• PROMESSE DI CONTE

Sotto i 400 miliardi il niente. Le aziende dovranno cavarsela da sole

“Alle imprese 400 miliardi di euro” è l’annuncio governativo di ieri notte, che si aggiungono ai 300 miliardi stanziati una settimana fa, più i 25+25 d’inizio crisi, per un totale di 750 miliardi di euro. Ma è veramente tutto oro quel che luccica? No, il decreto nasconde mille insidie. Le aziende, alla fine, se la dovranno cavare da sole. 

Conte e Gualtieri

“Alle imprese 400 miliardi di euro” è l’annuncio governativo di ieri notte, che si aggiungono ai 300 miliardi stanziati una settimana fa, più i 25+25 d’inizio crisi, per un totale di 750 miliardi di euro. “È lo stanziamento più ingente della storia” gongola il Presidente Conte “e siamo pronti a fare di più, se servirà”. Ma è veramente tutto oro quel che luccica?

Purtroppo non è così, al contrario. Innanzitutto al testo del decreto di ieri notte si aggiunge quella clausola ‘salvo intese’ - mai citata ufficialmente - che abbiamo già trovato innumerevoli altre volte e che getta incertezza su tutti i provvedimenti varati, perché rimanda a intese tra i partiti che devono ancora essere trovate.
Ma non è tutto, e non è neanche l’aspetto più grave: la verità è che lo Stato non ci mette una lira!  Avete capito bene, lo Stato agli imprenditori che non riescono più a pagare gli stipendi e gli approvvigionamenti non dà una lira. Dà garanzie. Anzi le garanzie le dà agli istituti di credito che dovranno prestare soldi alle aziende. Le quali dovranno contrattare con gli istituti le condizioni del prestito e della sua restituzione, perché neppure sono specificati i meccanismi di rivalsa in caso di mancata restituzione dei soldi erogati. Insomma il signor Conte e il suo governo mettono le aziende nelle mani del sistema bancario, garantendo le banche, non le aziende.

E anche se non è ben specificato, perché il testo non è ancora pubblicato mancando appunto le intese, si legge tra le righe che entrerà in gioco l’Agenzia delle riscossioni. In altri termini, chi non riuscirà a restituire alla banca il prestito se la dovrà vedere con questa Agenzia (una sorta di Equitalia rivisitata), in base alla quale anche chi avrà avrà debiti sotto i 25.000 euro verrà inseguito dai mastini del fisco.

Altro che salvataggio di tutte le imprese italiane, come si è vantato Conte, chi ce la farà da solo si salverà, chi non ce la farà non avrà aiuti sufficienti dallo Stato e si vedrà espropriato della sua azienda. Che verrà mandata al macero o per lo più nazionalizzata: stiamo per assistere alla più grande nazionalizzazione di tutta la storia, sarà il trionfo dei 5 Stelle e delle loro teorie.

Quanto alle imposte, nessuna viene cancellata a nessuno, verranno solo differite di qualche mese, e neanche per tutti, solo per chi potrà dimostrare di aver subito perdite di oltre il 25% del proprio fatturato in questo periodo di chiusura. Ma ancora: tutto questo, posto che lo si ottenga perché nulla è stato concertato con le opposizioni e sul primo decreto sono stati presentati oltre mille emendamenti di cui la metà dalla maggioranza, è legato a una serie di passaggi amministrativi e di cavilli burocratici da far perdere la pazienza a Giobbe. Tutto l’opposto di quanto ottenuto, ad esempio, dall’amministratore delegato di Dentalpro, una catena di cliniche odontoiatriche, che dopo aver compilato in pochi minuti un semplice modulo, ha ottenuto un prestito cash di 285.000 euro. Davvero? Sì davvero, ma in Svizzera.

Comunque, a questo decreto si è giunti con giorni di ritardo a causa dei forti dissapori tra alleati, in particolare 5Stelle e PD. Sono stati cinque giorni di liti furibonde soprattutto tra Di Maio e Gualtieri, risolte con un compromesso-pasticcio per cui a gestire i fondi sarà Sace, che però passa sotto ‘l’indirizzo e il coordinamento’ del Tesoro, cioè di Gualtieri, cioè del PD, ma in compenso il ministero di Di Maio avrà 50 miliardi in più da gestire in autonomia. Cinque giorni persi a litigare mentre aziende, imprenditori, maestranze e l’Italia tutta boccheggiavano.

Nulla di nuovo sotto il sole, va detto. Riemergono le distanze e le differenze tra i partiti di governo che esistono fin dalla nascita dell’esecutivo, e che l’emergenza da coronavirus ha solo occultato ma niente affatto risolto. Il governo non ha per nulla una visione condivisa sul futuro del Paese, il PD vorrebbe timidamente una ripresa dell’industria, i 5Stelle sono sempre arroccati alla visione grillesca della decrescita felice, e l’idea del reddito di cittadinanza universale proposta in questi giorni va esattamente in quella direzione, un’amplissima platea di nullafacenti assistiti da una carità di Stato, finanziata da chi? Non basterebbe una super-patrimoniale, a cui pure pensano, a trovare le risorse.