• ANTICIPAZIONE/IL LIBRO

Sarah: «La Chiesa vive il mistero di Giuda, il tradimento della fede»

È in libreria l'atteso libro del cardinale Robert Sarah, "Si fa sera e il giorno ormai volge al declino" (Editrice Cantagalli). Come i precedenti - "Dio o niente" e "La forza del silenzio" - si presenta sotto forma di intervista condotta dallo scrittore francese Nicolas Diat. Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo la prima parte dell'introduzione. Ospite de La Nuova Bussola Quotidiana, il cardinale Sarah presenterà il suo libro a Milano il prossimo 9 novembre, alle ore 16.30, presso la Casa cardinale Schuster, in via Sant'Antonio 5.

Il cardinale Robert Sarah

Perché prendere ancora la parola? Nel mio ultimo libro vi invitavo al silenzio. Ma ora non posso più tacere. Non devo più tacere. I cristiani sono disorientati. Tutti i giorni ricevo da ogni parte richieste d’aiuto da chi non sa più che cosa credere. Ogni giorno, a Roma, ricevo sacerdoti scoraggiati e feriti. La Chiesa sperimenta la notte oscura. La avvolge e la acceca il mistero d’iniquità.

Tutti i giorni siamo raggiunti dalle notizie più terribili. Non c’è settimana che non venga denunciato un caso di abuso sessuale. Simili notizie lacerano il nostro cuore di figli della Chiesa. Come diceva Paolo VI, siamo investiti dal fumo di Satana. La Chiesa, che dovrebbe essere un luogo di luce, è diventato un covo di tenebre. Dovrebbe essere una casa di famiglia sicura e tranquilla, ed ecco che invece è diventata una spelonca di ladri! Come possiamo sopportare che tra noi, tra le nostre fila, si siano introdotte delle belve feroci? Ogni giorno, molti sacerdoti fedeli operano come pastori attenti, come padri ricolmi di dolcezza, come guide ferme. Alcuni uomini di Dio, però, sono diventati degli agenti del Maligno. Hanno cercato di profanare le anime pure dei più piccoli. Hanno umiliato l’immagine di Cristo inscritta in ogni bambino.

I sacerdoti di tutto il mondo si sono sentiti umiliati e traditi da tanti abominî. Alla sequela di Gesù la Chiesa vive il mistero della flagellazione. Il suo corpo è lacerato. Chi sferra i colpi? Gli stessi che dovrebbero amarla e proteggerla! Sì, mi permetto di prendere in prestito le parole di papa Francesco: il mistero di Giuda incombe sulla nostra epoca. Il mistero del tradimento trasuda dai muri della Chiesa. Gli abusi sui minori lo rivelano nel modo più abominevole.
Dobbiamo, però, avere il coraggio di guardare in faccia il nostro peccato: questo tradimento è stato preparato e provocato da molti altri tradimenti, meno visibili, più sottili, ma anche più profondi. Da molto tempo stiamo vivendo il mistero di Giuda. Ciò che appare ormai in piena luce ha cause profonde che bisogna avere il coraggio di denunciare con chiarezza. La crisi che vivono il clero, la Chiesa e il mondo è radicalmente una crisi spirituale, una crisi della fede. Viviamo il mistero d’iniquità, il mistero del tradimento, il mistero di Giuda.

Permettetemi di meditare con voi sulla figura di Giuda. Come tutti gli apostoli lo aveva chiamato Gesù. Egli lo amava! Lo aveva inviato ad annunciare la Buona Novella. Ma a poco a poco il dubbio si è impadronito del suo cuore. Senza rendersene conto, ha iniziato a giudicare l’insegnamento di Gesù. Si è detto: questo Gesù è troppo esigente, poco efficace. Giuda ha preteso di realizzare il Regno di Dio sulla terra, all’istante, con strumenti umani e secondo il proprio personale disegno.
Eppure, aveva udito Gesù rivolgersi anche a lui in questi termini: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (Is 55,8). Nonostante tutto, Giuda si è allontanato. Non ha più voluto ascoltare Cristo. Non lo ha più accompagnato in quelle lunghe notti di silenzio e preghiera. Si è rifugiato nelle preoccupazioni mondane. Si è occupato della borsa, del denaro e del commercio. L’impostore continuava a seguire Cristo, ma non gli credeva più. Mormorava. La sera del Giovedì Santo, il Maestro gli ha lavato i piedi. Il suo cuore doveva essere così indurito da non lasciarsi toccare. Il Signore era davanti a lui, in ginocchio, come un umile servo che lava i piedi a colui che poi l’avrebbe tradito. Gesù ha posato su di lui un’ultima volta il suo sguardo pieno di dolcezza e di misericordia. Ma il diavolo si era già introdotto nel cuore di Giuda. Egli non ha abbassato lo sguardo. Avrà pronunciato interiormente l’antica espressione di rivolta: non serviam, «non servirò». Durante la Cena si è comunicato quando ormai il suo progetto era già compiuto. Fu la prima comunione sacrilega della storia. E ha tradito.

