• TRENTO

«Sei vaccinato?». Il garante bacchetta i presidi ficcanaso

«Ogni richiesta di conoscere lo stato vaccinale degli alunni è illegittima». Il Garante dei Minori di Trento bacchetta i presidi e li richiama a garantire il diritto alla privacy dei dati sanitari degli alunni e la non discriminazione sulle scelte sanitarie familiari. Dura condanna per gli «atteggiamenti invasivi che determinano situazione di emarginazione, perfino di bullismo».

La scuola è cominciata, e con essa anche le (prevedibili e previste) discriminazioni. Ovviamente non tutte le situazioni sono uguali e le differenze sono anche abissali all’interno della stessa Regione, tra i diversi gradi di educazione per l’infanzia e istruzione scolastica, e finanche negli stessi istituti e classi. Ma tant’è: in molti casi il clima che si respira non è assolutamente quello fondato sull’accoglienza, l’accettazione e altri “valori civici” fino a qualche mese fa proclamati a gran voce.

Le discriminazioni si articolano a più livelli.

Naturalmente c’è quella a carico degli insegnanti, che comporta non solo uno stigma nei confronti di chi non è vaccinato, ma anche un aggravio quotidiano non indifferente, dati il costo e l’invasività del tampone da effettuarsi per ottenere il cosiddetto “Green pass”, uniti alle difficoltà organizzative di recarsi ogni 48 ore in farmacia; fattori cui si sono aggiunti, negli ultimi giorni, anche i ritardi nel rilascio della “certificazione verde” che hanno comportato la necessità, per alcuni docenti, di usufruire di permessi non retribuiti ma anche episodi di docenti allontanati dall’aula in quanto il loro “lasciapassare” scadeva prima del termine effettivo delle lezioni.

Ma a essere discriminati sono anche i genitori, i nonni o le altre figure di riferimento (anche qui con tutti i distinguo del caso già menzionati in apertura): coloro che possiedono il “Green pass”, hanno il privilegio di varcare le soglie del servizio educativo per l’infanzia, della scuola dell’infanzia o di primo grado in cui figli o nipoti passano diverse ore al giorno; tutti gli altri, invece, sono costretti ad aspettare bambini e ragazzi all’esterno, sempre che questi siano abbastanza grandi e autonomi per prepararsi - in entrata e in uscita - in autonomia. Altrimenti la scelta è obbligata: se si vuole usufruire del servizio, che peraltro fino alla scuola primaria non è obbligatorio e quindi già da anni portatore di discriminazioni nei confronti di tutti quei bambini non in regola con l’obbligo vaccinale pediatrico, o l’adulto si vaccina, oppure si sottopone a un tampone ogni 48 ore. Tertium non datur.

Data la situazione, ovviamente, la cascata discriminatoria non poteva quindi che ricadere anche sui bambini e sui ragazzi. In parte in maniera indiretta, in quanto magari figli di genitori, o alunni di insegnanti ed educatori genericamente etichettati come “no vax”; ma con ancora maggiore gravità in maniera diretta, alla luce del fatto che sono stati registrati episodi di «pressioni più o meno esplicite nei confronti di minori che non hanno (o non hanno ancora fatto) la vaccinazione, anche in relazione alle “Linee di indirizzo per la tutela della salute e sicurezza nelle Istituzioni scolastiche e formative del primo e secondo ciclo” […] del settembre 2021 [ossia quelle relative alla deroga sull’utilizzo della mascherina laddove tutti gli studenti siano vaccinati, guariti o distanziati, ndR]».

Il virgolettato appena citato è estrapolato da una lettera che il Garante dei minori della Provincia Autonoma di Trento, Fabio Biasi, ha inviato in data 20 settembre 2021 ai Dirigenti scolastici della Provincia e, per conoscenza, al Dipartimento istruzione e cultura della PAT e alla Sovrintendenza scolastica. La missiva, che porta come oggetto: «Stato di benessere degli alunni e degli studenti all’interno delle scuole», si è resa necessaria a causa delle «numerose segnalazioni di genitori», nonché di quella della Comunità Rotaliana.

Di fronte a tale situazione, Biasi richiama le «Istituzioni scolastiche, ed in particolare i Dirigenti» a garantire tre aspetti: il rispetto del diritto alla privacy dei dati sanitari degli alunni; la non discriminazione, in relazione alle scelte sanitarie familiari; il diritto allo studio.

Il Garante prosegue quindi sottolineando che «ogni richiesta di conoscere lo stato vaccinale degli alunni è illegittima». E conclude con un’accorata considerazione, che va a toccare una serie di tematiche che oramai da qualche anno sono, quantomeno formalmente, poste all’attenzione dell’istituzione scolastica: «Esprimo infine viva preoccupazione che atteggiamenti invasivi di questo tipo possano determinare situazione di disagio, di emarginazione, di umiliazione, perfino di bullismo, con conseguente pregiudizio per il benessere di tutti».

«Ne usciremo migliori», dicevano, ma per ora il dato di realtà rimanda altro. E non solo nel mondo degli adulti, ma anche con i bambini e i ragazzi che già simulano, ovviamente a loro detta “per scherzo”, la situazione così come si presenta loro: succede nei giochi, con i piccoli che chiedono il pass ai compagni per salire sullo scivolo o entrare “in casetta”, come nelle esclusioni e negli sberleffi su base vaccinale posti in campo dai più grandicelli.

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