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LEGA

Pontida, Salvini lancia il prossimo congresso per blindare la segreteria

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A Pontida, Matteo Salvini incontra il suo popolo e anticipa la sfida con gli avversari. A ottobre si terrà il congresso straordinario della Lega, dove chiederà il rinnovo della fiducia. I suoi avversari non hanno il tempo materiale per preparare un candidato alternativo per la segreteria. 

Politica 21_09_2026
Leghisti a Pontida (La Presse)

Sul pratone di Pontida, dove la Lega celebra ogni anno la propria identità e la propria storia, Matteo Salvini decide di rompere gli indugi. Il segretario convoca per ottobre un congresso straordinario e chiede alla sua base una nuova fiducia. Dopo mesi di tensioni con i governatori e con quella che è stata definita la “fronda nordista”, la sfida interna non resterà più sospesa: si farà una conta.

È la mossa politicamente più rilevante di questa Pontida. Salvini sembra aver scelto di anticipare i suoi avversari, portando rapidamente il confronto al voto degli iscritti. Una decisione che può essere letta anche come una scommessa sul fattore tempo: se il congresso si terrà già a ottobre, chi contesta la leadership avrà poche settimane per organizzare una candidatura alternativa, costruire una maggioranza e trasformare il malcontento dei territori in una vera sfida al segretario.

Sul prato, intanto, la Lega mostra ancora il suo volto militante. “Non passa lo straniero” campeggia sulle transenne, Alberto da Giussano domina il palco e diversi manifesti ricordano Umberto Bossi, più volte ringraziato durante gli interventi. “Grazie Umberto”, ma anche slogan contro l'Europa e il Green Deal. E non mancano i messaggi esplicitamente a sostegno di Salvini: “Non esiste altro leader all'infuori di te” e “Pontida non chiede un nome, grida Salvini”.

Il segretario viene accolto da un'ovazione di oltre cinque minuti e dal coro “C'è solo un capitano”. Lui risponde portandosi la mano sul cuore. Poco dopo, dal palco, ribadisce il punto centrale della sua linea: «La Lega vince solo se unita, forte e libera da Nord a Sud». È la risposta alle richieste di maggiore peso per i territori settentrionali e a chi vorrebbe ridimensionare la dimensione nazionale assunta dal partito negli anni della sua segreteria.

Salvini attacca anche i giornalisti che, a suo giudizio, hanno raccontato una Pontida vuota o una Lega in crisi: «Sciacquatevi la bocca quando parlate di Lega e Pontida», dice, accusando alcuni cronisti di essere «servi di un regime destinato a morire». Poi rilancia i temi sui quali vuole caratterizzare il partito nei prossimi mesi: sicurezza, immigrazione, fisco e pensioni. Sul palco chiede agli alleati il mandato per portare a 10 mila i militari impegnati nell'operazione Strade sicure e rilancia quota 64, flat tax e contributo delle banche. Sull'immigrazione e sull'islam politico alza ulteriormente i toni, chiedendo al centrodestra di dire no a nuove moschee e al burqa.

Ma il vero messaggio politico arriva alla fine. «Domani (oggi per chi legge, n.d.r.) convocherò il Consiglio federale della Lega e poi il Congresso straordinario della Lega a ottobre a cui chiederò la fiducia», annuncia. E aggiunge: «Ritorno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia». La sfida, dunque, è formalmente sulla sua leadership, ma inevitabilmente riguarda anche la linea e l'assetto futuro del partito.

Perché dall'altra parte del fronte interno le richieste non sono affatto rientrate. Luca Zaia non si propone come alternativa: «Il segretario c'è già», dice. Ma contemporaneamente ribadisce che la questione settentrionale deve tornare centrale. Il punto, per il governatore veneto, è che la Lega può avere una dimensione nazionale senza perdere il rapporto con il Nord, da cui nasce la sua storia politica. Attilio Fontana insiste invece sull'idea di una Lega più federale, nella quale i territori possano recuperare peso e autonomia. Una posizione che si intreccia con quella di altri dirigenti e amministratori settentrionali e che mette in discussione soprattutto l'equilibrio interno costruito negli ultimi anni.

Più sfumata la posizione di Giancarlo Giorgetti, che invita a non drammatizzare il confronto: «Nei partiti vivi c'è discussione, nei partiti morti non c'è discussione». È una fotografia di una Lega nella quale il conflitto, almeno per ora, resta dentro i confini del partito. Ed è proprio qui che si inserisce la mossa di Salvini. Il congresso di ottobre gli consente di trasformare l'accerchiamento in una sfida diretta, quando ancora gli avversari interni potrebbero non avere il tempo necessario per organizzarsi. Se otterrà la fiducia, potrà uscire dal congresso con una legittimazione rinnovata e affrontare da segretario la fase che porterà alle prossime elezioni politiche.

C'è poi un secondo elemento, strettamente politico e organizzativo. Chi guida il partito nella fase pre-elettorale ha un ruolo decisivo nella costruzione della campagna, nell'organizzazione territoriale e nella formazione delle liste. Non è detto che sia questo l'obiettivo dichiarato di Salvini, ma la tempistica del congresso gli permetterebbe, in caso di conferma, di accompagnare personalmente la Lega alle elezioni e di incidere sulle candidature parlamentari. Anche nell'ipotesi di un futuro nel quale gli equilibri del centrodestra dovessero cambiare, avere un gruppo parlamentare costruito durante la propria segreteria rappresenterebbe per Salvini una garanzia politica importante.

La scommessa è dunque chiara: non aspettare che il fronte interno si organizzi, ma costringerlo a uscire allo scoperto subito. Ottobre sarà la conta. Salvini punta sulla forza della base, sul consenso dei militanti e sul fattore tempo. Zaia, Fontana e gli altri esponenti del Nord dovranno decidere se trasformare le loro richieste in una vera alternativa oppure concentrarsi sulla ridefinizione della Lega senza mettere in discussione, almeno nell'immediato, il segretario.

Sul pratone di Pontida, tra i simboli di Bossi e i cori per Salvini, la partita è appena cominciata. Ma questa volta ha già una data cruciale: ottobre.