Giuda è per l’eternità il nome del traditore e oggi la sua ombra incombe su di noi. Sì, come lui, anche noi abbiamo tradito! Abbiamo abbandonato la preghiera. Il male di un efficiente attivismo si è infiltrato dappertutto. Cerchiamo di imitare l’organizzazione delle grandi imprese. Ma dimentichiamo che solo la preghiera è il sangue che può irrorare il cuore della Chiesa. Diciamo di non avere tempo da perdere. Vogliamo utilizzare questo tempo per opere socialmente utili. Chi non prega più, però, ha già tradito. È ormai disposto a ogni compromesso con il mondo. Si è avviato sulla strada di Giuda.

Sopportiamo ogni contestazione. La dottrina cattolica viene messa in dubbio. In nome di sedicenti posizioni intellettuali certi teologi si divertono a decostruire i dogmi, a svuotare la morale del suo significato profondo. Il relativismo è la maschera di Giuda travestito da intellettuale. Come meravigliarsi se poi veniamo a sapere che tanti sacerdoti infrangono le loro promesse? Relativizziamo il senso del celibato, rivendichiamo il diritto a una vita privata, tutte cose in contrasto con la missione del sacerdote. Alcuni arrivano persino a rivendicare il diritto di esercitare comportamenti omosessuali. Tra i sacerdoti e tra i vescovi si susseguono scandali.

Il mistero di Giuda si dilata. A tutti i sacerdoti voglio dire: siate forti e retti. Certo, per colpa di qualche ministro sarete tutti etichettati come omosessuali. La Chiesa Cattolica verrà infangata. Sarà presentata come composta tutta da preti ipocriti e avidi di potere. Non sia turbato il vostro cuore. Il Venerdì Santo, Gesù si è caricato di tutti i peccati del mondo, mentre Gerusalemme gridava: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Nonostante le inchieste tendenziose che vi presentano la situazione disastrosa di ecclesiastici irresponsabili dall’anemica vita interiore, che sono posti addirittura al comando della Chiesa, siate sereni e fiduciosi come la Vergine e san Giovanni ai piedi della Croce. I sacerdoti, i vescovi e i cardinali privi di morale non riusciranno mai a screditare la luminosa testimonianza di più di quattrocentomila sacerdoti sparsi per il mondo, che, con quotidiana fedeltà, servono il Signore in santità e letizia. Nonostante la violenza degli attacchi che potrà subire, la Chiesa non verrà meno. È la promessa del Signore, e la Sua parola è infallibile.

I cristiani tremano, vacillano, dubitano. Per essi ho voluto questo libro. Per dire loro: non dubitate! Rimanete saldi nella dottrina! Nella preghiera! Ho voluto questo libro per confortare i cristiani e i sacerdoti fedeli.
Il mistero di Giuda, il mistero del tradimento, è un veleno subdolo. Il diavolo cerca di farci dubitare della Chiesa. Vuole che la guardiamo come un’organizzazione umana in crisi. Ma essa è molto più di questo: è il prolungamento di Cristo. Il diavolo ci invita alla divisione e allo scisma. Vuole farci credere che la Chiesa abbia tradito. Ma la Chiesa non tradisce. La Chiesa, piena di peccatori, è senza peccato! In essa ci sarà sempre abbastanza luce per quanti ricercano Dio. Non abbandonatevi all’odio, alla divisione, alla manipolazione. Non si tratta di creare un partito, di insorgere gli uni contro gli altri: «Il Maestro ci ha messo in guardia contro tali pericoli per rassicurare il popolo anche nei confronti dei cattivi pastori: perché a causa loro non si abbandonasse la Chiesa, cattedra della verità […]. Non perdiamoci, dunque, nel male della divisione, a causa di coloro che sono malvagi», diceva già sant’Agostino (Lettera 105).

