La governatrice "cattolica" del Massachusetts rimuove ogni limite all'aborto
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Aborto senza limiti di età gestazionale in Massachusetts. Dietro una patina di retorica femminista, la nuova norma permette di abortire fino al nono mese. La firma è della governatrice Maura Healey, democratica. E cattolica. Inviatata anche a parlare in Vaticano nel 2024.
Il Massachusetts ha eliminato il limite di età gestazionale entro il quale è possibile sottoporsi a un aborto, diventando così il decimo stato, includendo Washington DC, a consentire la procedura in qualsiasi momento della gravidanza. Elimina inoltre l'obbligo che gli aborti tardivi vengano eseguiti in ambito ospedaliero, permettendo ai medici abilitati di praticarli anche in altri centri sanitari e di cura ritenuti idonei.
Il nome della nuova norma non permette di comprendere il suo contenuto: “Legge che dà priorità ai pazienti nell’accesso alle cure”. E chi si oppone a curare un paziente? Sul sito ufficiale del governo del Massachusetts leggiamo, però, qualcosa di più chiaro: «Secondo la legge precedente, i medici erano tenuti a stabilire se le circostanze di una paziente rientrassero in un elenco ristretto di eccezioni previste dalla legge prima di praticare un aborto in una fase avanzata della gravidanza. La nuova legge sostituisce tale quadro normativo con uno standard che consente ai medici di esercitare il proprio giudizio professionale in conformità con gli standard di cura accettati, offrendo maggiore chiarezza agli operatori sanitari che assistono pazienti con esigenze mediche complesse».
Come commenta la deputata Christine Barber, promotrice del disegno di legge alla Camera (del Massachusetts): «La gravidanza è una situazione complessa e sono grata che la Camera abbia approvato questo disegno di legge per eliminare gli ostacoli e garantire la competenza medica come standard di cura. Tutto si riduce a una convinzione semplice ma fondamentale: le decisioni sull'aborto devono rimanere una questione tra la paziente e il suo medico. Nessun altro».
La notizia viene addolcita spiegandola come soluzione a casi estremi: «L'obiettivo della legge è garantire che le pazienti che si trovano ad affrontare diagnosi fetali devastanti, gravi complicazioni in gravidanza o altre complesse circostanze mediche possano ricevere cure tempestive senza inutili incertezze legali». Ma è lo stesso governo che afferma che i criteri più restrittivi, basati sulla salute e il pericolo di vita della madre, ora sono superati dalla nuova legge. L’obiettivo è consentire alle donne, che vogliono abortire anche in una fase avanzata della gravidanza, di farlo nel Massachusetts, senza doversi recare in altri Stati dove era già consentito, per garantire che: «un maggior numero di pazienti possa ricevere cure mediche appropriate (sic!) vicino a casa, offrendo al contempo ai medici la chiarezza necessaria per prendere le decisioni migliori per i loro pazienti. È un ulteriore passo avanti per garantire che il Massachusetts rimanga un luogo in cui i pazienti possano accedere all'assistenza sanitaria riproduttiva di alta qualità che meritano», come commenta il vicegovernatore democratico Kim Driscoll.
La governatrice democratica Maura Healey il 10 agosto ha firmato con entusiasmo la nuova legge, circondata da un pubblico tutto al femminile di dottoresse, personale sanitario, attiviste e volontarie. Viene considerata una vittoria per le donne. La stessa Healey viene descritta, nel sito istituzionale, come una donna politica che «si è costantemente impegnata a proteggere la libertà riproduttiva e a rafforzare l'accesso all'assistenza sanitaria riproduttiva. Da quando si è insediata, ha firmato una delle leggi più rigorose a livello nazionale a tutela di pazienti e operatori sanitari, ha garantito l'accesso all'aborto farmacologico e ha continuato a fare in modo che il Massachusetts rimanga un punto di riferimento nazionale nella protezione dei diritti riproduttivi».
Il politichese, fatto di espressioni quali “salute riproduttiva”, “assistenza sanitaria riproduttiva”, “standard di cura”, il tutto affogato in una ripetitiva invocazione di “complessità”, nascondono una realtà brutale: poter uccidere un bambino non ancora nato, anche oltre il sesto mese, come era consentito prima della nuova legge.
Ad oggi sono otto gli Stati negli Usa (Oregon, Colorado, New Mexico, Minnesota, Michigan, Maryland, New Jersey e Vermont), più il Distretto di Columbia (la capitale) che consentono l’aborto tardivo, senza definire limiti di età gestazionale. Ma altri Stati, fra cui sinora il Massachusetts, ma anche il New York, la California, la Pennsylvania, l’Ohio, l’Illinois, il Wisconsin e tanti altri, avevano portato molto avanti tale limite, fino alla 26ma settimana di gravidanza, oppure, come nel caso della Virginia “terzo trimestre” (dunque praticamente fino alla nascita). I loro governi locali, a guida democratica, hanno rimosso ogni limite come una sorta di “attacco preventivo”, durante la prima amministrazione Trump e soprattutto dopo la sentenza della Corte Suprema che nel 2022 aveva ribaltato, di fatto, il verdetto della causa Roe vs. Wade, (il precedente del 1973 che rese legale l’aborto a livello federale), passando il potere decisionale agli Stati.
I vescovi del Massachusetts non sono rimasti in silenzio. «Come vescovi cattolici, abbiamo la responsabilità morale di presentare e sostenere l'insegnamento cattolico e la sacra dignità, donata da Dio, di ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale» scriveva la Conferenza Cattolica del Massachusetts, quando il testo di legge era ancora approvato alla Camera, ma non ancora al Senato. «Che ci sia spazio nei nostri cuori per i più vulnerabili tra noi», si legge nella dichiarazione. «Che possiamo ricordare e mettere in pratica le parole del Signore: “Tutto ciò che fate a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo fate a me”».
Il problema è convincere la governatrice Healey, che è democratica. Ed è una cattolica molto “adulta”, come la definirebbe Romano Prodi. Era anche stata invitata dalla Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, nel maggio del 2024, per intervenire in una conferenza sul clima, intitolata “Dalla crisi climatica alla resilienza climatica”. In quell’occasione, la governatrice aveva anche incontrato personalmente Papa Francesco.

