• PAOLO IL CALDO

Terrorismo: dal rosso al verde, di male in peggio

Il terrorismo rosso, quello degli anni '70, era un fenomeno nazionale e ideologico. Quando venne meno l'appoggio politico, anche il terrorismo implose. Oggi il terrorismo islamico (verde) è internazionale, gode di una pluralità di benefattori e per questo non si esaurirà da solo.

Cattivi maestri

Non è nuova la situazione di tensione e paura presente oggi nella nostra popolazione: l’avevamo già vissuta tra il 1970 e il 1990, quando l’Italia fu squassata da una forma particolarmente virulenta di terrorismo, che al momento gli ipocriti classificarono estremista senza specificazioni, ma che in effetti era di sinistra: c’era  anche una componente di destra, ma assolutamente minoritaria per numero e gravità delle azioni compiute. E, a voler essere completi, c’era anche la presenza di movimenti internazionali di origine araba, ai quali credo debba essere intestata, per esempio, la strage di Bologna.

Ora come allora le azioni perpetrate avevano una motivazione ideologica; ora come allora a tali azioni veniva attaccata una motivazione ideologico-politica; ora come allora tale motivazione era assai più una giustificazione che il riconoscimento dei veri motivi che avevano spinto ad agire il gruppuscolo che ne era protagonista. Soprattutto, ora come allora i gruppi terroristi avevano una radice profonda in realtà politiche importanti, in grado di fornire comprensione, aiuti materiali, soggetti attivi e – importantissimo! – un certo consenso presso l’opinione pubblica: l’acqua nella quale far nuotare i pesci. Il terrorismo comunista cominciò il suo rapido processo di decomposizione quando il Pci e il Psi, dai quali aveva avuto origine e protezione, si resero conto di stare utilizzando uno strumento inefficace, e su ordine dei vertici gli apparati e gli “intellettuali” organici ne presero le distanze. Privo ormai di sostegno, il terrorismo di casa nostra in breve tempo si concluse con un gran numero di “pentiti”, qualche processo ed alcune tiepide condanne; in poco tempo, come era sorto, il terrorismo finì: sul terreno erano rimasti quindici anni di paura, qualche centinaio di cadaveri e qualche rara crisi di coscienza. I pochi condannati di allora ormai scrivono libri e fanno conferenze. In libertà, ben s’intende.

Ma tra la situazione di allora e quella di oggi ci sono due differenze molto importanti: i collegamenti internazionali e la natura dei patrocinatori.

Le Br, soprattutto, e gli altri gruppi cercarono qualche sponda internazionale, ma l’impresa non ebbe molto successo: infatti l’unico gruppo straniero consistente e significativo con il quale avrebbero potuto svilupparsi contatti e collaborazione, la Raf, fu presto sgominata dalla polizia tedesca e sparì per sempre con i tutti i suoi attori. I soggetti di riferimento, poi, rispondevano esclusivamente ad esigenze di politica interna ed eseguivano compattamente e senza esitazioni le disposizioni dei loro dirigenti: una volta che questi decisero la chiusura del tentativo, in breve la questione fu chiusa.

Oggi i terroristi di rapporti internazionali vivono: quando non ne siano espressione, comunque, ricevono finanziamenti, armi, logistica e rinforzi da strutture stabili (alcuni stati e alcune organizzazioni radicate in modo pervasivo in tutti i territori islamici) e di alcuni degli stessi soggetti possono sfruttare l’appoggio nelle organizzazioni internazionali. Oltretutto, la “protezione” non è fornita da un solo soggetto, ma da una pluralità di benefattori, caratterizzati da stabilità di esistenza e da ampie capacità politico finanziarie; alcuni intervengono per convinzione, ma credo che la maggior parte dei finanziatori e protettori lo facciano per evitare l’esportazione delle attività terroristiche nei loro territori.

Non possiamo avere, dunque, alcuna speranza in un esaurimento della spinta eversiva per cause endogene; toccherà a noi trovare soluzione alla grave situazione in essere. Preferibilmente operando attraverso l’organizzazione di più stati (l’Europa? la Nato?), ma se questo non fosse possibile operando, nei bassi limiti delle nostre possibilità, da soli.

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