• LA RIFORMA

Trasparenza, il nuovo codice vaticano è nel solco di Pell

La nuova legge sugli appalti, varata con l’ultimo motu proprio di papa Francesco, sembra avere l’impronta del giudice Giuseppe Pignatone. Centralizzazione, razionalizzazione delle spese, istituzione di un albo per gli operatori economici, impugnabilità degli atti i punti chiave della riforma. Che riconosce implicitamente, a distanza di anni, il lavoro avviato dal cardinale Pell.

A prima lettura, la nuova legge “Sulla trasparenza, controllo e concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici” sembrerebbe proprio avere l'impronta di Giuseppe Pignatone, l'ex procuratore della Repubblica di Roma chiamato da Francesco a presiedere il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano nell'ottobre del 2019. Il codice degli appalti vaticano, varato con la lettera apostolica in forma di motu proprio del Santo Padre pubblicata ieri, fa pensare inevitabilmente a un contributo importante nella redazione da parte del magistrato che ha associato il suo nome alla lotta alla corruzione, giudicata il principale problema della Capitale.

La nuova disciplina sui contratti pubblici, firmata dal papa lo scorso 19 maggio e destinata ad entrare in vigore fra 30 giorni, va nella direzione degli auspici più volte formulati in questi anni: adozione della linea della trasparenza e adeguamento agli standard internazionali. Lo ha spiegato il papa stesso nella lettera apostolica d’accompagnamento dove ha menzionato l’esigenza di “una regolazione specifica e coerente nell’ambito della Comunità internazionale, che ormai dispone di principi e regole che ispirano la condotta e mostrano l’esperienza dei diversi Stati” pur ricordando “i principi fondamentali e le finalità proprie dell’ordinamento canonico e la peculiarità di quello dello Stato della Città del Vaticano”.

Il testo delle normative approvate ha confermato le indiscrezioni delle settimane precedenti: vi si ritrova una centralizzazione degli investimenti a beneficio dell’Apsa e del Governatorato. Gli enti che vorranno procedere all’acquisto di beni e servizi in via autonoma dovranno chiedere una deroga alla Segreteria di Stato, motivandola e presentando un piano previsionale dei costi e relativa copertura finanziaria e le “specifiche competenze tecniche” dell’ufficio interno incaricato della procedura. Questa è un’altra delle finalità più evidenti delle norme: l’impulso al processo di professionalizzazione del personale vaticano e l’adozione di un approccio sistemico nella sua gestione. Presso la Segreteria per l’Economia, infatti, arriva l’istituzione di un Elenco dei dipendenti ritenuti idonei a svolgere incarichi di progettazione o di valutazione delle offerte nella commissione giudicatrice e la designazione di un responsabile del procedimento.

Attraverso la centralizzazione passa anche l’opera di razionalizzazione delle spese: “La Segreteria per l’Economia - si legge nell’articolo 18 del Titolo II - sentita l’APSA, con procedimento congiunto con il Governatorato, pubblica e aggiorna semestralmente l’elenco dei prezzi e corrispettivi di riferimento per i beni e servizi richiesti o effettivamente acquistati dagli Enti, nonché del costo del lavoro e dei professionisti nei settori indicati nell’Albo”.

Le novità più rilevanti, tuttavia, riguardano gli operatori economici per i quali viene istituito un albo - mentre, come ricordato in un’intervista concessa a Vatican News dal rettore della Pontificia Università Lateranense, il professor Buonomo, “attualmente ogni amministrazione possiede il proprio” - e che potranno essere esclusi e impossibilitati a partecipare a una procedura nel caso in cui siano sottoposti a “indagini, a misura di prevenzione o (condannati) con sentenza di primo grado” per associazione mafiosa, corruzione, frode, reati terroristici o reati connessi alle attività terroristiche, riciclaggio di proventi di attività criminose o finanziamento del terrorismo, sfruttamento del lavoro minorile, forme di tratta o di sfruttamento di esseri umani, reati gravi che incidono sulla moralità professionale. Ma l’esclusione sarà estesa anche a chi evade le tasse, ai residenti in uno dei cosiddetti paradisi fiscali, a chi dichiara il falso sui requisiti d’ammissione, a chi cerca di “ottenere informazioni confidenziali in grado di conferirgli vantaggi indebiti rispetto alla procedura di aggiudicazione” e a chi “ha commesso gravi violazioni degli obblighi in materia ambientale”. Al dentro o fuori potranno contribuire anche le informazioni ottenute dalla Segreteria di Stato attraverso le nunziature o le Chiese locali.

