• MOZIONE PRO VITA

Stormont avvisa Londra: l’Irlanda del Nord non vuole l’aborto

Dopo che Westminster ha approfittato del vuoto normativo nell’Irlanda del Nord per imporvi l’aborto (e le nozze gay), il ricostituito parlamento di Stormont ha approvato una mozione per rigettare la neo legislazione abortista che comprende tutte le “disabilità non fatali”. Si fanno sentire anche i vescovi. La mozione nordirlandese non annulla le norme abortiste, ma è un chiaro segnale a Londra.

Il mese di giugno si è aperto con un chiaro segnale del popolo della vita dell’Irlanda del Nord contro la nuova legislazione sull’aborto imposta da Londra. Un punto, sebbene ancora simbolico, segnato contro la lobby della morte grazie alla collaborazione tra Chiesa e buona politica.

A inizio settimana, l’1 giugno, l’arcivescovo Eamon Martin (primate di tutta l’Irlanda) e gli altri vescovi della provincia del Regno Unito avevano scritto una lettera ai membri dell’Assemblea di Stormont, il parlamento dell’Irlanda del Nord, chiedendo di opporsi e discutere i nuovi regolamenti abortisti. Nella lettera si afferma che la legge è “ingiusta” e che “è stata imposta [da Londra] senza il consenso del popolo dell’Irlanda del Nord”.

Nonostante l’imposizione di Londra, il cui iter è stato avviato nel luglio 2019, la maggioranza del popolo nordirlandese è sempre stata a favore della vita e contraria ad ogni forma di aborto. A fine dicembre scorso, solo il 15% del personale medico nordirlandese aveva accettato di partecipare ai servizi pubblici abortivi. E, negli ultimi mesi, il Dup (Partito democratico unionista) ha chiesto a Londra di poter respingere la legislazione. Anche Michelle O’Neill, vice primo ministro dell’Irlanda del Nord ed esponente del Sinn Féin, ha dichiarato che si sarebbe opposta all’aborto nei casi di “disabilità non fatali” del concepito. Tornando al Dup, partito di maggioranza relativa e di ispirazione evangelica, ha confermato la sua linea politica tradizionale, contro l’aborto in qualunque circostanza e sempre a favore della vita del concepito.

Il 2 giugno, il parlamento nordirlandese ha quindi discusso e votato a favore di una mozione promossa dal Dup nella quale si rifiuta la legislazione abortista di Westminster e si rigettano le sue estensioni favorevoli all’aborto per “tutte le disabilità non fatali, inclusa la sindrome di Down”. Il punto di dissidio tra i due maggiori gruppi politici è stato proprio quello del rifiuto totale della legislazione abortista, mentre c’era intesa sul divieto all’aborto per le “disabilità non fatali”. La leader del Sinn Féin, Michelle O’Neill, ha dichiarato che si sarebbe opposta alla mozione del Dup perché essa conteneva questa generale affermazione anti-abortista; allo stesso tempo però ha votato quella parte della mozione che tutela i bambini con sindromi non letali.

Amnesty International Irlanda, profumatamente finanziata anche nel 2018 da Soros con oltre 235.000 dollari, ha stigmatizzato il voto favorevole al rifiuto della legislazione abortista e, subita la sconfitta, tentato di ‘banalizzare’ il voto parlamentare, che appunto segna una prima vittoria contro l’armata dei filantropi della morte.

La mozione del Dup è stata approvata con 46 voti favorevoli e 40 contrari, mentre l’emendamento del Sinn Féin (per la “riduzione del danno”) è stato bocciato. Come dire che la chiarezza e il coraggio vincono su ambiguità e sudditanza culturale.

La mozione approvata non ‘annulla’ di per sé la legislazione votata nelle sue linee generali lo scorso anno ed entrata in vigore, dopo un complesso iter, il 31 marzo 2020 (da quel giorno al 22 maggio si contano 129 bambini uccisi con l’aborto legale in Irlanda del Nord), ma è il primo e chiarissimo segnale istituzionale che l’Irlanda del Nord invia con determinazione a Londra.

Infatti, la decisione presa nella serata di martedì 2 giugno dal parlamento nordirlandese è, come ha dichiarato la leader del Dup e attuale primo ministro Arlene Foster, un chiaro “messaggio” al governo britannico sulla visione di Stormont sull’argomento: l’Irlanda del Nord non vuole l’aborto e invece pretende di essere ascoltata sulla tutela della vita del nascituro.