a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Un ministro indiano accusa i Cristiani di convertire ricattando i poveri

 

Il Ministro indiano degli Affari tribali Renuka Singh parlando il 12 ottobre a Indore, nello stato del Madhya Pradesh, ha denunciato che “elementi antisociali sostenuti da finanziamenti stranieri” approfittano della povertà e dell’ignoranza dei tribali indù per convertirli offrendo loro servizi sanitari e scolastici, il che è offensivo”. Ha aggiunto che, per quanto in India non ci sia una legge federale contro le conversioni religiose ottenute con allettamenti, “tuttavia, poiché riceviamo delle lamentele, ci rivolgiamo agli indigeni per chiedere che non si convertano dal momento che il governo di prende piena cura di loro”. Il ministro ha poi ribadito: “I tribali sono indù, ma è stata fatta molta confusione a riguardo”. Il riferimento era evidentemente ai tribali che si convertono al Cristianesimo. Il ministro Renuka Singh è stata eletta nello stato del Chhattisgarh nelle file del partito di governo nazionalista indù Bharatiya Janata Party. Le sue accuse, replica il presidente del Global Council for Indian Christians Sahan K George, “sono completamente false. La Chiesa è in prima linea nel fornire cure mediche di qualità e garantire l’istruzione nelle aree rurali ai poveri tribali e dalit”, ma non eroga questi servizi a condizione che chi ne usufruisce si converta al Cristianesimo. Intervistato dall’agenzia AsiaNews, Sahan K George inoltre ha spiegato che in Madhya Pradesh, e in altri stati indiani, è già in vigore una legge anti conversione che prevede pene severe per chi converte i tribali e ha condannato “la falsa propaganda di conversioni forzate che viene usata in maniera regolare dalle forze di estrema destra. I gruppi che sostengono l’Hindutva (l’ideologia ultranazionalista indù, n.d.A.) in Madhya Pradesh fabbricano accuse di conversioni forzate”. Secondo dati governativi in India i cristiani diminuiscono. Rappresentano soltanto il 2,3% del totale.