• GRAN BRETAGNA

Terroristi "padroni" in carcere e subito liberati

Le indagini inglesi rilevano la presenza di jihadisti che non vedono nel carcere un ostacolo ma il luogo dove far crescere il radicalismo. Sarebbero poi 353 i terroristi islamisti condannati e sospetti che sono stati rilasciati dal carcere tra giugno 2012 e giugno 2019. Il problema non è solo inglese ma di tutta l'Europa.

Che in Gran Bretagna abbiano un problema con la gestione dei detenuti per terrorismo, con le pene e la riabilitazione dei radicalizzati non è il resoconto dell’ultimo rapporto del governo. Ma quello che racconta la cronaca degli ultimi mesi. Eppure perché i terroristi escono così presto di galera e perché tornano in libertà ancora più convinti della loro “missione” jihadista?

Le prigioni inglesi da qualche anno godono della peculiarità di essere abitate da un cospicuo numero di terroristi. Per questo recentemente gli islamici hanno pensato di far fruttare quella permanenza e investire sulla radicalizzazione. Prima di Natale il The Times conduceva un’inchiesta proprio sulle carceri, intervistando un ex detenuto. Tutto per scoprire che là i terroristi islamici hanno creato corti della shari’a improvvisate, riempito le biblioteche di una cospicua letteratura musulmana e iniziato ad investire sui detenuti islamici più giovani, quelli che magari non sono dentro per terrorismo. In quei luoghi di riabilitazione si arriva persino a giurare fedeltà all’Isis.

Richard Walton, ex capo del Counter Terrorism Command di Scotland Yard, ha dichiarato che le riforme per affrontare il problema erano state bloccate e la capacità del Servizio penitenziario di affrontare il fenomeno crescente è ormai fortemente in discussione. Ian Acheson - esperto di sicurezza ed ex governatore della prigione - nel 2016 ha redatto, per il Ministero della Giustizia britannico, un rapporto intitolato, “L'estremismo islamista nelle carceri come un problema crescente” per delineare diverse misure atte a contrastare quella che è ormai un'emergenza nazionale. Tuttavia le sue idee hanno trovato solo resistenza, sebbene le cose nel frattempo non abbiano fatto che peggiorare. 

Del resto l’ex detenuto intervistato dal The Times ha fornito un resoconto molto dettagliato della sua radicalizzazione dietro le sbarre: ha raccontato di essere stato in stretto contatto con un seguace del noto predicatore Anemizza Choudary - uno dei più famosi esponenti del mondo islamico nel Regno Unito, che per oltre vent’anni ha promosso teorie sovversive al motto “se mi arrestano e mi mettono in prigione, proseguirò in prigione, radicalizzerò là”. Una promessa che poi ha mantenuto e nel frattempo è anche stato scarcerato. Al quotidiano inglese l'ex detenuto, che ha voluto rimanere anonimo, ha anche raccontato di aver avuto a disposizione registrazioni dell’ideologo di al-Qaeda, Anwar al-Awlaki, di essere stato protagonista di uno degli pseudo processi della shari’a in carcere - prigionieri, per esempio, sospettati di aver bevuto alcool e per questo da punire - e di aver ricevuto messaggi dai detenuti, quando ha lasciato la galera, che gli offrivano assistenza per viaggiare in Siria. 

Anche The Investigative Project on Terrorism quest'estate ha prodotto un rapporto su come i musulmani governano le prigioni inglesi. Una serie di indagini condotte direttamente sul posto di alcuni luoghi di detenzione, hanno rivelato che le bande islamiche formatesi dietro le sbarre, usano definirsi "fratellanza", sebbene sembri non esserci collegamento con il movimento islamista egiziano, e cercano di imporre la versione della legge islamica a tutti i prigionieri indipendentemente dalla fede. Regole che riguardano l'igiene personale e ciò che i detenuti sono autorizzati a mangiare, per esempio. Lo studio ha scoperto, inoltre, che i gruppi terroristici come al-Qaida non vedevano nella prigione un ostacolo. Al contrario, l'hanno vista come un'opportunità per organizzarsi ed espandersi. Ed infatti dal rapporto viene fuori che  i terroristi hanno anche progettato una struttura organizzativa con ruoli ben specifici.

Nel 2019 i musulmani hanno rappresentato il 16% della popolazione carceraria, nel 2002 erano l'8%. E sarebbero 353 i terroristi islamisti condannati e sospetti che sono stati rilasciati dal carcere tra giugno 2012 e giugno 2019, secondo le statistiche del Ministero degli Interni citate dal Daily Mail. Così, dopo l'ennesimo attentato per mano di un islamico fresco di galera, il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha promesso di inasprire le misure per la condanne dei terroristi. 

E il 3 febbraio, il segretario di Stato alla giustizia Robert Buckland ha annunciato che il governo avrebbe introdotto una legislazione di emergenza - "The Counterterrorism Bill" - per porre fine al rilascio anticipato dalla prigione dei terroristi. Buckland ha aggiunto che i cambiamenti saranno retroattivi e si applicheranno ai jihadisti attualmente in prigione. Oggetto di urgente revisione sarà la norma che prevede la scarcerazione a metà pena, previa la libertà vigilata. Come nel caso dell'attentato di fine novembre a Londra.

Usman Khan era stato condannato nel 2012 in un complesso caso giudiziario che aveva coinvolto tre gruppi di ispirati ad al-Qaida collegati tra loro. Khan era uno dei tre uomini condannati per aver pianificato l'allestimento di un campo terroristico in Pakistan. Rilasciato lo scorso anno, ma in libertà vigilata, si è subito reso protagonista di un attentato.

Il tipo di pena detentiva impartita a Khan prevedeva, infatti, ad un certo punto la "protezione pubblica". Una misura introdotta nel 2005 dal Labour per i terroristi liberi, sostanzialmente, dopo aver scontato metà della pena. Nel 2008 sempre il Labour ha modificato la legge per allentare la pressione delle pene più lunghe e ha rimosso il requisito per cui la possibilità della libertà condizionale a metà pena andava prima garantita da un supervisore. Prigionieri come Khan - che non erano soggetti ad altre condizioni - sono così automaticamente diventati idonei al rilascio, senza che nessuno abbia mai garantito lo stato della "riabilitazione". 

Ad oggi non è importante, però, chi biasimare, ma come gestire un problema che non riguarda solo gli inglesi. È una questione che riguarda la sicurezza di tutta la comunità internazionale quello della gestione dei terroristi islamici, che siano stati radicalizzati o meno.