• IL BELLO DELLA LITURGIA

Tiepolo e la Madonna del Carmelo, summa di tutte le virtù

Nella Sala Capitolare della Scuola Grande dei Carmini, a Venezia, sono in tutto nove le tele tiepolesche il cui soggetto protagonista è lo Scapolare, glorificato dalla presenza delle Virtù cardinali e teologali. Che sono proprie della Vergine, ma cui tutti gli uomini possono tendere affidandosi alla sua potente e materna intercessione, come sperimentò san Simone…

G. Tiepolo, Ciclo della Madonna del Carmelo, Venezia – Sala Capitolare Scuola Grande dei Carmini

“A lei è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saròn” (Is 35,2)
 

Kerem-El, in aramaico, letteralmente significa “Vigna di Dio”. Sul Carmelo, propaggine rocciosa di una catena montuosa dell’Alta Galilea, fiorì uno dei culti più antichi della cristianità, riservato alla Madonna del Carmine. Come già ricordato sulla Nuova Bussola, proprio qui il profeta Elia, nove secoli prima della nascita della Vergine, ebbe la visione della venuta della Santissima Madre di Dio. L’amore per la Madonna del Carmelo diede, nel tempo, rigogliosi frutti: un po’ ovunque, nell’alveo di un Ordine, quello carmelitano, nato dal puro e semplice desiderio di una vita in ossequio a Gesù, si diffusero confraternite in suo nome. Che si fecero, a loro volta, committenti d’importanti opere d’arte, perché il bene che promuovevano fosse ulteriormente manifestato dalla bellezza delle loro sedi.

Anche a Venezia: in Laguna, la Scuola Grande Arciconfraternita di Santa Maria del Carmelo, le cui origini risalgono alla fine del Cinquecento, sorse nel sestiere Dorsoduro, accanto al convento dei Carmini. Nel 1739 i confratelli affidarono la decorazione della Sala Capitolare a Giambattista Tiepolo, incaricato, in un primo momento, di dipingere solo gli scomparti laterali, essendo il centro del soffitto occupato da una precedente tela del Padovanino, rappresentante l’Assunta. Il maestro veneziano, pittore a quell’epoca già affermato e richiesto, condizionò il suo impegno alla possibilità di svolgere un ciclo completo e unitario. E così fu.

Incorniciate da preziosi stucchi dorati e colorati, sono in tutto nove le tele tiepolesche il cui soggetto protagonista è lo Scapolare, glorificato dalla presenza delle Virtù cardinali e teologali, proprie, naturalmente, della Vergine, ma cui tutti gli uomini possono tendere. Sono giovani figure femminili, ciascuna con i propri attributi - la croce e il calice sacramentale per la Fede, il leone e la colonna per la Fortezza… - che leggiadre si muovono sul luminoso cielo aperto, presentandosi ai confratelli quali visioni celesti.

L’episodio centrale è il cuore della storia dell’Ordine: Tiepolo racconta di quando la Madonna apparsa a san Simone Stock nel 1251, consegnò al superiore generale l’abitino carmelitano. È l’alba di un mattino radioso quando la Vergine, sostenuta da un movimento vorticoso di angeli, si mostra, con il suo Bambino, a Simone che, sorpreso, s’inginocchia al suo cospetto spalancando umilmente le braccia per ricevere il dono che aveva egli stesso chiesto come segno.

Maria è bellissima: la sua veste bianca emana un chiarore che crea un dinamico e gioioso contrasto con i colori accesi degli angeli danzanti intorno a Lei. La sua figura, slanciata sullo sfondo dell’azzurro del cielo, è un raggio di sole che s’insinua dolcemente nelle tenebre sottostanti dove s’intravedono i sepolcri scoperchiati da cui fuoriescono le anime sofferenti del Purgatorio.

Perché a chiunque si affida alla sua materna e potente protezione, la Vergine, come fece con san Simone, promette e assicura la salvezza eterna.