a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Sono stati rilasciati su cauzione due cristiani pentecostali arrestati il 13 luglio.

 

Due cristiani pentecostali, il pastore Thomas George e sua moglie Binu Thomas Goeroge, che erano stati arrestati il 13 luglio nello stato di Chhattisgarh con la falsa accusa di aver eseguito delle “conversioni forzate”, sono stati rilasciati il 18 luglio su cauzione. Due giorni dopo il loro arresto nello stesso stato, era stata attaccata una chiesa a Rajendra Nagar, vicino a Raipur, mentre era in corso una funzione. Gli aggressori – riferisce l’agenzia di stampa AsiaNews – hanno picchiato uomini, donne e bambini che assistevano alla funzione e poi una folla di radicali indù ha aggredito altri cristiani a una vicina stazione di polizia. “C’è uno schema negli attacchi, e non è un buon segno” dice Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians – i cristiani vulnerabili vengono intimiditi, maltrattati e perseguitati. La chiesa pentecostale ha servito per decenni i tribali in questa zona tribale, senza chiedere nulla in cambio. Essa fornisce un'istruzione di qualità, assistenza sanitaria e mezzi di sussistenza ai popoli tribali. Ma tutto questo viene visto come tattica missionaria per la conversione. È, dicono gli esperti, una propaganda di odio infondata e fabbricata da coloro che hanno interessi nella zona. Agitare lo spauracchio della conversione è solo una scusa per mobilitare i gruppi Hinduvta”, i nazionalisti indù. La legge anti-conversione varata negli anni scorsi proibisce le conversioni dall’induismo alle altre religioni, ma non il contrario. Peraltro i tribali, spiega ancora Sajan K George, “non sono indù, sono animisti, quindi si tratta solo di uno stratagemma per scatenare intolleranza e seminare semi di divisione anche tra i tribali stessi”.