• GLI UOMINI DELL'ASSISE

Sinodo: Ong, Onu e climatisti anti Bolsonaro nella lista

Ideologi dei cambiamenti climatici e mondo ecologista-indigenista anti Bolsonaro come tracciato dall'Instrumentum laboris. La lista dei partecipanti del Sinodo sull'Amazzonia fa emergere una precisa linea. A cui si aggiungono uomini Onu come Ban Ki-moon e le Ong della foresta. 

A poche settimane dall'apertura dell'Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica (leggi il dossier della Bussola), il Vaticano ha diffuso la lista completa dei partecipanti. I padri sinodali con diritto di voto saranno 185, ma parteciperanno all'evento anche auditori, collaboratori, osservatori speciali e rappresentanti di comunità indigene ed evangeliche. Sarà il Brasile a "fare la parte del leone" con la delegazione più numerosa in cui spiccano le figure dei cardinali Hummes e João Braz de Aviz, rispettivamente relatore generale e presidente delegato dell'assise.

Un elenco, però, che non dovrebbe piacere molto al presidente Jair Bolsonaro: secondo un'indiscrezione riportata dal "Clarìn", infatti, la preoccupazione della sua amministrazione per i lavori di questo Sinodo sarebbe stata tale da arrivare a chiedere nelle scorse settimane, tramite il neo ambasciatore presso la Santa Sede Henrique da Silveira Sardinha Pinto, la presenza di un delegato governativo a Roma. Desiderio non esaurito.

Non è un mistero che l'esecutivo di destra, che sull'Amazzonia sta subendo in questo momento una forte pressione internazionale, guardi con sospetto all'Assemblea voluta da papa Francesco. Non a caso, il capo di gabinetto per la Sicurezza Nazionale, generale Augusto Heleno Ribeiro, aveva parlato esplicitamente di "interferenza negli affari interni del Brasile", denunciando una presunta alleanza tra "clero progressista, partiti di sinistra e movimenti sociali" per servirsi del Sinodo al fine di screditare il governo agli occhi dell'opinione pubblica internazionale. L'ex militare aveva anche lamentato l'influenza delle Ong nella foresta, lasciando intendere che essa potesse condizionare il programma di lavoro dell'evento che si aprirà il prossimo 6 ottobre.

A difesa delle organizzazioni non governative si erano schierati i vescovi brasiliani con una nota in cui si parlava di "deliri nei giudizi e nei discorsi".

L'elenco dei partecipanti diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede segna un riconoscimento significativo verso questo mondo: tra gli invitati speciali, infatti, si possono trovare i nomi di Jean-Pierre Dutilleux, presidente della Forêt Vierge, associazione francese creata per la causa "indigenista" e attiva sul territorio contro la deforestazione dell'Amazzonia, monsignor Pirmin Spiegel della Misereor e padre Miguel Heinz dell'Adveniat, le due ong della Conferenza Episcopale tedesca che più hanno sostenuto - anche economicamente - la Repam, organismo nato nel 2014 con lo scopo di organizzare proprio un Sinodo di questo tipo.

Anche gli altri invitati speciali appartengono ad un background culturale piuttosto omogeneo: nell'elenco compaiono figure provenienti dalle grandi agenzie internazionali, come l'ex segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il vicedirettore Generale del Dipartimento Clima e Biodiversità della FAO Renè Castro; la relatrice speciale Onu sui diritti delle popolazioni indigene Victoria Tauli-Corpuz è Relatore speciale ONU sui diritti delle popolazioni indigene, la Segretaria generale della CIDSE Josianne Gauthier (l'Alleanza Cattolica Internazionale di Agenzie di Sviluppo) , il leader indigeno del Coica (coordinamento delle organizzazioni indigene del bacino amazzonico) José Gregorio Díaz Mirabal, l'economista americano della Columbia University Jeffrey D. Sachs, il "profeta gentile del cambiamento climatico" ed ex consulente della Merkel, prof. Hans J. Schellnhuber, lo scienziato degli studi sul riscaldamento globale Carlos Nobre e l'uomo d'affari argentino Luis Libermann, considerato in patria uno dei più vicini al papa.

Una compagine accomunata dall'attenzione riservata pubblicamente al tema dei cambiamenti climatici e che sembra rispecchiare il contenuto ecologista-indigenista dell'“Instrumentum laboris”. Un orientamento familiare anche alla maggior parte degli uditori, dei consultori e dei collaboratori che compaiono nella lista dei partecipanti. In maggioranza brasiliani sono anche i cosiddetti "delegati fraterni", ovvero i rappresentanti delle diverse confessioni evangeliche presenti nella regione amazzonica: pastori di quelle comunità evangeliche protagoniste di una rapida crescita nel Paese sudamericano che sta determinando per la prima volta l'arretramento del cattolicesimo.

Ma il mondo degli evangelici brasiliani non è unito sul Sinodo voluto da Francesco: molte di queste realtà, infatti, sono state protagoniste della vittoria elettorale di Bolsonaro e continuano ad appoggiare la linea del suo esecutivo. Basta fare un giro sui social e nei commenti dei lettori ai quotidiani brasiliani per rendersi conto che i sostenitori dell'attuale presidente siano molto critici nei confronti dell'indirizzo che sembra destinato a prevalere nell'Assemblea Speciale dei vescovi: c'è chi accusa il Sinodo di "versare benzina sugli incendi spenti dai militari" in Amazzonia, chi si lamenta per l'assenza della religiosità tra gli argomenti sul tavolo dei lavori e chi vi intravede addirittura una "minaccia per la sovranità del Paese". Un'accusa, quest'ultima, bollata come una "pura falsità" da Andrea Tornielli in una videointervista rilasciata al portale portoghese di Vatican News.