• CRISI DI VOCAZIONI

Tempi che cambiano: le suore che invocano l'orario sindacale

In tempi di femminismo trionfante, si fanno avanti suore che invocano orari sindacali, lamentando il rischio di un sovraccarico di lavoro. Eppure, sono le stesse che reclamano un maggior coinvolgimento decisionale nella Chiesa. Non è allora solo una fuga dall'umiltà? Non si deve dimenticare l'origine e lo scopo delle comunità religiose.

Suore

In epoca di femminismo trionfante (di cui il politicamente corretto non è che la concreta applicazione) un’istituzione strettamente gerarchica e a prevalenza maschile come la Chiesa non poteva non essere il bersaglio principale. Già le donne premono per fare i preti (contente loro…) e le suore cominciano con le rivendicazioni. In effetti, nella Chiesa le donne sono maggioranza (una delle cose che, si dice, non sa nemmeno il Papa è il numero esatto delle comunità religiose femminili) e qualche robin-hood fa capolino affinché prendano finalmente coscienza della loro condizione di sfruttate (dove abbiamo già sentito discorsi del genere?).

Tuttavia, se si va a vedere il mensile Donne-Chiesa-Mondo de L’Osservatore Romano, alcune lagnanze hanno fondamento. Certe suore sono davvero trattate da colf, badanti, infermiere, nurses, cuoche, lavandaie senza troppi riguardi e spesso senza ricordarsi che, a differenza delle lavoratrici laiche corrispondenti, le suore, a fine turno, non vanno a rilassarsi al cinema o al pub o passeggio col fidanzato, ma a svolgere tutti gli adempimenti religiosi che la loro regola prescrive, obbedienza in testa (il più gravoso). Non mancano a corredo le solite interviste a suore americane che, insofferenti dell’abito religioso, hanno adottato un’altra uniforme altrettanto uniforme: blusa grigia, gonna grigia, taglio di capelli corto ma dalla piega perfetta. Collezioniste di lauree e masters in tutte le branche della psicologia e sociologia, avvisano, giustamente, che molte suore rischiano il burn-out, cioè di scoppiare per sovraccarico.

Qualcuno, tuttavia, potrebbe chiedersi perché, allora, queste stesse reclamano un maggior coinvolgimento decisionale nella Chiesa? Fare i preti è meno faticoso? Presenziare a centomila convegni, dopo averne preparato le relazioni, è davvero più gratificante che imboccare un vecchio inabile? Se sì, non c’entrerà mica la fuga dall’umiltà? Si badi, sono domande, non giudizi. Il sottoscritto, dopo una certa esperienza di agiografia, ricorda che il nome ufficiale delle comunità religiose cattoliche è Istituti di Perfezione. Infatti, in essi si entra, liberamente, perché vogliosi di praticare i famosi «consigli evangelici». Se no, non si vede perché uno debba intrupparsi in una specie di caserma. Molti santi fondatori hanno creato comunità femminili partendo da un bisogno concreto. Per esempio: pulire, lavare, cucinare per i seminaristi. Il seminario in questione è povero, non può pagarsi un servizio esterno. Ecco allora le suore, che lo fanno, appunto, gratis et amore Dei. E con Perfezione, perché (leggere santa Teresina) è sforzandosi di fare bene le piccole cose hic et nunc  che si va nel Regno dei Cieli. I grandi fondatori di ordini infermieri (san Camilllo, san Giovanni di Dio etc.) si erano accorti che gli infermieri laici salariati avevano amore per il salario, non per il malato. Invece, la suora infermiera è chiamata a vedere Cristo nel paziente.

Capite da soli che cambia tutto. Una che invocasse l’orario sindacale avrebbe sbagliato vocazione. Una volta, fresco di laurea, curai l’amministrazione di certe suore spagnole che si occupavano di anziani. Ero stupito, ogni volta che andavo, dalla, appunto, perfezione degli ambienti. Non c’era un granello di polvere, tutto era tenuto a specchio. Una sera feci tardi e dovetti fermarmi a dormire. Nella stanza predisposta per me trovai, in confezione, un pigiama, ciabatte, spazzolino da denti. Tutto nuovo di fabbrica. Altra volta fui ospite, a pranzo, di un arcivescovo. Le suore-colf gli avevano preparato anche la pila dei giornali che era uso consultare prima del pasto: erano perfettamente piegati su una console, nell’esatto ordine in cui il prelato soleva leggerli. La storia cattolica è piena di sante suore che, pur facendo le ultime tra le ultime, scrivevano trattati e bacchettavano papi. Che le ascoltavano. I tempi sono cambiati? In duemila anni sono cambiati duemila volte.

Dona Ora