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PRECEDENTE PERICOLOSO

Ue, agli eurodeputati polacchi basta un "like" per perdere l'immunità

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Il Parlamento europeo ha revocato l'immunità parlamentare a quattro eurodeputati polacchi del PiS (gruppo parlamentare Ecr, di cui fa parte anche FdI). Il motivo è un "like" sul video del proprio spot elettorale, giudicato come "discorso di odio". 

Esteri 14_11_2023
Parlamento Europeo

Giovedì, 9 novembre, per la prima volta nella storia, il Parlamento europeo ha deciso di revocare l'immunità ai deputati polacchi del partito governativo: Beata Kempa, Beata Mazurek, Patryk Jaki e Tomasz Poręba. L’accusa è di incitamento all'odio perché hanno ritwittato o hanno messo un “like” sullo spot elettorale del loro partito. Si tratta di uno spot pubblicitario del 2018, in cui il partito Legge e Giustizia (PiS), durante la campagna prima delle elezioni locali, metteva in guardia sulle conseguenze della ricollocazione dei migranti illegali in Polonia. Questo post ha ricevuto tanti "mi piace" ed è stato diffuso dai politici citati. Va precisato che lo spot include i filmati delle aggressioni da parte dei migranti nelle varie città europee, ampiamente conosciuti e trasmessi dalle televisioni.  

Come ha dichiarato Kempa «Si tratta di un precedente pericoloso, perché uno spot elettorale fatto per la campagna elettorale e approvato dalla Commissione elettorale nazionale presentato attraverso i social media diventerebbe improvvisamente la base per incriminazioni contro i politici polacchi». Ma il fatto più sconvolgente è che le accuse contro i parlamentari sono state mosse da Rafal Gawel, un'attivista di sinistra, fondatore del “Centro per il monitoraggio del comportamento razzista e xenofobo” condannato in Polonia per frode, estorsione, appropriazione indebita dei fondi della sua organizzazione e ricercato dalla polizia, che oggi risiede in Norvegia. Già nel novembre 2021 Gawel ha presentato le sue accuse contro i politici all'ufficio del pubblico ministero in Polonia. La procura ha respinto per due volte, come infondate, le accuse di "aver commesso crimini razzisti in Polonia" mettendo un “like” o ritwittando uno spot elettorale del PiS. Purtroppo, un giudice del tribunale di Varsavia, Edyta Snastin-Jurkun, membro dell'associazione dei giudici “Iustitia”, ha presentato una richiesta al Parlamento europeo per la revoca delle immunità.

Gilles Lebreton, francese, relatore del Parlamento europeo presso la Commissione giuridica, il cui compito è quello di esprimere pareri su tali richieste, ha affermato chiaramente che la presentazione della domanda per la revoca dell'immunità è un'azione politica e mira ad attaccare la deputata Kempa. Nel suo progetto di relazione Lebreton spiegava: «Il fatto che un deputato condivida o ripubblichi sui social media un annuncio elettorale del suo partito politico è un’attività indissolubilmente legata alle sue funzioni parlamentari, soprattutto se il contenuto dell’annuncio è legato – come nel caso di specie – all’immigrazione, che è un argomento di dibattito frequente al Parlamento europeo».

Il giudice francese chiarisce che dietro il caso c’è l’intento della giudice polacca per colpire Kempa: «Il caso sembra indicare l'esistenza di fumus persecuzionis, cioè di "prove specifiche" indicanti che il sopra menzionato procedimento giudiziario è stato avviato con l'intento di danneggiare le attività politiche della deputata, in particolare la sua attività di deputata al Parlamento europeo». Ma, malgrado il giudizio negativo di Lebreton, la Commissione giuridica ha votato a favore della proposta e il Parlamento europeo ha revocato l’immunità ai quattro parlamentari. Questo è il primo caso nella storia in cui parlamentari dell'Ue rischiano fino a tre anni di carcere per un “like” su Internet.

L’Onorevole Jaki non ha dubbi che nel Parlamento europeo non vogliono avere voci libere e per questo motivo è cominciato il processo d’eliminazione dei “ribelli” con qualsiasi pretesto: «L’unica cosa che conta è condannarmi per qualsiasi cosa e vietarmi di candidarmi al Parlamento europeo (nelle elezioni dell’anno prossimo, ndr), perché lì siamo una spina nel fianco, denunciando le stupidità, le sciocchezze e le azioni degli eurocrati e adesso bloccando il nuovo trattato sulle migrazioni».

Mentre vogliono allontanare dal Parlamento europeo gli onorevoli polacchi conservatori, proprio dalla Polonia arriva un nuovo parlamentare che rappresenta le forze politiche “giuste”, cioè in opposizione al governo in carica. E sarebbe un caso unico: probabilmente sarà la prima volta nella storia che qualcuno entrerà al Parlamento europeo direttamente dalla prigione. Si tratta di Wlodzimierz Karpinski, attualmente agli arresti domiciliari, che ha accettato di assumere il mandato di deputato europeo. Questo ex segretario del municipio di Varsavia ed ex ministro del governo PO (Piattaforma Civica di Tusk) - PSL (il partito contadino) è in arresti da febbraio. È stato arrestato in relazione al cosiddetto scandalo dei rifiuti. È stato accusato di corruzione legata alla gestione dello smaltimento dei rifiuti a Varsavia: prendeva mazzette milionarie.

Karpinski si è candidato alle elezioni del Parlamento europeo del 2019 nella lista della Coalizione europea. Tuttavia, non ha vinto un mandato come eurodeputato. L'eurodeputato di questa lista è Krzysztof Hetman, che ha appena ottenuto un seggio al Parlamento (Sejm) polacco come anche la seconda sulla lista Joanna Mucha. Il successivo sarebbe Riad Haidar, ma il politico è morto nel maggio di quest'anno e alla fine il mandato di deputato passerà a Karpiński. Ma probabilmente nessuno si sdegnerà, nessuno chiederà la revoca dell’immunità del parlamentare venuto al Parlamento europeo dagli arresti: al Parlamento ci sono già tanti “intoccabili” accusati di corruzione. Come scriveva Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri». Oggi nel Parlamento europeo gli “animali” di sinistra sono molto più uguali di altri.