Uno degli obiettivi evidenti della nuova disciplina è quella di evitare il presentarsi di qualsiasi tipo di conflitto d’interessi per adeguare la macchina amministrativa vaticana ai principi di parità di trattamento, non discriminazione e concorrenza tra gli operatori economici. Per questo motivo la partecipazione alle procedure sarà preclusa ai dipendenti dei dicasteri della Curia o degli enti collegati alla Santa Sede e allo Stato di Città del Vaticano e alle società giuridiche a loro riconducibili. Così come nell’Elenco dei dipendenti e dei professionisti esterni temporanei abilitati ad assumere un mandato amministrativo nelle procedure di affidamento non potranno comparire i parenti fino al quarto grado o gli affini fino al secondo grado di “un soggetto riferibile ad un operatore economico che abbia presentato offerta”, così come coloro i quali nei cinque anni precedenti abbiano ricoperto incarichi, siano stati alle dipendenze o siano stati soci di un operatore economico in lizza. Con questo motu proprio, Francesco ha trasmesso il messaggio di voler rendere sistemica quella scoperchiatura interna della pentola rivendicata nel corso dell’incontro con i giornalisti sull’aereo di ritorno dal Giappone. In quell’occasione, il pontefice si era riferito allo scandalo immobiliare legato all’acquisto di un palazzo di lusso a Londra da parte della Segreteria di Stato e sul quale sta indagando il promotore di giustizia vaticano. Il clamore dell’inchiesta sull’affaire londinese ha avuto conseguenze sulla redazione delle nuove norme: non a caso, un capo intero è dedicato alle operazioni nel settore immobiliare e vi trova spazio una richiesta di pianificazione dei costi con tanto di limite massimo di spesa, rendimenti attesi, esecuzione di perizia di stima.

Piuttosto eloquente, alla luce di quanto emerso sul ruolo degli intermediari nell’operazione giudicata “piuttosto opaca” dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, anche il comma che recita: “I soggetti terzi che intervengono nelle procedure immobiliari di cui al presente Capo devono possedere i requisiti di onorabilità ed eticità, conformemente alla presente normativa”. La nuova disciplina ha richiesto conseguentemente una corrispondente normativa processuale necessaria - come ha scritto Francesco nella lettera apostolica - “a garantire il ricorso alla tutela giurisdizionale in caso di controversie circa le procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici o in relazione ai provvedimenti di iscrizione o di cancellazione dall’Albo degli operatori economici”.

In questo campo d’azione, una novità assoluta dal punto di vista canonistico è l’impugnabilità degli atti con una procedura giudiziaria ricalcata apparentemente sul processo amministrativo italiano. “L’operatore economico e gli Enti - si legge al comma 1 dell’articolo 74 inerente al tentativo di conciliazione delle controversie - qualora sorga una qualsiasi controversia inerente ai casi di cui all’articolo che precede o inerenti all’esecuzione del contratto potrà preventivamente esperire un tentativo di conciliazione d’innanzi ad una Camera Arbitrale”. Una novità anche la possibilità di un provvedimento cautelare di sospensione degli atti impugnati fino all’espletamento della procedura, ma a patto che il tentativo di riconciliazione si concluda entro 15 giorni dalla sua promozione. In caso contrario, l’esito è da considerarsi negativo. L’osservanza delle nuove regole sarà competenza del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e le sue sentenze saranno appellabili dinanzi alla Corte di Appello dello SCV entro 60 giorni dalla data di pubblicazione. Il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica avrà competenza sui conflitti di attribuzioni tra gli enti e tra gli enti e gli organismi di vigilanza e controllo inerenti alla normativa sui contratti pubblici.

Il motu proprio pubblicato ieri costituisce una tappa importante nella crociata contro clientelismo e corruzione intrapresa da Francesco e iniziata - come ammesso dallo stesso pontefice argentino - da Benedetto XVI. Soprattutto, le nuove regole sono un riconoscimento e al tempo stesso il coronamento del lavoro avviato dal cardinale George Pell già nel 2013, quando Bergoglio lo volle nominare nel Consiglio degli otto incaricato di aiutarlo a riformare la Curia e proseguito nel 2014 alla guida della neocostituita Segreteria per l’economia. Da prefetto, il porporato australiano improntò la riforma delle finanze sulla linea della trasparenza e della razionalizzazione, anticipando i provvedimenti oggi divenuti legge: il manuale di financial management per la Santa Sede sulla base di criteri di elaborazione dei bilanci conformi a quelli della comunità internazionale; il ruolo della sezione amministrativa della Segreteria nella supervisione dell’acquisizione di immobili, nella gestione del personale e nel controllo delle procedure di appalti; la centralizzazione delle competenze sugli investimenti finanziari nelle mani soprattutto dell’Apsa.

È quanto viene rivendicato da una fonte vicina alla Segreteria per l'economia consultata dalla Nuova Bussola Quotidiana: “Questo motu proprio e le misure che implementa - ci ha confidato il nostro informatore - rappresentano un progresso meraviglioso. Di per sé non risolveranno i gravi problemi finanziari che deve affrontare il Vaticano, ma indicheranno il metodo che deve essere seguito in futuro; trasparenza, controllo adeguato e concorrenza tra fornitori con costi e prezzi competitivi a beneficio della Santa Sede. Saranno necessari controlli periodici indipendenti per garantire il rispetto di queste norme. Fin dall'inizio la Segreteria per l'economia sotto il cardinale Pell ha lavorato per questi ideali, ha sostenuto la raccomandazione di un unico fondo di investimento e ha insistito nelle proprie funzioni di controllo e vigilanza”.

Dalla lontana Australia, il cardinal Pell può interpretare l’entrata in vigore del motu proprio come una sua personale ‘rivincita’, seppur tardiva, sui tanti nemici interni che - come ha raccontato nella prima intervista televisiva dopo la scarcerazione - avevano ostacolato la missione di pulizia affidatagli da papa Francesco.