a cura di Benedetta Frigerio
  • Islam

Solidarietà per le donne cristiane vittime di violenza

È soprattutto dal Pakistan che arrivano notizie di donne cristiane, spesso ragazzine, sposate a forza a uomini musulmani. Ma succede anche in altri stati a maggioranza musulmana. A rendere possibile una tanto grave violazione dei diritti umani contribuisce l’influenza delle società tribali e delle loro istituzioni che assegnano alle donne uno status inferiore e una condizione asservita. L’Egitto è uno dei paesi in cui alle donne cristiane viene inflitta questa particolare forma di persecuzione: non a caso, vi sono presenti, tuttora praticate da molti nonostante qualche tentativo di sradicarle, le istituzioni tribali cardine dell’assoggettamento femminile: matrimoni combinati e precoci, prezzo della sposa, mutilazioni genitali femminili. Come in Pakistan, spesso tutto inizia con un rapimento, seguito dal matrimonio e dalla conversione all’Islam; oppure la vittima viene venduta a terzi. La fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre spiega che in Egitto quello dei rapimenti delle ragazze è un business “fruttuoso” e che vi è una rete islamista con alcuni elementi in Arabia Saudita disposta a pagare oltre 2.000 euro per comprare una ragazza cristiana. Come in Pakistan, succede che le autorità alle quali le famiglie si rivolgono registrino la denuncia come un caso di persona scomparsa, non sequestrata e non procedano a ulteriori indagini. Così, per una che riesce a liberarsi, decine, la maggioranza, non hanno scampo anche perché si frappone comunque un ulteriore ostacolo al loro ritorno a casa ed è il peso della cultura tradizionale secondo cui una donna che ha avuto rapporti sessuali, anche contro la sua volontà, disonora la famiglia ed è marchiata per sempre. Aiuto alla Chiesa che soffre ha costituito un fondo di solidarietà per le donne cristiane vittime di violenza soprattutto per ragioni di fede. Serve a realizzare progetti di sostegno, prima di tutto legale, alle famiglie e alle vittime.