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Sul caso Mediaset si ridisegnano gli schieramenti

La condanna di Berlusconi porrà fine alla tenuta del governo? In realtà c'è in gioco molto di più: la tenuta stessa del sistema democratico. L'interdizione del Cavaliere dai pubblici uffici avrebbe effetti devastanti sull'attuale clima di pacificazione.

tribunale di Milano

I killer della Prima Repubblica sono state le inchieste di Tangentopoli. A uccidere la Seconda Repubblica sarà la condanna definitiva di Silvio Berlusconi? E’ l’interrogativo che agita in queste ore i Palazzi della politica, e non solo. C’è chi ritiene (o teme, o spera) che il 30 luglio possa essere intonato il “de profundis” al governo Letta. In realtà è in gioco perfino la tenuta del sistema democratico. Un’eventuale interdizione dell’ex premier dai pubblici uffici avrebbe effetti devastanti sull’attuale clima di pacificazione, provocherebbe un inasprimento del conflitto tra poteri, in particolare tra quello giudiziario e quello politico in senso lato (esecutivo e legislativo insieme).

Non si tratta di uno scenario apocalittico, bensì realistico. Tanto più che esso è alimentato furbescamente e surrettiziamente da uno schieramento trasversale da sempre contrario alle attuali “larghe intese”. E’ fuorviante, oggi più che mai, ragionare in termini di contrapposizione tra poli. All’interno dei due principali schieramenti, esistono profonde spaccature destinate ad esplodere se gli ermellini di piazza Cavour dovessero confermare in via definitiva la condanna a 4 anni di carcere e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per il leader del centro-destra. Prove tecniche di trasversalismo sono andate in scena due giorni fa nelle aule parlamentari all’indomani della sospensione dei lavori di un giorno, chiesta e ottenuta dal Pdl.

Iniziamo proprio dal partito del Cavaliere, che sembra una polveriera. L’ala dei “duri e puri”, quella che continua a sparare a zero sul ministro dell’economia Saccomanni e sul governo Letta in generale, punta sullo sfascio istituzionale, sulla mobilitazione delle piazze pro-Silvio e sulle elezioni anticipate. Obiettivo dei “falchi” è cavalcare l’onda emotiva della presunta persecuzione giudiziaria ventennale ai danni dell’ex premier, egemonizzare definitivamente il partito ed esautorare il segretario Alfano. Gli oltranzisti pidiellini possono contare sull’appoggio tacito dei renziani, che scalpitano per occupare il Pd e per candidare il loro leader alla guida del Paese. L’attuale sindaco di Firenze non ha nulla da guadagnare dal congelamento e consolidamento dell’attuale quadro politico, che nel tempo rafforzerebbe la figura di Enrico Letta e l’asse anti-Renzi dei maggiorenti del Partito democratico. Per di più, in primavera sono previste le elezioni comunali a Firenze e l’attuale sindaco sarebbe costretto a ricandidarsi per non restare fuori dai giochi. A meno che, nel frattempo, non riesca a conquistare la segreteria nazionale del partito.  Insolito alleato di Renzi è il partito di Vendola, autoesclusosi dal governo di larghe intese e smanioso di tornare a giocare un ruolo negli equilibri di governo, anche passando attraverso nuove elezioni anticipate. 

I grillini scommettono sul caos istituzionale e sulla disintegrazione degli attuali equilibri per ricompattarsi dopo le recenti fuoriuscite di parlamentari dissidenti e per tornare alle urne e frenare l’emorragia di consensi che emerge dagli ultimi sondaggi. Il Movimento Cinque Stelle ha tutto l’interesse a gettare benzina sul fuoco per destabilizzare il quadro e riproporsi come unica forza anti-sistema. Di qui anche l’insistenza sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, a prescindere da quanto succederà il 30 luglio. Infine, tra gli “sfascisti”, annoveriamo alcuni settori minoritari della magistratura, insofferenti verso l’attuale governo di solidarietà nazionale e invincibilmente accecati dall’odio ideologico verso l’ex premier Berlusconi.

Sull’altro fronte si registra una saldatura tra le “colombe” del Pdl e la maggioranza del Partito democratico. Al di là delle dichiarazioni antiberlusconiane di facciata, Bersani, Franceschini, D’Alema, Veltroni, Epifani fanno gli scongiuri e si augurano che l’attuale governo regga il più a lungo possibile, sia per rintuzzare gli assalti dei renziani, sia per recuperare voti dal serbatoio della protesta grillina, magari attraverso altre mini-scissioni nel Movimento Cinque Stelle. L’agonia di Scelta civica e delle forze centriste fa sì che anch’esse lavorino sotto traccia per la stabilità governativa, giocando di sponda con le colombe del Pdl e con i settori più filogovernativi del Pd. 

Si ha la netta sensazione che il pallino stia tornando nuovamente nelle mani del Capo dello Stato, chiamato a disinnescare la mina forse più pericolosa per l’attuale legislatura. Napolitano si limiterà a una “moral suasion” o assumerà decisioni risolutive? Il mese di luglio sarà decisivo per capirlo e per scommettere sulla sopravvivenza o sulla chiusura anticipata della legislatura.

*Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano