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Squadristi democratici: ferito al banchetto "Un Cuore che batte"

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Trieste. La raccolta firme di "Un Cuore che batte" finisce con un'aggressione squadrista di un collettivo di Sinistra. Urla, calci e accuse di fascismo: un consigliere comunale ferito con due giorni di prognosi. Qual è il fascismo? 

Vita e bioetica 10_11_2023
Il momento dell'aggressione (Foto Andrea Lasorte)

Aggressione squadrista in piena regola quella che si è verificata martedì a Trieste nell’ambito dell’iniziativa Un cuore che batte. A farne le spese è un consigliere comunale nel pieno esercizio delle sue funzioni. Salvatore Porro, ex poliziotto di via 72 anni e rappresentante in Consiglio è stato aggredito da un collettivo di 10 antagonisti già conosciuti alle forze dell’ordine.  

L’episodio di vera e propria violenza nei confronti di un’iniziativa per la vita nascente è avvenuto martedì mattina in Via Malcanton, angolo piazza Unità, in pieno centro del capoluogo Giuliano. 

Porro era stato regolarmente chiamato dai promotori dell’iniziativa Un cuore che batte per apporre i sigilli sulle firme per quella che era l’ultima giornata per la raccolta firme dell’iniziativa di legge popolare che punta a limitare l’aborto introducendo l’obbligo dello specialista a far ascoltare il battito cardiaco del nascituro.  

Non un banchetto e vero e proprio, perché non concesso dal Comune, ma una raccolta firme itinerante regolarmente autorizzata da Questura e Amministrazione Comunale, promossa da Pro Vita & Famiglia, con il suo referente Stefano Martinolli e alcune attiviste.  

Come racconta lo stesso Porro nel verbale poi consegnato alla Polizia, si sono avvicinati 10 persone tra i 20 e i 30 anni, cinque maschi e cinque femmine, che hanno iniziato ad inveire pesantemente contro gli attivisti intenti a raccogliere le firme.  

«La quantità di offese, parolacce, minacce e volgarità nei nostri confronti – ha spiegato Martinolli alla Bussola - è stata davvero sconcertante. Ma dalle parole sono passati ai fatti quando hanno cominciato a spintonare una signora di 80 anni che ci aiutava nelle operazioni di raccolta delle firme e che si opponeva spiegando loro la bontà dell’iniziativa». 

«Hanno preso uno dei fogli con le firme, che contengono dei dati sensibili e lo hanno stracciato».  

Una volta ricevuta la spinta, è intervenuto Porro per difendere la donna. Ne è nata una colluttazione nella quale Porro ha rimediato un calcio alla gamba e poi due giorni di prognosi al pronto soccorso. 

L’intervento della Polizia, prontamente allertata, ha scongiurato il peggio. Si è poi scoperto che i personaggi in questione erano già noti alle forze dell’ordine. «Ora abbiamo 3 mesi di tempo per sporgere denuncia», spiega Porro. La Digos ha riconosciuto che Porro era nell’esercizio delle sue funzioni di eletto; pertanto, per i dieci individuati ci sarà anche questa aggravante.  

Da commedia dell’assurdo il dialogo tra gli attivisti e il gruppetto di facinorosi, raccontato da Martinolli: «Ho cercato di spiegare che l’embrione, prima, e feto poi, dopo novi mesi nasce un loro fratello e sorella. Nulla da fare. Hanno urlato che l’embrione è un grumo di sangue e che noi siamo fascisti. Poi siamo stati aggrediti».  

Nessuna delle forze politiche ha commentato la notizia o espresso solidarietà al consigliere comunale aggredito. Il quotidiano di Trieste Il Piccolo si è limitato a riportare l'episodio a una breve di cronaca senza riferire del ferimento di Porro, ma parlando di semplici contestazioni. E poi c'è chi urla al fascismo permanente.  
(Foto Andrea Lasorte)