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GUERRA CIVILE FREDDA

La polizia uccide ancora a Minneapolis, Usa spaccati sulla morte di Renee Good

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Ancora Minneapolis, come all'inizio di Black Lives Matter: una donna uccisa da un agente dell'Ice (polizia di frontiera) durante una retata contro immigrati illegali. E l'America si spacca ancora su questo caso. Lo Stato del Minnesota contro Trump.

Esteri 09_01_2026
Minneapolis, protesta contro la polizia di frontiera (AP)

Renee Nicole Good, 37 anni, poetessa premiata e chitarrista dilettante, casalinga dedita ai tre figli, vedova del secondo marito, originaria di Kansas City, trasferitasi l’anno scorso a Minneapolis (Minnesota): è questo il profilo della uccisa da un agente dell’Ice, la polizia di frontiera statunitense, mentre “monitorava” le sue attività di espulsione degli immigrati illegali. Per gli agenti stava ostruendo la loro attività, parcheggiando apposta il suo Suv di traverso, in mezzo alla strada, probabilmente (qui le versioni divergono) assieme ad altri attivisti. Le autorità cittadine li chiamano “osservatori legali”, volontari che monitorano le attività dei poliziotti, durante manifestazioni o, come in questo caso, retate anti-illegali.

Il fatto di sangue è avvenuto in un periodo molto particolare per il Minnesota. È infatti in corso un’indagine sulla maxi-truffa dei fondi pubblici statali ad opera di associazioni della grande comunità somala locale. Milioni di dollari del contribuente sono finiti anche nelle tasche dei terroristi di al Shabaab. Per questo l’Ice si sta concentrando sul Minnesota, soprattutto su Minneapolis, per scovare ed espellere immigrati illegali, soprattutto somali. La Good li stava “osservando” durante una di queste retate. Due agenti si sono avvicinati al suo veicolo intimandole di scendere, lei ha disobbedito e messo in moto il suo Suv. Un agente, probabilmente temendo di venir travolto, ha sparato e l’ha uccisa praticamente sul colpo.

I video sono molto chiari e sono stati analizzati, oltre che dagli inquirenti, anche dal popolo del Web. Tutto il materiale girato è finito direttamente su Internet, nei siti dei quotidiani online e nei social network. I difensori dell’agente ritengono che abbia agito legittimamente, perché in pericolo di essere investito. I difensori della vittima sostengono che lei stesse cercando di evitarlo, mostrando una rapida sterzata verso destra. Tutto è avvenuto in pochi istanti, evidentemente l’agente dell’Ice non ha avuto il tempo materiale di capire se fosse realmente in pericolo o no e ha agito di istinto, ma chi lo accusa di super-reazione fa presente che, secondo i manuali di addestramento della polizia, non ci si mette mai di fronte al cofano di un’auto in manovra. Renee ha sicuramente opposto resistenza a pubblico ufficiale, non obbedendo all’ordine di scendere dal veicolo e cercando di fuggire. Ma è lecito sparare per uccidere chi cerca di fuggire a un fermo di polizia? Tutti dubbi che verranno risolti nel prossimo processo.

Sull’incidente stanno lavorando gli agenti dell’Fbi, ma non quelli del Minnesota. E questo è il primo conflitto di poteri che si è aperto. Perché lo Stato del Minnesota, con la sua polizia statale, ritiene di avere la giurisdizione per l’indagine, ma l’Fbi (federale) ha negato ogni accesso al materiale e alle testimonianze perché l’incidente riguarda l’Ice, un’altra agenzia federale. Quindi è un caso nazionale, non statale.

Questo è niente in confronto allo scontro politico che si è immediatamente aperto, con toni sempre più vicini a quelli di una guerra civile non ancora guerreggiata. Per il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, esponente della sinistra del Partito Democratico, l’Ice ha commesso un crimine. Per il presidente Donald Trump e per la Segretaria alla Sicurezza Interna Kristie Noem, l’Ice ha agito secondo le regole contro un’attivista che viene definita “terrorista” nel corso di un’azione di “terrorismo interno”. Per Donald Trump, l’agente ha sparato per legittima difesa, altrimenti sarebbe stato travolto e ucciso. «Avendo visto personalmente il video, voglio dire direttamente a tutti: queste sono fesserie», gli risponde in diretta il sindaco Frey. «Si è trattato di un agente che ha usato il proprio potere in modo sconsiderato, causando la morte di una persona». Frey è sostenuto dalla polizia locale, secondo la quale l’azione dell’Ice è stata illegale.

Ogni parte gioca il suo ruolo. Trump è stato eletto anche e soprattutto per riportare l’ordine dopo quattro anni di lassismo democratico, con un’impennata di criminalità nelle grandi città, un record imbattuto di immigrazione illegale e grandi ondate di contestazione, prima di Black Lives Matter e poi quelle pro-Pal. La risposta dell’elettorato di destra è arrivata dopo il fallimento delle politiche democratiche di depenalizzazione e tolleranza del piccolo crimine, oltre alla proposta di estrema sinistra di togliere i fondi alla polizia. Dunque non stupisce che l’account stesso della Casa Bianca, immediatamente dopo che la Good era stata uccisa, abbia rilanciato il messaggio a caratteri cubitali del sito della Sicurezza Interna: Io sto con l’Ice.

Al contrario, i politici di sinistra devono rispondere a un elettorato che vede la progressiva militarizzazione delle campagne anti-immigrazione come un atto di regime, come un sopruso autoritario che distrugge le comunità e colpisce i più deboli. Non sono pochi gli esempi in cui, soprattutto nelle grandi città come Boston e Chicago, l’Ice usa mezzi e metodi militari per affrontare gli immigrati illegali, anche quando sono disarmati e non costituiscono alcuna minaccia per gli agenti. Non è raro vedere video di agenti in tenuta anti-sommossa che fermano veicoli con le armi spianate per arrestare famiglie intere di latino-americani, donne e bambini inclusi.

La spaccatura della politica si riflette sulla società, basta dare un’occhiata ai social network per accorgersene. Lo stesso identico video dell’uccisione di Renee Nicole Good suscita reazioni opposte. A un paio di chilometri da dove è stata uccisa la Good, un poliziotto (locale, in quel caso) aveva ammazzato, soffocandolo, George Floyd, nel 2020, dando inizio alla sommossa di Black Lives Matter. Minneapolis, come sempre, epicentro del disordine: la Guardia Nazionale è stata in parte mobilitata dal governatore Tim Walz (ex vice di Kamala Harris) in previsione di scontri di piazza.