Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Cuore Immacolato di Maria a cura di Ermes Dovico
memoria liturgica

Sant'Antonio di Padova, cantore della Vergine

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Oggi la Chiesa celebra il Cuore Immacolato di Maria nello stesso giorno in cui ricorda il santo portoghese, che nei suoi sermoni esaltò la viva presenza della Madre che conduce i figli con materno amore.

Ecclesia 13_06_2026

«Osserva che la Vergine Maria fu sole sfolgorante nell’annunciazione dell’angelo, fu arcobaleno splendente nel concepimento del Figlio di Dio, fu rosa e giglio nella nascita di lui. Nel sole ci sono tre prerogative: splendore, candore e calore, che corrispondono alle tre parti del saluto dell'arcangelo Gabriele. La prima: Ave, piena di grazia; la seconda: non temere; la terza: lo Spirito Santo scenderà su di te». Non sono versi di una poesia. Non è il testo di una canzone. Sono parole di un sermone pronunciato da sant’Antonio di Padova di cui oggi ricorre la memoria liturgica.

Ma oggi non si celebra soltanto la memoria del santo portoghese perché, per felice coincidenza, viene celebrata anche la memoria del Cuore Immacolato di Maria. E il santo francescano fu, da sempre, devoto della Vergine. Degno “figlio” di san Francesco d’Assisi, Antonio (come il santo Poverello) nutriva per la Madre di Cristo un amore del tutto particolare, speciale: un sentimento del cuore che diventava, per lui dotto insegnante di teologia, quella che potrebbe considerarsi pura teologia mariana: una parola, un verbo, una descrizione come quella riportata nell’incipit, era frutto di profonda meditazione e ispirazione divina soprattutto. Lo si comprende bene dalle sue descrizioni della Vergine: una presenza non lontana, ma vicina, prossima.

La Vergine Maria per Antonio è soprattutto “presenza”: in tutti i sermoni che ci sono giunti, il santo francescano parla di Maria, si riferisce a lei, come persona viva, presenza che diviene esistenza in Antonio e in ogni fedele. È lei a condurre i passi del popolo di Dio con il suo amorevole e materno amore. Ne parla sempre, la cita sempre: ad esempio, nel ciclo liturgico della Redenzione o in quello del Natale, oltre a insistere nell’accorato invito a meditare quotidianamente il saluto dell’angelo a Maria.

È importante focalizzarsi su questo punto: il saluto. In quell’annuncio, per sant’Antonio, c’è tutto il “mondo” di Maria. E viene approfondito nel suo sermone in occasione, appunto, della festa dell’Annunciazione: «Quando dice: “Ave, piena di grazia! Il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne”: ecco lo splendore del sole. E questo può riferirsi anche alle quattro virtù cardinali, ognuna delle quali rifulse in Maria in tre modi. Dalla temperanza le venne la riservatezza nel corpo, la modestia nel parlare, l’umiltà del cuore. Ebbe la prudenza quando tacque nel suo turbamento, quando comprese il significato di ciò che aveva udito, quando rispose a ciò che le veniva proposto. Ebbe la giustizia quando attribuì a ciascuno ciò che gli era dovuto. Si comportò con fermezza di cuore nel suo sposalizio, nella circoncisione del Figlio, nella purificazione stabilita dalla legge. Manifestò la sua compassione a chi soffriva, quando disse: “Non hanno più vino”. Fu in comunione con i santi, quando perseverava nella preghiera con gli apostoli e le altre donne. Per la sua fortezza e grandezza d’animo si assunse l'obbligo della verginità, lo osservò e tenne fede a quell’altissimo impegno». Queste parole riescono a farci comprendere il perché di tanta attenzione per quel saluto che ha cambiato la Storia, quella con la “s” maiuscola: il cammino dell’umanità, in fondo, è dipeso da quell’annuncio al quale la Vergine ha risposto con il suo “Eccomi”.

Interessante anche il modo in cui parla di Maria: da sottolineare i titoli con cui la descrive. Primo fra tutti, uno «gloriosa». Maria è gloriosa perché Madre di Dio: ed è lei che ha generato il Figlio, dono di Dio Padre all’umanità intera, pur essendo lei solamente «Virgo paupercula», una piccola donna: in questo, tutta l’umiltà della Vergine. Di titoli riferiti a Maria ne troviamo circa un centinaio addirittura nell’opera di Antonio di Padova: da questo alto numero comprendiamo tutto lo studio e il fervore di fede per la Madre di Cristo. Molto spesso questi titoli sono tratti da pagine bibliche che nel santo portoghese divengono soprattutto immagini. Si potrebbero anche definirle – per rimanere con il linguaggio poetico assai caro al santo padovano –  delle vere e proprie metafore. Fra queste, ne citiamo solo alcune: arca, trono, tenda, sposa, ape, cerva. E poi ci sono, assai suggestive, le metafore-immagini che Antonio coglie dal mondo della Creazione: sole, oliva, luna, rosa, vite. In queste scene c’è tutto l’Antonio francescano che loda la Creazione e in questa intravede la mano di Dio e come suo strumento la Vergine.

Altro elemento a cui Antonio dedica pagine sublimi: il mistero dell’Incarnazione. Scrive nel sermone per la seconda domenica dopo l’ottava dell’Epifania: «La discesa di Gesù nella carne umana fu la sua umiliazione: “Abbassò i cieli” della divinità “e discese” nel grembo della Vergine Madre». È suggestiva anche questa immagine, ancora una volta: quasi come se il grembo di Maria avesse contenuto quei cieli che si sono abbassati: la divinità che entra nell’umanità. Ed è lo stesso Creatore a riposare nel suo grembo, così come lo stesso Signore si riposò dopo aver compiuto l’opera creatrice del mondo, dell’universo. L’immagine, sempre forte, evoca un’altra immagine: Maria diviene, dunque, una nuova “creatrice”.

Ma un altro tema caro al santo padovano è quello dell’Assunzione di Maria. In questa, intravede quello che chiama «soglio di gloria». Bellissima questa espressione: soglio di gloria. In Maria, Antonio di Padova, vede «la gloria del Padre, cioè il Figlio sapiente, anzi la stessa Sapienza, Gesù Cristo, quando da lei assunse la carne», così scrive nel sermone riguardo la festa dell’Assunzione al Cielo della Vergine. Non poteva concludersi questa veloce carrellata se non con una preghiera composta dal santo di Padova: «Ti preghiamo dunque, o nostra Signora, o nostra speranza. Tu che sei la stella del mare, brilla su di noi sbattuti dalle tempeste di questo mare del mondo, guidaci al porto, difendici con la protezione della tua presenza nel momento della morte, affinché senza timore possiamo uscire dal carcere del corpo e meritiamo di giungere lieti al gaudio infinito». È questa la preghiera di Antonio di Padova. È questa la preghiera che facciamo nostra.



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