• CITTADINI ESASPERATI

Treni e non solo: misure anti-Covid contro gli italiani

Da settimane gli aerei viaggiano a pieno carico e il distanziamento non viene considerato necessario. Ma sui treni, invece, continua l’alternanza tra posti occupati e posti liberi con la distanza di un metro tra un viaggiatore e l’altro. Sulla base di quale evidenza scientifica si ritengono gli aerei più sicuri dei treni? Tutte le assurdità delle misure anti-Covid che stanno esasperando gli italiani...

Qualcuno l’ha definita la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso fatto di incongruenze, contraddizioni, pressappochismi, facilonerie, allarmismi. I cittadini non sono solo esasperati dallo stillicidio quotidiano di tabelle, grafici e dati sui contagi da Covid-19. Sono altresì disorientati dal tenore di alcune disposizioni e sono all’affannosa ricerca di un criterio ispiratore delle stesse.

Da settimane gli aerei viaggiano a pieno carico e il distanziamento non viene considerato necessario. I gomiti dei  passeggeri si toccano inevitabilmente tra di loro e le file da tre sono regolarmente occupate da tre passeggeri. Sui treni, invece, continua l’alternanza tra posti occupati e posti liberi (con un’occupazione massima del 50% dei posti disponibili) e viene garantita la distanza di un metro tra un viaggiatore e l’altro.

Sulla base di quale evidenza scientifica si ritengono gli aerei più sicuri dei treni? Pare ci sia un differente ricambio d’aria. Ma questo basta a giustificare una disparità del genere? E poi, mentre i treni hanno anche stazioni intermedie, con apertura di porte che assicurano di tanto in tanto un minimo di circolazione dell’aria, gli aerei rimangono chiusi dal decollo all’atterraggio.

Nel week-end è andata quindi in scena l’ennesima assurda telenovela di questa lunghissima fase di contrasto alla pandemia. Sull’onda della paura popolare, generata dai messaggi allarmistici degli ultimi giorni, il Governo si è dovuto rimangiare le decisioni prese e ha ripristinato il distanziamento sui treni. Trenitalia e Italo hanno dovuto ingoiare il rospo di questo ripensamento, rimediando una magra figura con i loro passeggeri, ai quali avevano venduto biglietti pari alla totalità dei posti a sedere disponibili su ogni convoglio. E dunque si sono visti costretti a comunicarlo agli ignari (e ancora una volta vessati) utenti.

Trenitalia ha inviato loro una mail scaricando giustamente sul Governo il dietrofront: «Ti informiamo che su tutte le Frecce e gli Intercity resta confermato il distanziamento e il limite del 50% di posti da occupare a scacchiera. Trenitalia, su ordinanza del Ministro della Salute, ha infatti sospeso l'applicazione delle misure precedentemente attuate in coerenza con quanto previsto dal DPCM dello scorso 14 luglio che consentivano la deroga al distanziamento sociale a bordo dei treni AV e a Media e Lunga Percorrenza in presenza di specifiche condizioni».

I vertici di Italo sono stati ancora più espliciti e, con un misto di acredine e sbigottimento, hanno attaccato l’esecutivo per l’incredibile e imprevista retromarcia rispetto alle disposizioni del d.p.c.m. del 14 luglio scorso e hanno cancellato otto convogli in partenza, arrecando disagi a circa ottomila passeggeri. Tanta gente aveva acquistato il biglietto molte settimane fa proprio per spuntare tariffe più vantaggiose e ieri ha scoperto di non poter più partire. «Gentile cliente, in ottemperanza a quanto espressamente statuito dal Ministero - si legge nell’sms inviato da Italo-Ntv alle persone coinvolte - siamo costretti a procedere con la soppressione del treno». Trenitalia, quindi, si è rivelata maggiormente attrezzata per far fronte all’emergenza, ed è riuscita a ricollocare in altre classi o in convogli in orari simili i passeggeri in esubero alla luce delle nuove disposizioni ministeriali, mentre Ntv è andata completamente in tilt. «Non sarebbe stato possibile nemmeno autorizzare la partenza per il 50% dei passeggeri e posticipare di qualche giorno (o annullare) quella dei passeggeri rimanenti, dal momento che non si può favorire un cliente e discriminarne un altro», hanno fatto sapere da Italo.

Il caos improvviso, proprio nel week-end di maggior esodo verso le località di vacanza, è stato creato dall’improvvida disposizione del Ministro della salute, Roberto Speranza, che avrebbe dovuto aspettare almeno oggi per decidere eventualmente in tal senso. In questo modo ha rovinato la partenza di milioni di italiani per le meritate ferie. E chissà se e quando queste persone potranno finalmente partire. Ma che necessità c’era di tanta tempestività? I precedenti avrebbero dovuto tranquillizzare il Ministro. Già a maggio, con le prime graduali riaperture, i treni (con posti occupati al 100%) avevano viaggiato con a bordo migliaia e migliaia di studenti e lavoratori in fuga dal nord al sud. Ma già in quell’occasione la temuta esplosione dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva non si era mai verificata.

In effetti c’è dell’altro. I bene informati sostengono che alla base ci sarebbero le faide interne al Governo. In questo caso tra lo stesso Speranza e il Ministro dei trasporti e infrastrutture, Paola De Micheli, già nella bufera ultimamente per la questione Autostrade. Il Ministro della salute le chiede di inviare una lettera a Trenitalia per sospendere la possibilità di occupare il 100% dei posti a bordo dei treni, come prevede il d.p.c.m. del 14 luglio, ma lei si rifiuta e quindi Speranza è costretto a firmare un’ordinanza per prorogare di fatto le limitazioni già in vigore fino al 31 luglio. Il Premier si è pilatescamente defilato per evitare di  essere trascinato nell’ennesima bega tra componenti del suo Governo. Anche perché la tensione è alle stelle, soprattutto dopo il pasticcio del rinnovo dei presidenti delle commissioni parlamentari. Speranza ha un diavolo per capello per il siluramento di Pietro Grasso dalla presidenza della commissione giustizia del Senato (l’unica nelle mani di un esponente di Leu), che è stato visto come un segnale di apertura a Forza Italia, e teme di essere ulteriormente emarginato dai giochi di palazzo. Di qui la sua crescente insofferenza nei confronti degli alleati di governo.

Peraltro la schizofrenia comportamentale degli italiani alimentata dal caos delle norme anti-Covid è destinata a proseguire, visto e considerato che regioni come la Lombardia e la Liguria hanno deciso di dissociarsi dalle scelte del Governo nazionale e di consentire l’occupazione del 100% dei posti a sedere e il 50% di quelli in piedi sui mezzi di trasporto.