• LONDRA, L'AIA

Quel jihad dei coltelli camuffato da "disagio"

Torna il terrorismo a Londra. In un venerdì di particolare fermento per londinesi e turisti nel “black friday”, ancora un attacco da coltello sul Ponte di Londra. Poche ore dopo succede lo stesso all'Aia,Olanda. Il profilo degli attaccanti, in episodi numerosi è quello di radicali islamici. Ma le autorità ne parlano come se fosse fenomeni di degrado sociale.

Londra, polizia dopo l'attentato

Torna il sangue sui marciapiedi e l’incubo terrorismo a Londra. Questa volta ha le sembianze di un "lupo solitario" che sguaina una coltellaccio mentre indossa un finto giubbotto da kamikaze. A due settimane dalle elezioni politiche e in un venerdì di particolare fermento per londinesi e turisti nell’ormai internazionale "black friday", ancora un "attacco da coltello" per un perfetto "venerdì nero".

Nel primo pomeriggio di ieri l'uomo in questione - ancora nascosta l'identità - ha iniziato ad accoltellare i passanti alla cieca. Da quattro i feriti sono diventati dieci in un baleno. Già tre i morti, compreso l’attentatore. La polizia non ha esitato, fin da subito, nel far sapere che il Paese era dinanzi all’ennesimo attentato terroristico. Proprio a due anni di distanza da quel giungo del 2017 che vide otto persone morire per mano di islamici, è sempre lo stesso il teatro, il Ponte di Londra. L’uomo è stato dapprima bloccato da diversi, e coraggiosi, passanti e poi neutralizzato dalla polizia. 

A poche ore di distanza uno scenario simile, quasi come un tentativo di emulazione, è stato riprodotto in Olanda. All’Aia, nei Paesi Bassi, tre persone sono state ferite in un grande magazzino a Grote Marktstraat, la principale via dello shopping della città olandese, dall'ennesimo uomo armato di coltello. Ed era sempre il 2017 quando nella città olandese di Maastrcht due persone sono state uccise e altre tre ferite da accoltellamenti. 

Le indagini in corso hanno presto rivelato che l'aggressore del Ponte di Londra era un ex detenuto, in libertà con braccialetto elettronico, legato a gruppi terroristici di matrice islamica. Già noto all'MI5, eta stato condannato per crimini legati al terrorismo. E nell'immediato, dopo l'attentato, si è tenuta una riunione di crisi del governo britannico. Il Times rivela, inoltre, che l'uomo, prima dell'accoltellamento, avrebbe partecipato a una conferenza sulla riabilitazione dei detenuti organizzata dall'Università di Cambridge nella non lontana Fishmongers' Hall. Minacciando di far saltare in aria l'edificio, si era poi allontanato di corsa. 

Si chiamava Usman Khan ed era stato arrestato nel 2012 assieme ad altre otto persone vicine ad al-Qaeda: olevano mettere delle bombe nelle toilette del London Stock Exchange. Nel 2012 oltre a pianificare un attentato, insieme agli altri, stava anche raccogliendo fondi, presso le comunità islamiche della capitale britannica, da inviare a un campo di addestramento per terroristi in Pakistan che avrebbero poi raggiunto tutti in un secondo momento. 

Per quanto riguarda l'Olanda, un uomo è stato fermato, ma non si sa niente di più e le autorità hanno deciso ancora di essere caute circa il movente terroristico. Eppure quel che urge sottolineare, adesso, è la crisi che l'Europa, e il Regno Unito in particolare, vivono: così disarmati siamo inermi nei confronti del terrorismo, soprattutto islamico, e del fenomeno dei “crimini da coltello”, cui non si riesce a trovare un argine.

Nel West End, a Londra, già questa primavera era stato installato un metal detector, e al centro dei marciapiedi la polizia invitava i passanti all’ispezione. Era uno degli ultimi provvedimenti adottati per intensificare la lotta contro l’epidemia di accoltellamenti che flagella la Gran Bretagna da anni, ma nell’ultimo periodo sempre di più. Gli inglesi sono alle prese con un fenomeno di dimensioni tali che già col governo May, soprattutto per Londra, Manchester e Birmingham - il "mini califfato" del Regno Unito -, era un’emergenza in cima all’agenda dell'esecutivo. Prima dell’estate la polizia aveva raccomandato la massima cautela in alcuni quartieri considerati periferici, come Edmonton. Episodi non isolati, violenze e accoltellamenti fuori controllo in tutta Londra, al punto che nel 2018 sono stati registrati 134 omicidi, il più alto numero da dieci anni a questa parte. E sono i coltelli i protagonisti di questo nuovo fenomeno inquietante. A febbraio di quest’anno a Birmingham, la seconda città più grande del Paese, sono morti tre adolescenti in dodici giorni per crimini legati ai coltelli. 

