a cura di Benedetta Frigerio
  • Cina

Un appello per la liberazione di monsignor Agostino Cui Tai, vescovo coadiutore di Xuanhua

 

A metà aprile monsignor Agostino Cui Tai, vescovo coadiutore di Xuanhua, provincia settentrionale di Hebei, Cina, è stato prelevato dalle forze dell’ordine. Da allora non si hanno sue notizie. La Commissione Giustizia e pace di Hong Kong il 30 maggio ha rivolto al governo cinese un appello che è stato condiviso dal cardinale Joseph Zen. La Commissione chiede che siano garantite la sicurezza personale e la salute di monsignor Cui Tai e che gli sia assicurata una adeguata assistenza medica. Sollecita il rispetto della libertà religiosa, l’immediato rilascio di monsignor Cui Tai, senza condizione alcuna, e la liberazione di altri ecclesiastici reclusi ingiustamente, tra cui il vescovo Su Zhizhi e il sacerdote Liu Honggen della diocesi di Baoding, nell’Hebei. Monsignor Cui Tai appartiene alla Chiesa non ufficiale cinese ed è riconosciuto dalla Santa Sede. Dal 1993 è stato più volte arrestato, condannato a detenzione, arresti domiciliari e lavori forzati a scopo di rieducazione con l’accusa di “attività missionarie illegali”, “riunioni religiose illegali e non autorizzate” e altri “reati”, perseguitato per aver difeso fede e libertà di coscienza, per aver disapprovato la politica religiosa del governo cinese e per aver rifiutato la guida e l’iscrizione all’Associazione patriottica della Chiesa cattolica cinese. “In particolare – si legge nell’appello della Commissione Giustizia e pace – negli ultimi 11 anni, dal 2007 ad oggi, le autorità hanno detenuto in modo illegale o messo agli arresti domiciliari mons. Cui in modo pressoché continuativo, senza alcuna ragione e senza alcun processo giuridico. Durante questi anni, mons. Cui è stato spesso rinchiuso in diversi centri di detenzione segreti, o in alberghi, oppure portato via per "viaggi" forzati sotto la scorta dei funzionari del governo.