La Chiesa soffre, è calpestata e i suoi nemici sono al suo interno. Non abbandoniamola. Tutti i pastori sono uomini peccatori, ma essi portano in sé il mistero di Cristo. Che cosa dobbiamo fare, dunque? Non si tratta di organizzarsi e di elaborare strategie. Come si può pensare di migliorare noi le cose? Ciò significherebbe ripiombare ancora nell’illusione mortifera di Giuda.
Di fronte all’aumento dei peccati tra le fila della Chiesa siamo tentati di prendere in mano la situazione. Siamo tentati di purificare la Chiesa con le nostre forze. Sarebbe un errore. Che cosa potremmo fare? Un partito? Un movimento? Questa è la tentazione più grave: gli orpelli della divisione. Con il pretesto di fare il bene, ci si divide, ci si critica, ci si combatte. E il demonio ridacchia. È riuscito a far cadere i buoni, presentandosi sotto le mentite spoglie del bene. La Chiesa non può essere riformata con l’odio e la divisione.

La Chiesa si riforma incominciando a cambiare noi stessi! Non esitiamo, ciascuno secondo le proprie possibilità, a denunciare il peccato, a partire dal nostro. Tremo all’idea che la tunica inconsutile di Cristo corra di nuovo il rischio di essere lacerata. Gesù ha sofferto prevedendo le divisioni tra i cristiani. Noi lo crocifiggiamo un’altra volta! Il suo cuore ci supplica: ha sete di unità! Il diavolo ha paura di essere chiamato per nome. Egli ama ammantarsi della nebbia dell’ambiguità. Parliamo con chiarezza. «Nominare male le cose vuol dire accrescere l’infelicità del mondo», diceva Albert Camus.

In questo libro non esiterò a fare uso di un linguaggio fermo. Con l’aiuto dello scrittore e saggista Nicolas Diat, senza il quale ben poco sarebbe stato possibile, e che fin dalla stesura di “Dio o niente” ha sempre mostrato una fedeltà senza cedimenti, voglio ispirarmi alla parola di Dio che è come una spada a doppio taglio. Non dobbiamo aver paura di affermare che la Chiesa ha bisogno di una profonda riforma e che questa passa dalla nostra conversione.

Perdonatemi se alcune mie parole vi scandalizzeranno. Non voglio anestetizzarvi con propositi rassicuranti e ingannevoli. Non vado in cerca di successo o di popolarità. Questo libro è il grido della mia anima! È un grido d’amore per Dio e per i miei confratelli. A voi cristiani devo l’unica verità che salva. La Chiesa muore perché i pastori hanno paura di parlare con verità e chiarezza. Abbiamo paura dei media, dell’opinione pubblica, dei nostri confratelli! Ma il buon pastore dona la vita per le sue pecore.
Oggi, in queste pagine, vi offro il cuore della mia vita: la fede in Dio. Tra non molto sarò chiamato al cospetto del Giudice Eterno. Se non vi trasmetto la verità che ho ricevuto, che cosa gli dirò? Noi vescovi dovremmo tremare al pensiero dei nostri silenzi colpevoli, dei nostri silenzi conniventi, dei nostri silenzi condiscendenti con il mondo.

Spesso mi viene chiesto: che cosa dobbiamo fare? Quando la divisione incalza bisogna rafforzare l’unità. Essa non ha niente a che vedere con lo spirito corporativo di cui è pieno il mondo. L’unità della Chiesa ha la propria sorgente nel cuore di Gesù Cristo. Dobbiamo restargli vicino, dobbiamo rimanere in Lui. Il suo cuore, che è stato squarciato dalla lancia perché potessimo trovarvi rifugio, sarà la nostra casa.

* Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti

Ospite de La Nuova Bussola Quotidiana, il cardinale Sarah presenterà il suo libro a Milano il prossimo 9 novembre, alle ore 16.30, presso la Casa cardinale Schuster, in via Sant'Antonio 5.