La preoccupazione per nuovi attentati non ha aiutato il Paese nella reazione, e nonostante le pretese tutte occidentali e le dichiarazioni dei politici circa un terrorismo che “non cambierà  le nostre vite e abitudini”, per gli europei e soprattutto per gli inglesi è cambiato tutto. Dalle abitudini allo stile di vita, fino alle normative di prevenzione al terrorismo. Per esempio, la catena di supermercati Asda a marzo annunciava che avrebbe presto smesso di vendere coltelli da cucina singoli, nell’ottica della prevenzione dei ai crimini legati agli stessi. Il mese di agosto, e in particolare il periodo di Ferragosto, è stato all’insegna degli accoltellamenti: nove  nuove vittime in sole ventiquattro ore, tra cui un funzionario governativo. Episodi di violenza all’arma bianca così gravi, da costringere a sottolineare ancora una volta la gravità di quella che venne definita ancora un volta “un’epidemia”. In quell’occasione Boris Johnson ne approfittò per farne una priorità del suo governo, promettendo 20mila poliziotti in più nelle strade e maggiori poteri alle forze dell’ordine, a cominciare dal controverso metodo dello “stop and search” - l’autorizzazione a compiere perquisizioni casuali, che secondo i difensori dei diritti civili sfociano nella discriminazione razziale. Da inizio marzo nelle scuole sono stati anche introdotti programmi di primo soccorso alle vittime di accoltellamenti. 

Il numero di accoltellamenti fatali in Inghilterra e Galles dello scorso anno è stato il più alto da quando sono iniziate le registrazioni nel 1946, come dimostrano i dati ufficiali: ci sono state 285 uccisioni con coltello o uno strumento tagliente nei 12 mesi terminati a marzo 2018, come mostra l’analisi dell’Ufficio per le statistiche nazionali. Due i quartieri di Londra elencati tra i dieci luoghi peggiori per le uccisioni. E in alcune zone indicate, tra cui Westminster, Kensington, Chelsea e Brent, aggiunge il rapporto, oltre la metà della popolazione è nata all’estero. Tanti altri i dettagli lasciati, invece, all’approssimazione. Il “crimine da coltello” sulla rete metropolitana di Londra è aumentato di oltre il 43% negli ultimi tre anni, secondo le statistiche ufficiali. I dati della Polizia britannica hanno mostrato che ci sono stati 2.838 reati tra novembre 2017 e settembre 2018, rispetto ai 1.980 incidenti riportati tra novembre 2015 e ottobre 2016. La stazione di King’s Cross St. Pancras nel centro di Londra ha registrato il numero più alto di episodi. E le cifre, che sono state rilasciate in seguito a pressioni della Greater London Authority Conservatives, si fermano a settembre 2018, perché i dati da ottobre in poi non sono ancora disponibili.

Gli episodi più eclatanti registrati negli ultimi mesi forniscono identikit molto precisi, sebbene i vari rapporti ufficiali continuino a non indicare chi sono, da dove vengono e in virtù di cosa agiscono i responsabili degli accoltellamenti. Il nuovo anno inglese, per esempio, si è aperto con un somalo venticinquenne che ha pugnalato tre persone – tra cui un ufficiale di polizia – alla Victoria Station di Manchester. Il produttore della BBC Sam Clack, che stava aspettando un tram quando è avvenuto l’attacco, ha riferito: “il ragazzo, mentre agiva ha pronunciato queste esatte parole, ‘fino a quando continuerete a bombardare altri paesi, questo tipo di cose continueranno ad accadere”. Ma l’uomo ha anche urlato, “Allahu Akbar!” (“Allah è il più grande!”) mentre gli venivano messe le manette. L’assistente capo della polizia Russ Jackson ha tuttavia tenuto ad affermare che nonostante ciò gli ufficiali “mantengono una mente aperta in relazione alla motivazione di questi attacchi”. E come in tanti altri casi, prima e dopo, “il sospetto è stato infine detenuto ai sensi della legge sulla salute mentale”.

Una quindicina di giorni dopo, la polizia delle Midlands occidentali ha riferito che più di una dozzina di chiese nella regione hanno ricevuto “lettere minatorie”, tra cui un avvertimento di un attacco con una bomba a benzina, e minacce di pugnalare i fedeli “uno per uno”. Alla minaccia ha dato seguito l’Ufficio nazionale per la sicurezza antiterrorismo, che ha recentemente pubblicato una “Guida ai luoghi affollati” per mitigare il pericolo di attacchi jihadisti contro chiese britanniche e altri luoghi pubblici.

Quando Mohiussunnath Chowdhury, un autista Uber di 27 anni di Luton, è stato assolto dalle accuse di terrorismo per aver sguainato una spada da samurai fuori da Buckingham Palace al grido di “Allahu Akbar”, è stato trovato un biglietto con su scritto, “quando leggerete questa nota sarò in paradiso con Allah. Dite a tutti che li amo e che dovrebbero lottare contro i nemici di Allah. La Regina e i suoi soldati saranno tutti nel fuoco dell’inferno. Mandano in guerra i musulmani di tutto il mondo e li uccidono senza pietà, sono i nemici che Allah ci dice di combattere”. 

Eppure il cosiddetto il ‘crimine dei coltelli‘ continua ad essere individuato dalle autorità come una reazione alla paura, all’insicurezza sociale e allo sviluppo di una contro-economia basata sulla droga, utile solo a colmare le lacune causate dall’austerità. L’episodio di ieri risulta così semplicemente l’ultimo di una lunga serie. Espressione di una fragilità latente rispetto al terrorismo. È una guerra a bassa intensità quella che si disputa nelle nostre metropoli, ma le guerre non si vincono senza individuare le cause.