• IL BRACCIO DI FERRO

Sradicare Polonia e Ungheria: il vero obiettivo Ue

Il vero obiettivo dei continui attacchi dell’Europa contro Polonia ed Ungheria è quello di consentire, anche con l’azzeramento dei fondi strutturali del Recovery e la vittoria delle opposizioni, ai nuovi governi amici di Bruxelles di riscrivere le attuali Costituzioni pro life e pro family dei due paesi.

Il vero obiettivo dei continui attacchi dell’Europa contro Polonia ed Ungheria è quello di consentire, anche con l’azzeramento dei fondi strutturali del Recovery e la vittoria delle opposizioni, ai nuovi governi amici di Bruxelles di riscrivere le attuali Costituzioni pro life e pro family dei due paesi.

L’Europa e le sue molteplici istituzioni, quelle dell’Unione e quelle del Consiglio di Europa, stanno agendo spregiudicatamente con finalità politiche contro i governi legittimamente eletti di Polonia ed Ungheria. Già a fine novembre avevamo descritto sulla Bussola come e con quale infondata cocciutaggine la Corte Europea dei Diritti Umani (Consiglio di Europa) e la Corte di Giustizia europea (Unione Europea) avessero sferrato due micidiali colpi alla Corte Costituzionale polacca e alle leggi del paese che stanno faticosamente ammodernando il sistema giudiziario.

A inizio dicembre era stato l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia europea Manuel Campos Sánchez-Bordona ad affermare nella sua requisitoria che le azioni legali di Budapest e Varsavia contro la proposta della Commissione che collega l'erogazione dei fondi del blocco agli standard dello stato di diritto dovrebbero essere respinte.

Lo scopo era e rimane chiarissimo: screditare i governi nazionali, la legittimità dei giudici costituzionali, dichiararne illegittime le sentenze, consentire a nuovi governi di cambiare in blocco sia giudici supremi, Corti costituzionali e costituzioni dei paesi. Per la Polonia c’è l’auspicio che il candidato europeo Donald Tusk, un imbarazzante ex Presidente Consiglio europeo (2014-2020) alla guida dei Popolari europei dal novembre 2019, possa vincere le prossime elezioni dell’autunno 2023 e avere una tabula rasa per riscrivere il destino e le norme fondamentali per il popolo polacco.

Tuttavia, gli incontri avvenuti nei giorni successivi a Varsavia tra il Primo Ministro Morawieck e il premier tedesco Scholz avevano portato notizie concilianti, così come le dichiarazioni del 10 dicembre del vice Presidente della Commissione Europea Schinas ( «non perseguiremo l'opzione nucleare dell'articolo 7, che ha i suoi limiti, l'opzione nucleare in passato non ha prodotto alcun miglioramento significativo e non credo che lo farà ora»).

L’incontro del 13 dicembre tra i leaders del Gruppo Visegrad e il presidente Macron (presidente per il prossimo semestre del Consiglio dei capi di stato e governo europei) era stato costruttivo anche per le aperture che lo stesso Macron aveva lasciato intendere sul «rispetto delle diversità, la sicurezza dei confini, l’allargamento dell’Unione e la crisi energetica». La doccia fredda per Varsavia è giunta all’improvviso, quando lo stesso Vice Presidente della Commissione Schinas, intervenendo alla Plenaria del Parlamento il 15 dicembre (un giorno prima dell’ultimo Consiglio europeo), ha detto che la Commissione ha avviato una procedura di infrazione contro la Polonia sulla iniziativa delle zone libere da LGBT che alcuni governi locali avevano adottato con delle risoluzioni e ritiene che le leggi restrittive sull'aborto pur di competenza nazionale, dovrebbero rispettare il diritto alla salute delle donne.

Perciò, «la Commissione europea è convinta che ci sia una grave violazione dello stato di diritto in Polonia». Aborto e dogmi LGBTI? Nulla di nuovo. Che il progetto politico perseguito dalle istituzioni europee sia quello di sconfiggere i governi non omologati polacchi e ungheresi, oltre che dagli incontri avvenuti in questi giorni tra Macron e il polacco Donald Tusk con i capi della opposizione ungherese, emerge anche dalle ultime vicende che hanno visto protagonista Budapest.

A seguito della bocciatura della legge Stop Soros da parte della Corte di Giustizia lo scorso 16 novembre, Corte costituzionale ungherese ha deciso il 10 dicembre che invece l'Ungheria ha il diritto di integrare le norme incomplete dell'Unione europea, fino a quando l'UE non completerà le sue disposizioni sulle competenze comuni. Quindi l’Ungheria ha «il diritto di proteggere i suoi confini indipendentemente dall'UE» e la Corte ungherese (non quella europea) ha il dovere di decidere sulle competenze comuni tra Europa e Ungheria.

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