dal giorno prima, una considerevole folla di sostenitori del presidente Donald Trump si era riunita a Washington, per protestare contro un’elezione di Joe Biden che più del 70% degli elettori repubblicani considera fraudolenta. I tribunali hanno sinora respinto le istanze legali intentate dal team di avvocati di Trump, i social network avvertono con banner (o bannano direttamente) chiunque pubblichi online informazioni su sospetti di brogli, i media all’unanimità la considerano una grande fake news. In parole povere: tutti i canali di dialogo, o anche semplicemente di sfogo, sono stati chiusi negli ultimi due mesi. Se anche hai il sospetto di brogli, non ne puoi parlare neppure in privato. La condizione perfetta per far scoppiare una rivolta.

C’erano vari modi per disinnescare la bomba, prima che scoppiasse. Trump aveva appena litigato con il suo vice Mike Pence, chiedendo, ma non ottenendo, di rinviare agli Stati la decisione di certificare i voti elettorali. Negli Stati ancora contesi, infatti, hanno depositato il loro voto sia i grandi elettori di Trump che quelli di Biden. Il gruppo di senatori dissidenti chiedeva invece, più semplicemente, di istituire una commissione di inchiesta, della durata massima di 10 giorni (per non intralciare la data di inaugurazione della nuova amministrazione il 20 gennaio) in cui riesaminare ancora tutti i casi sospetti di brogli. Anche questa opzione è stata negata. Proprio mentre Trump arringava la sua folla a non mollare e a continuare a battersi “per salvare il voto”.

In queste circostanze è avvenuto l’impensabile. Una parte della manifestazione pro-Trump, dopo il discorso del presidente, dalla Casa Bianca si è diretta al Campidoglio. E un gruppo di supporters di Trump è riuscito ad entrare. Su quel che sia avvenuto all’interno della sede parlamentare c’è ancora incertezza e le fonti divergono in molti dettagli. Giornalisti che erano all’interno riferiscono di militanti vestiti di nero che “armati di estintori spaccavano porte e vetrate”. E c’è anche il sospetto, fra i supporters di Trump, che fossero infiltrati Antifa. Ma diversi manifestanti repubblicani, anche anziani, hanno risposto alle domande dei giornalisti dicendo loro di aver preso parte all’irruzione e di non aver assistito a scene di violenza. E lamentando, anzi, una reazione eccessivamente violenta della polizia su gente disarmata. I feriti provocati dalle forze di sicurezza sarebbero due, colpiti da un proiettile e un candelotto di lacrimogeno, stando alle testimonianze di chi ha preso parte all’irruzione. Una donna, ferita dalla polizia, è successivamente morta, secondo quanto riporta la polizia di Washington. 

In ogni caso, non c’erano armi fra gli “insorti” (questa la definizione che ne ha dato Joe Biden), erano state ufficialmente bandite dall'area di Washington DC. Non si può, tantomeno, parlare di “colpo di Stato”. Non si è neppure vista la violenza, contro istituzioni, forze dell’ordine e proprietà di comuni cittadini, scatenata negli ultimi sei mesi durante le proteste degli Antifa e di Black Lives Matter. Proteste che, pure, la quasi totalità dei media definiva "legittime" e "pacifiche". L’evento di ieri è stato, piuttosto, una sorta di nuovo Tea Party, nella più classica tradizione americana: quando i più radicali oppositori di Giorgio III, nel 1773, travestiti da nativi americani, occuparono navi mercantili inglesi e rovesciarono tutto il loro carico di tè in mare, per protesta contro il monopolio. Anche in questo caso, la protesta si è svolta con un’occupazione simbolica di un luogo del potere, con manifestanti mascherati e variopinti che occupano uffici di politici (fra cui quello di Nancy Pelosi) e gli scranni parlamentari, fotografandosi e divertendosi, più per sfottere le istituzioni e il sistema che per distruggere o occupare. Ma a giudicare dalle dichiarazioni di Biden, che, appunto, ha parlato di “insurrezione e non protesta” e dagli allarmi lanciati dai leader mondiali partner degli Usa, la reazione sarà durissima. Alle 18 di ieri (ora della costa orientale statunitense) è stato imposto il coprifuoco su Washington. Ma non è quello il punto: aggiudicandosi anche i due senatori della Georgia, i Democratici hanno ora i mezzi e i numeri in Congresso per scatenare una caccia al conservatore senza precedenti, giustificandola, magari, con il pretesto di prevenire “nuovi golpe”.

Aggiornamento delle ore 8: il bilancio delle vittime è salito a 4 morti e 13 feriti ed è ancora temporaneo. La donna uccisa dalla polizia, all'interno del Campidoglio, è Ashli Babbit, veterana dell'aeronautica. Le altre 3 vittime sono morte a seguito di malori, non sono stati uccisi dunque. 52 persone sono state arrestate. L'Fbi sta indagando per risalire all'identità di tutti i militanti che hanno partecipato all'assalto e ha aperto una linea telefonica dedicata per raccogliere denunce e segnalazioni.