• IL COMMENTO

Scuola, una "strana" sentenza che fa sperare

La sentenza 5739 del 19 agosto 2019 del Consiglio di Stato dichiara in modo molto esplicito che esiste il diritto dell’allievo e della sua famiglia a essere aiutati nella libera scelta della scuola pubblica da frequentare. E, della “scuola pubblica”, fanno parte sia quella statale che quella paritaria. 

Caro direttore,
desidero segnalare a te ed ai tuoi sempre più numerosi lettori una sentenza “strana”, che riguarda il mondo della scuola. Si tratta della sentenza n.5739 del 19 agosto 2019 del Consiglio di Stato. L’ho definita “strana”, sia perché si dilunga insolitamente sulle varie posizioni culturali che riguardano l’argomento del sostegno alle scuole, sia perché vi sono due motivi su cui non possiamo essere d’accordo, sia perché, invece, il Consiglio di Stato (che è il massimo organo giudiziario amministrativo) afferma in modo palese un principio sul quale non possiamo non essere d’accordo.

Non possiamo essere d’accordo sulla considerazione espressa in sentenza  secondo la quale  non esiste il “diritto” delle scuole “paritarie” ad un sostegno anche economico. Si fa riferimento, come al solito, al mitico articolo 33 della Costituzione, quando usa l’infausta espressione “senza oneri per lo Stato”. Ma nella stessa sentenza il Consiglio di Stato cita la dottrina secondo la quale “l’esclusione di sovvenzioni statali dovrebbe operare solo al momento della istituzione iniziale della scuola, non anche per il periodo successivo di funzionamento”. Infatti, il comma 3 dell’articolo 33 è molto chiaro in proposito: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”: il senza oneri si riferisce chiaramente al momento e solo al momento della “istituzione”.

D’altra parte, la sentenza n. 5739 dichiara in modo molto esplicito, facendo anche riferimento ad autorevoli pronunce giurisdizionali, che se non esiste il diritto delle scuole paritarie a un aiuto economico, esiste, però, il diritto dell’allievo e della sua famiglia a essere aiutati nella libera scelta della scuola pubblica da frequentare e, della “scuola pubblica” fanno parte sia quella statale che quella paritaria. Così arriva ad esprimersi il Consiglio di Stato: “In materia di scuola e istruzione  la pluralità dell’offerta formativa è tale solo se i destinatari sono realmente posti in condizione di accedere ai percorsi scolastici offerti (anche) dalle scuole private, perché solo in tal modo si tutela la libertà di scelta e si assicura la pari opportunità di accesso ai percorsi offerti dalle scuole non statali; la previsione di benefici agli studenti, che ne sono gli unici beneficiari, in corrispondenza del pagamento della retta – si tratti o meno di istituti privati - non si identifica con un onere di funzionamento e finanziamento da parte dello stato agli istituti privati”. Più chiaro e più vero di così si muore!!

A questo punto, dopo questa osservazione sacrosanta, il Consiglio di Stato, a mio parere, commette il secondo errore, anche se potremmo definirlo “veniale”.  Infatti, nella sentenza scrive che il sostegno economico dovrebbe andare allo studente, la cui famiglia si trova in difficoltà economiche. Vorrei osservare che il diritto allo studio spetta al cittadino/studente come tale, indipendentemente dalla sua posizione economica. Questo diritto, in Italia, si è affermato chiaramente in tema di diritto alla salute; fa più fatica a passare in tema di istruzione e scuola.

Ma, come al solito, occorre, realisticamente, partire dal positivo ed il positivo è che è stato affermato in modo esplicito e inequivoco il diritto dello studente e della sua famiglia ad essere aiutato anche economicamente per permettergli di adempiere al diritto/dovere di istruirsi.

Mi pare che questa sia la strada giusta da percorrere, sia a livello amministrativo che a livello legislativo. E leggendo questa sentenza, mi sono confermato che la strada più ragionevole e civile da seguire sia quella di aiutare lo studente attraverso lo strumento del costo-standard, fissato il quale diventerebbe reale la possibilità “di accedere ai percorsi scolastici offerti” da tutto il sistema scolastico. Verrebbe così attuata la vera libertà di scelta educativa, permettendo anche allo Stato di risparmiare sulla spesa complessiva. Su questo tema, mi permetterò di ritornare.

La sentenza cui qui si fa cenno ci invita a considerare la battaglia per la libertà di educazione non una battaglia delle scuole, ma delle famiglie e dei loro studenti. Questa è la via per togliere, una volta per tutte, ogni connotazione ideologica a questo tema.

E’ consolante vedere che molte famiglie si stanno laicamente muovendo in questa direzione. Speriamo che anche la politica se ne accorga e in fretta.